Diseguaglianze da combattere per scongiurare i conflitti

Tra i molti danni che la pandemia da Covid-19 ha inflitto al mondo e all’Italia non ultimo è la crescita delle diseguaglianze che già erano consistenti. Secondo l’Istat lo scorso anno i poveri sono cresciuti di un milione. Le famiglie italiane in povertà assoluta sono passate dal 4,9% del totale nel 2019 al 6% nel 2020. Fra le famiglie di stranieri che vivono nel nostro Paese quelle in povertà assoluta sono salite dal 22% al 25,7%. E i dati del 2021 saranno peggiori. Va notato che le diseguaglianze non sono fenomeno solo italiano. Negli Usa erano molto forti già prima della pandemia, che le ha ulteriormente gonfiate. Per non parlare delle nazioni che sono arretrate, nelle quali i divari tra ricchi e poveri sono spesso terrificanti.

Molte sono le ragioni per cui bisogna preoccuparsi. Non solo quelle relative alle tensioni sociali e politiche cui possono dar vita. Il mancato accesso a buoni livelli di istruzione porta a uno spreco di risorse umane che danneggia la possibile crescita economica di tutti. Combattere le diseguaglianze, per altro, non significa immaginare utopisticamente un mondo in cui tutti siano eguali. Prescindendo dal luogo di nascita i talenti di cui gli uomini sono dotati, come ci ha insegnato il Vangelo, non sono eguali per tutti.


Cosa allora bisogna fare per ridurre le diseguaglianze e arrivare a un mondo nel quale il benessere sia sufficientemente diffuso? Il primo passo è ovviamente relativo all’istruzione. Troppe scuole non educano a valori validi e non riescono ad aprire i cervelli degli studenti in modo che, oltre ad apprendere ad usare le nuove tecnologie in continua evoluzione, diano capacità di discernimento che consentano loro di evitare trappole intellettuali. Troppi Stati del terzo mondo non riescono nemmeno a dar accesso a un minimo di educazione per tutti.

Nei Paesi avanzati come il nostro, può sembrare strano, ma ci sono studi che mostrano esserci un rapporto tra remunerazione dei docenti e apprendimento degli studenti. Vanno approfonditi e, se fondati, si devono destinare nuove risorse alle scuole. Occorre, poi, dar lavoro a tutti e, per quelli sopra una certa età, è opportuna una buona pensione. Il reddito di cittadinanza va rivisto rendendo obbligatorio per chi lo percepisce lo svolgimento di un’attività sociale, dalla cura del verde a quella degli anziani.

Uno dei problemi di fondo è quello del sistema capitalistico occidentale (e forse anche di quello cinese) che cerca di abbassare i compensi dei lavoratori e alzare quelli degli azionisti. Rendere obbligatoria la partecipazione alla gestione e agli utili di tutti in un’azienda sopra una minima dimensione ridurrebbe le diseguaglianze. Ovviamente si possono immaginare altre soluzioni, ma quello che importa è la volontà di cambiare il sistema. L’alternativa, infatti, come sopra accennato, è fatta di conflitti sociali e politici che potrebbero distruggere tutto. —

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