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Risonanze e mammografi: «Strumenti troppo vecchi in Veneto»

Una risonanza magnetica di ultima generazione

La denuncia di Confindustria: negli ospedali apparecchi anche con più di 10 anni, macchinari obsoleti al limite dei parametri per un corretto utilizzo diagnostico 

VENEZIA. Apparecchiature sanitarie vetuste, con un’anzianità media che spesso supera, a volte di molto, i cinque anni indicati come limite di adeguatezza. Il report è firmato dall’Osservatorio parco installato di Confindustria dispositivi medici, secondo cui, nel nord Italia, il 73% dei macchinari Pet e il 52% delle risonanze magnetiche da 1. 5 T hanno più di cinque anni di età, mentre il 69% dei mammografi convenzionali ha persino superato il decennio, avendo un’età media superiore ai 13 anni. Insomma, sono diventate adolescenti, nonostante il periodo di adeguatezza si consideri terminare dopo cinque anni.

«In regioni particolarmente colpite dall’emergenza sanitaria, come il Veneto e la Lombardia, ritroviamo ancora apparecchiature obsolete, al limite dei parametri consentiti per un corretto utilizzo clinico» il commento senza appello di Aniello Aliberti, presidente di Elettromedicali e Servizi integrati.

E si dice preoccupato, per questo, Vittorio Miele, presidente della Società di Radiologia, a contatto quotidiano con gli strumenti in questione: «Noi radiologi ci troviamo a dover affrontare, con attrezzature non sempre all’avanguardia, diagnosi e trattamenti mininvasivi dei pazienti ospedalizzati e ambulatoriali, dovendo garantire livelli di qualità ai processi decisionali e terapeutici della moderna medicina» spiega Miele, prima di dettare le sue linee guida da seguire per il rinnovamento del “parco macchinari”. «Le attrezzature, nei primi cinque anni dall’installazione, riflettono lo stato aggiornato delle tecnologia. Tra i sei e i dieci anni, sono sufficientemente idonee per l’uso, se ci sono adeguati manutenzione e aggiornamento. Ma bisogna sostituire le apparecchiature di oltre dieci anni, perché non sono più rispondenti ai necessari criteri di massima efficienza ed efficacia».

Sarebbero da rottamare, dunque, l’11% delle risonanze magnetiche, il 33% delle pet e il 69% dei mammografi del nord Italia, tutti con più di dieci anni di onorata carriera alle spalle. A ottenere la promozione, in questo quadro, sono invece gli ecografi portatili utilizzati per l’uso complementare delle procedure chirurgiche e interventistiche (il 78% ha meno di cinque anni), i sistemi digitali ad arco per la chirurgia (il 66% è considerato ancora “giovane”) e l’82% degli apparecchi radiologici portatili.

L’analisi dell’Opi di Confindustria mostra dati piuttosto omogenei tra le diverse aree italiane, non risparmiando nessuna regione dalla dura critica e dalla necessità di rinnovamento. «Dietro ogni macchina devono esserci professionisti preparati, che garantiscano al paziente un’assistenza di qualità e le condizioni irrinunciabili di sicurezza. Ma è indispensabile, in una disciplina a incalzante evoluzione, programmare accuratamente il rinnovamento tecnologico» la conclusione di Miele. —

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