Il difficile reinserimento dei dipendenti rimpatriati

Il report

«Rimpatrio» è una parola delicata quando riguarda il ritorno nella sede italiana di un lavoratore che un’azienda del Nordest ha inviato per anni in una propria filiale o consociata estera, affidandogli una missione da compiere. Perché, in seguito a lunghi percorsi lontano da casa, non sempre questi ritorni preludono a facili reinserimenti. Sull’ostico rimpatrio di manager de-localizzati in terra straniera si incentra uno dei capitoli più interessanti e originali del dossier sulla nuova emigrazione appena ultimato da un’equipe di Veneto Lavoro. Il report sarà presentato nel corso di un apposito webinar in programma oggi, venerdì 16 aprile con inizio alle 10, e con possibilità di iscriversi su venetinelmondo@venetolavoro.it.


I rimpatri sono più facilmente assorbiti se riguardano dipendenti giovani, inviati all’estero per periodi brevi. Diverse sono invece le prospettive per manager e tecnici il cui impegno all’estero può prolungarsi per anni. Il report di Veneto Lavoro ci racconta di reinserimenti difficili, a volte impossibili, generati dalle alte aspettative del dipendente che rientra chiedendo di vedere riconosciuto nella qualifica e nella retribuzione il valore dell’esperienza all’estero. Il problema è così ricorrente che le aziende sempre più si attrezzano per trovare manager originari del Paese in cui delocalizzano. —



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