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L’ex presidente delle Ville Venete e Shell dietro al maxi parco fotovoltaico di Loreo

Prosegue la mobilitazione di Coldiretti: petizione popolare per lo stop. Anche la Cia chiede alla Regione Veneto di fermare il piano 

Ex presidente dell’Istituto regionale Ville Venete, ente che ha guidato dal 1996 al 2005, l’ingegner Luciano Zerbinati è un professionista stimato ma anche un riconosciuto collezionista d’arte e proprietario della splendida Villa Morosini di Polesella.

La dimora che ha ospitato il Doge Francesco Morosini si staglia lungo l’argine sinistro del fiume Po ed è uno dei complessi monumentali più belli del Polesine. A una quarantina di chilometri da Villa Morosini, sullo stesso argine sinistro del Po, c’è l’area di 50 ettari dove sorgerà il maxi parco fotovoltaico di Loreo che, dopo il via libera della Conferenza dei servizi regionali, sta creando scompiglio nella granitica amministrazione guidata da Luca Zaia.



L’INTRECCIO

Il parco agri-fotovoltaico grande come 75 campi da calcio sorgerà per iniziativa della Marco Polo Solar 2, società con un capitale sociale di 10mila euro con sede legale a Rovigo, nata nel 2018 per occuparsi di «costruzione, compravendita e gestione di impianti destinati alla produzione elettrica da fonti rinnovabili».

Amministratore unico è proprio l’ingegner Zerbinati che detiene anche la maggioranza delle quote sociali. In comune con gli altri cinque soci della Marco Polo Solar 2 vede, però, un diritto di pegno sulle proprie azioni che porta dritto nei Paesi Bassi.

Sulle azioni di Zerbinati, infatti, c’è un pegno in favore della Shell Gas & Power Developments BV, ovvero il colosso petrolifero anglo-olandese. Lo stesso vale per gli altri soci: Michele Ghirardini, Giorgio Rossi, Giovanni Cis, Emma Marina Bernardinelli e Monica Canato. Dietro all’operazione che agita la giunta regionale c’è quindi l’interesse di Shell che, come annunciato nel 2019, vuole diventare un fornitore di elettricità e gas per clienti domestici. E per fare questo ha puntato anche sull’Italia, pronta a investire in fonti rinnovabili, fotovoltaico soprattutto.

L’ITER

Sia ben chiaro, progetto del tutto lecito e anche con le carte in regola a quanto pare. Visto che dopo i rilievi della Soprintendenza è arrivato il via libera della Conferenza dei servizi regionale. Al massimo verrebbe da chiedersi se l’ingegner Zerbinati avrebbe mai accetto un maxi campo fotovoltaico vicino alla sua Villa Morosini. Ma questa è un’altra storia, e non rileva in alcun modo sul fatto che il piano della Marco Polo Solar 2 abbia le carte in regola.

Nel frattempo, da Rovigo fino a Belluno, cresce la mobilitazione del fronte del no guidato da Coldiretti Veneto che registra la petizione promossa dal comitato civico “Mamme zero consumo suolo”. Il movimento guidato da Elisabetta Russo, professoressa rodigina, sta raccogliendo consensi in tutta la regione. La docente, rivoltasi a Coldiretti, si è proposta come animatrice di una petizione di cittadini che sostengono la battaglia degli agricoltori contro il fotovoltaico a terra: da ieri i mercati di Campagna Amica sono diventati punti di sottoscrizione.



IL FRONTE SI ALLARGA

«Stop al progetto del mega impianto fotovoltaico di Loreo. Se andasse a buon fine, a cascata il Polesine, e tutto il Veneto, perderebbe almeno altri 200 ettari di terreni agricoli. Come se l’equivalente di 250 campi da calcio venisse sottratto all’agricoltura», sottolinea il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini. «Nella nostra regione sono già state depositate decine di altre richieste di operazioni simili a quella di Loreo, va stoppato l’iter prima che sia troppo tardi».

FIBRILLAZIONI

In attesa di capire se, in vista del passaggio definitivo per il via libera in Regione, la maggioranza veneta proverà a metterci una pezza (una moratoria?), il Pd torna all’attacco anche alla luce dei nuovi progetti in rampa di lancio nella Marca. «Sì al fotovoltaico, ma no al consumo di suolo» afferma Matteo Favero, responsabile Ambiente e Agricoltura del Pd Provincia di Treviso.

«Anche nella provincia di Treviso diciamo no a nuovi impianti di fotovoltaico su suolo agricolo, come nel caso ipotizzato a Casier. Diciamo sì alle rinnovabili su superfici già occupate dal cemento o in disuso». —

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