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Riaperture, il primario degli Infettivi: "Non sono contraria, ma ora serve il senso civico di tutti"

Il direttore dell'Unità operativa padovana Annamaria Cattelan si augura che il peggio sia passato. Punta su vaccinazioni e nuove cure: «Stiamo lavorando molto con i monoclonali che - se fatti in tempi adeguati, entro i primi 5 giorni -  danno un’ottima risposta»

PADOVA. È uno di quei medici che da più di un anno ormai coordina la prima linea di questa emergenza sanitaria all’interno dell’Azienda Ospedaliera. Ha vissuto le difficoltà di inizio pandemia, quando ancora non si poteva immaginare la gravità della situazione, i faticosi picchi delle varie ondate, quando si verificava un ricovero dietro l’altro, e ha tirato sospiri di sollievo tutte le volte che la curva dei contagi ha iniziato via via ad abbassarsi.

È Anna Maria Cattelan, primario del reparto di Malattie Infettive, che oggi insieme a tanti altri suoi colleghi si augura che il peggio sia passato.


Dottoressa Cattelan, il numero di contagi e ricoveri sta scendendo, cosa ne pensa?

«Sono contenta, è uno spiraglio di luce alla fine di un lungo tunnel. Speriamo duri».

A cosa sono dovuti secondo lei questi numeri in discesa?

«Stiamo usufruendo dei benefici del lockdown ma anche del vaccino. I grandi anziani oggi sono più tutelati».

Come vede le riaperture?

«Non sono né fautrice di chiusura né di apertura. Un prezzo lo si deve pagare. Sicuramente un’apertura accompagnata a un grande senso civico rappresenterebbe una cosa importante, anche per il futuro».

Com’è messo attualmente il suo reparto?

«Al momento abbiamo 10 posti liberi su 58 posti letto. Non sono occupati tutti da pazienti Covid ma anche da persone con altre patologie che hanno bisogno di isolamento e cure super specialistiche».

Ad esempio?

«Abbiamo 5 o 6 pazienti ricoverati per tubercolosi o AIDS, molti di più rispetto a qualche mese fa quando ne avevamo 1 o 2».

E come si spiega questo?

«Probabilmente prima arrivavano in ospedale proprio all’ultimo momento, quando l’infezione era da curare solo in ospedale, ora lo fanno prima».

Tornando ai pazienti Covid che fascia d’età prevale nel suo reparto oggi?

«Abbiamo ancora un range ampio. Ci sono pazienti molto anziani, anche di 90 anni, e qualcuno più giovane, anche di 40 anni».

Gli anziani ricoverati non hanno fatto il vaccino?

«No, magari sono pazienti con una storia clinica lunga, che vengono dalla rianimazione o da reparti di fisiopatologia respiratoria».

Non ricoverate più come una volta?

«Al Pronto Soccorso si registrano 3 o 4 ricoveri al giorno per Covid e ripeto gli anziani sono ben coperti».

Con gli anticorpi monoclonali come sta andando?

«Stiamo lavorando molto con i monoclonali che se fatti in tempi adeguati, entro i primi 5 giorni, danno un’ottima risposta».

A chi vengono somministrati?

«A chi ha dei fattori di rischio sottostanti come malattie cardiovascolari, immunodeficienza in generale, malattie polmonari croniche e altre patologie».

Quanti pazienti avete curato con i monoclonali?

«Più di una settantina di pazienti ormai. Stiamo avendo buona risposta anche nei pazienti con sclerosi multipla».

Ai pazienti ricoverati continuate a fare il plasma?

«Sì certamente, il plasma continua ad essere un aiuto importante».

Parlando invece di tamponi ne fate ancora molti?

«Assolutamente, a Malattie Infettive ne facciamo dai 250 ai 300 al giorno e riscontriamo che i positivi sono davvero molti meno rispetto a una volta».

Sono risultati positivi al Covid degli operatori sanitari, come sono stati gestiti?

«Parliamo di una decina di operatori del tutto asintomatici. Siccome non sappiamo ancora se possano trasmettere il virus o meno al momento si applica il protocollo standard quindi isolamento fino a tampone negativo».

Hanno contagiato altri nei reparti dove lavorano?

«No, non c’è stato nessun cluster». —

 

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