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Venti milioni portati all'estero: i 4 commercialisti di Galan a processo per riciclaggio

Sono accusati di aver portato all’estero nei paradisi fiscali quasi 20 milioni di euro. Nel tesoro anche un milione e mezzo elargito con lo scandalo delle tangenti: ecco la maxi inchiesta della Procura di Padova

PADOVA. Venti milioni di euro portati all’estero, in paradisi fiscali. E tra questi, c’era pure un milione e mezzo di euro frutto delle corruzioni consumate da Giancarlo Galan, l’ex presidente della Regione Veneto che, con lo scandalo Mose, aveva patteggiato 2 anni e 10 mesi.

La Procura di Padova - attraverso il pm Luisa Rossi - ha chiesto il processo per i commercialisti dell’ex presidente e ministro. Gli imputati sono quattro, tutti difesi dall’avvocato Enrico Ambrosetti del foro di Vicenza: Guido e Christian Penso, padre e figlio di 79 e 52 anni, e poi Paolo Venuti e la moglie Alessandra Farina, 64 e 62 anni. Sono i soci di PvP, studio di commercialisti che ha sede a Padova in passaggio Corner Piscopia. A tutti viene contestato il riciclaggio in concorso. L’udienza preliminare, che determinerà l’eventuale rinvio a giudizio, è fissata per il 4 giugno.


Nella richiesta firmata due mesi fa dal magistrato padovano, ai due Penso e a Venuti viene contestato di aver fatto sparire in conti elvetici - nello specifico presso la Banca Zarattini - una somma pari a 19.352.893 euro. Somma, questa, gestita dai tre per conto di Damiano Pipinato, titolare della Pipinato Calzature spa. I tre erano commercialisti e consulenti dell’imprenditore padovano, figura molto nota in città. Secondo la Procura, gli imputati avrebbero orchestrato azioni tali da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di quel denaro.

Non vengono tirati in ballo nel concorso all’evasione fiscale che - vista la prescrizione - è oggi considerata ancora rilevante dal 2000 al 2006, ma che in realtà continuava dal 1990 e che ha visto prendere la via della Svizzera decine di milioni di euro (e per cui Pipinato ha già pagato il suo debito con la giustizia). I tre si sarebbero adoperati ad acquisire, sempre per Pipinato, immobili a Dubai e pure una palazzina a Padova, in via Porciglia, attraverso la società panamense Cimeroy.

Ci sono poi gli affari legati a Galan, per cui Venuti - considerato il prestanome dell’ex presidente - aveva già patteggiato 2 anni. Ai due Penso e alla Farina viene contestato il riciclaggio per aver dirottato verso la Svizzera 1,5 milioni di euro ottenuti da Galan attraverso il ben noto sistema di corruzioni svelato dall’inchiesta sul Mose. 

Per farlo, Penso senior e figlio avevano utilizzato conti correnti esteri, spesso utilizzati come “conti passanti” per esigenze di vari clienti e per episodi di compensazione fra contanti ricevuti in Italia e accrediti in conti esteri. Conti, questi, gestiti dai loro fiduciari esteri - tra cui gli intermediari svizzeri Filippo San Martino (nipote della regina del Belgio, Paola di Liegi) e Bruno De Boccard - e intestati a delle società domiciliate in paradisi fiscali come Panama e Bahamas. --


 

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