Caso Report, «Crisanti non può essere querelato per le sue ricerche»

Il professor Andrea Crisanti

Il Covesap e il prof Fulvio Ursini in difesa del microbiologo dell’Università di Padova 

VENEZIA. Non ci sarà il professor Andrea Crisanti domani 4 maggio in commissione Sanità, a palazzo Ferro Fini, a spiegare i suoi dubbi scientifici sull’efficacia dei tamponi rapidi nella prevenzione al Covid. I rappresentanti dell’opposizione restano convinti che la sede del dibattito sia il consiglio regionale, che inizia alle 15, ma sarà difficile che il presidente Zaia partecipi al dibattito.

Lui ci sarà alle 12, quando Sonia Brescacin aprirà i lavori con le audizioni dei 9 consulenti chiamati a spiegare nel dettaglio su quali basi siano stati adottati i provvedimenti per contrastare la pandemia. La trasmissione Report Rai 3 ha portato a galla l’altra faccia della medaglia, quella della sofferenza di chi a Montebelluna e nelle case di riposo ha visto la sanità al collasso, con il boom di ricoveri e decessi quando il Veneto era in zona gialla.

Il Covesap, il coordinamento della sanità pubblica con una nota firmata da 66 esponenti, scrive che la trasmissione Rai ha portato a galla l’anomalia veneta, di una «Zona Gialla conservata malgrado la situazione pandemica fosse fuori controllo. Di fronte a questa situazione, il Covesap condanna la denuncia per diffamazione al professor Crisanti presentata da Azienda Zero» in merito alla ricerca sull’esito dei tamponi rapidi. Il coordinamento esprime solidarietà al professor Crisanti e gli riconosce il ruolo fondamentale svolto fin dalle prime ore della lotta alla pandemia. «Non si può accettare che chi lavora al servizio della scienza possa essere oggetto di minacce e denunce a causa dei risultati dei propri studi», conclude la nota.

Sulla vicenda prende posizione per la seconda volta il professor Fulvio Ursini, decano del dipartimento di Chimica biologica, confluito nell’Istituto di medicina molecolare dell’ateneo di Padova. Dopo aver ribadito «stima e rispetto scientifico al professor Crisanti», il docente esprime «una forte perplessità per un fatto cui mai mi sarei aspettato di dover assistere. Mai, almeno in tempi moderni, si è visto che fare ricerca e presentare dati verificabili potesse suscitare in chicchessia una reazione che configuri un’azione diffamatoria. Mai mi sarei aspettato una simile mancanza di rispetto non solo di una persona, quanto dell’operare scientifico e accademico stesso. La libertà di pensiero non si può scindere dall’attività di ricerca». —

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