Crollo dei positivi ma ricoveri alti in Veneto: «Riaperture, non sia liberi tutti»

Vincenzo Baldo, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva all’università di Padova

Tremila infetti in meno dopo 40 giorni di stretta arancio-rosso. Baldo: «Serve senso di responsabilità»

VENEZIA. Il ritorno in zona gialla sarà accompagnato da tremila contagiati in meno rispetto al giorno che ci aveva portato alla stretta arancione (correva l’8 marzo) ma rispetto ad allora i ricoveri sono 366 in più. «Ma questo è il dato che cala a distanza maggiore, con il trend attuale apprezzeremo la diminuzione più avanti», spiega Vincenzo Baldo, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva all’università di Padova. In questi quaranta giorni di pandemia, i numeri sono stati un saliscendi che ci ha condotti prima in area rossa (il 15 marzo) e poi in arancione (il 6 aprile) e che da, lunedì 26 aprile, dovrebbe spalancarci le porte della zona gialla.

Precedenti allarmanti di febbraio


«Ma occorre prudenza, ogni giorno registriamo un migliaio di nuovi casi e gli ospedali stanno ancora soffrendo: sono dati che non ci consentono di abbassare la guardia». Insomma, guai a replicare le scene viste a febbraio, tra le piazze gremite a Padova e gli affollatissimi campi di Venezia. «Si sa che gli ambienti chiusi favoriscono la circolazione del virus, ma questo non significa che possiamo ammassarci all’aperto. La zona gialla non dev’essere un liberi tutti. Confidiamo nel senso di responsabilità delle persone venuto meno nel recente passato… », le parole di Baldo.

Contagi, ricoveri, vittime

Per frenare la pandemia è dovuto intervenire il Governo con una stretta. Nel frattempo, in questi 40 giorni a diverse tonalità, il Veneto ha contato 58.183 nuovi contagi e, soprattutto, piange 11.104 vittime. Allora i positivi erano 29.514, oggi sono 26.444: tremila in meno. «Questi dati non ci consentono di stare tranquilli, bisogna riprendere a vivere ma con tanta prudenza. La zona gialla è l’inizio di un nuovo periodo, da affrontare con attenzione, ci vuole un attimo a tornare al punto di partenza».

Davanti a noi c’è l’estate. Preceduta da una fase molto diversa rispetto al lockdown dell’anno scorso: «Però adesso conosciamo il virus e, soprattutto, abbiamo iniziato a vaccinare. Non so come andrà l’estate. Quello che posso dire è che difficilmente ne usciremo in tempi brevi, perché il virus colpisce tutte le fasce di età. Abbiamo messo in sicurezza gli anziani delle case di riposo e il personale sanitario, ma gli ospedali continuano a essere pieni. Il clima, certo, può aiutare, ma non azzardo previsioni».

Occhi puntati sulle scuole

Prima c’è un’altra partita da giocare, discretamente preoccupante: il ritorno a scuola dei ragazzi delle superiori al 100%. Un versante che Baldo, responsabile del progetto delle “scuole sentinella”, conosce bene: «Finora è rientrata solo metà dei ragazzi e le scuole sono iniziate da poco più di una settimana. Per avere il polso della situazione bisognerà attendere almeno il 26», vale a dire il giorno individuato per il ritorno alla scuola in presenza, il ritorno alla “normalità”. —


 

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