Ottavia Piccolo, sessant’anni di carriera e successi: «Venezia, ne amo la gente e la laguna»
 

L’attrice ripercorre la sua carriera: dagli inizi come bimba sordo-cieca in “Anna dei Miracoli” al teatro impegnato di oggi. Esce “Il sangue e la neve: memorandum teatrale su Anna Politkoskaja”, giornalista russa assassinata

VENEZIA. «Bella, vero? Amo questa foto. La troupe aveva fatto a mio figlio un vestito da Re Lear, come il mio. Quello spettacolo mi ha accompagnato nella vita: ho conosciuto Strehler che nel teatro mi ha insegnato tutto. In quegli anni sono morti i miei genitori, mi sono sposata, è nato Nicola». 
 
Ottavia Piccolo afferra con un sorriso dalla libreria la foto che la vede giovanissima, seduta accanto al figlio bambino, tra le poltrone rosse del Piccolo Teatro di Milano. Inizia così, con una foto, il racconto dei suoi 60 anni di una carriera, ricca di successi e di vita vera. Carica di energia, l’attrice parla dal suo studio affacciato sulla laguna di Venezia: una stanza nel bel palazzo razionalista dell’aeroporto Nicelli del Lido. Abita poco lontano: con il marito, il giornalista Claudio Rossoni, nel 2014 hanno deciso di diventare veneziani. 
 

Una vita a teatro:i sessant'anni di carriera di Ottavia Piccolo

 
innamorata del Lido
 
«Ci siamo innamorati del Lido una vita fa: avevo finito di girare un film in Francia, era agosto, avevamo il bambino piccolo e non avevamo organizzato le vacanze. Mio marito, che aveva lavorato a Venezia, ha pensato al Lido e abbiamo passato 15 meravigliosi giorni all’hotel Des Bains, anche se allora non volevano bambini in sala da pranzo e abbiamo dovuto sempre cenare in camera», ride, «Oggi scoppierebbe il finimondo».
 
E, intanto, tira fuori da un armadio la foto con la mamma nel giorno che – a 11 anni – le ha cambiato la vita: quando venne scelta da Luigi Squarzina per interpretare Helen Keller, bimba sordo-cieca di “Anna dei Miracoli”, con Anna Proclemer. «La mia era una famiglia semplice, mia madre amava il teatro, ma non c’era mai stata. Lesse che facevano un provino e mi portò, solo per vedere il Quirino e fui scelta».
 
Subito dopo, “Il Gattopardo” di Luchino Visconti: «Per me era un gioco, ero curiosissima del mondo del cinema, di come funzionava un set». Strehler, Ronconi, la palma d’oro a Cannes per la migliore interprete femminile con “Metello” di Bolognini. Televisione, cinema, teatro. E ancora teatro. In Italia e in Francia. Senza dimenticare il doppiaggio di Carrier Fisher, Principessa Leila di Star Wars. Un ricordo tira l’altro, in una carriera formidabile. 
 
Non solo ricordi
 
Non è però “solo” ai suoi 60 anni sul palco, ma anche al suo presente (e futuro) da attrice che porta in scena le contraddizioni, i drammi, le emergenze di oggi, che Rai 5 ha voluto rendere omaggio, con una rassegna dal titolo: “Ottavia Piccolo, il teatro e l’impegno”, con tre spettacoli che portano la firma del drammaturgo Stefano Massini. «Sono felice e onorata», dice Piccolo. 
 
L’incontro con Massini
 
Due «anime gemelle artistiche», lei e Massini: lui autore e lei interprete, a dare corpo, voce, sentimenti alle parole. L’incontro dopo una sorta di giovanile prova di coraggio dello scrittore: «Ero in tournée con la regia di Sergio Fantoni, quando in camerino – come spesso accade – trovo un plico con due storie, accompagnate da poche righe di Stefano: “Mi piacerebbe sapere che ne pensa. ..”. Aveva 25 anni. Sono rimasta folgorata dalla profondità delle sue parole. Ha la capacità di scrivere testi che attraversano la contemporaneità e sono universali, accompagnati da una certa leggerezza, che li rende comprensibili a tutti. Allora dissi subito a Fantoni: “Deve scrivere per me” ed è nato “Processo a Dio”».
 
Voci di donne, quelle su Rai 5. In “7 minuti” (quelli che un’azienda vuole togliere alla pausa pranzo delle dipendenti), Piccolo è Bianca: «Una popolana vera, forte, schietta, ma anche ferita. Una storia sulla perdita dei diritti, ma anche sulla condizione femminile, sulla crisi di rappresentanza in un mondo dove nessuno più vuole delegare, ma così è più debole; sullo scontro generazionale. Devo ringraziare per primo Alessandro Gassmann che volle metterlo in scena quando era direttore del Teatro Stabile del Veneto».
 
Poi “Occident Express”: «Anche questo spettacolo nasce da una storia vera. Qui sono Haifa, una nonna in fuga da Mosul: 5 mila chilometri a piedi per salvare la vita della nipote dalla guerra. Attraverso di lei abbiamo deciso di raccontare i sentimenti, i pensieri, le necessità di chi è costretto a fuggire: per questo in scena non ho il velo e non porto abiti riconducibili a un’area geografica. Nel video per la Rai l’unico riferimento è in un inserto realizzato con i bellissimi disegni di Simone Massi. Ho associato Haifa alle donne tra Otto e Novecento, che con il fazzoletto nero in testa e una valigia in mano sono andate in Belgio, Germania, America, Australia... Ci si immagina quanta disperazione e forza avevano? ».
 
Oggi, sabato 17 aprile, sarà la volta di “Il sangue e la neve: memorandum teatrale su Anna Politkoskaja”, giornalista russa assassinata per le sue denunce sui diritti violati.
 
Il grande affetto
 
In un anno nero per tutti, Ottavia Piccolo – a 71 anni, «felicissima neo-vaccinata» – quasi si scusa: «Il pensiero va a tutte le persone in difficoltà e al mondo dello spettacolo paralizzato, ma devo ammettere che sto camminando a 10 centimetri da terra per l’enorme riscontro di affetto, che sto ricevendo. Raccolgo i frutti di 60 anni di lavoro. Il testo, le regie, le musiche, i video: devo ringraziare tutti e Rai 5».
 
La vera bellezza
 
E poi c’è Venezia, la città nella quale vive e per la quale combatte: si tratti di dare voce ai residenti o ai no grandi-navi. E che è anche il presente artistico di Ottavia: «Stiamo girando un documentario di Simone Marcelli dal titolo “Lo sguardo su Venezia”, che racconta i luoghi della nascita del mito della città. Interpreto una sorta di Virgilio».
 
Ed ecco l’Ottavia-veneziana: «Il problema è far tornare i residenti. In quale altra città si può dare così spazio alla bellezza e ai nuovi lavori che si possono fare in smart working? Abbiamo due magnifiche università: accogliamo i giovani, diamo loro occasione di restare. Il turismo è indispensabile e spero di tornare presto alla normalità: vedere la città vuota è deprimente, ma è così perché non c’è nient’altro che turismo, non si può tornare al caos di prima. La bellezza di Venezia? La sua gente e la sua laguna». —
 
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