In Veneto arriva J&J, vaccino senza richiami

Il direttore della sanità Flor: «Entro venerdì 16 aprile attendiamo da 12 a 15 mila dosi, saranno destinate ad over 80 e soggetti fragili»

VENEZIA. Sospirati come la manna dal cielo (non fosse altro per l’ingente quantità promessa) i vaccini realizzati dalla casa statunitense Johnson & Johnson sono attesi nel Veneto in settimana. «Tra giovedì e venerdì prevediamo l’arrivo di una fornitura compresa tra le 12 e le 15 mila dosi», conferma Luciano Flor, il direttore della sanità regionale «si tratta di un prodotto monodose che ci consentirà di dimezzare le procedure di somministrazione rispetto alla campagna in corso. L’utilizzo? Sarà destinato alle fasce di popolazione a maggiore rischio - over ottanta, soggetti fragili, disabili - e in parallelo a scalare le coorti successive, a partire dai settanta/sessantenni».

Già. A differenza degli antidoti fin qui adottati - Pfizer, AstraZeneca, Moderna - il vaccino all’orizzonte, che in Europa è denominato Janssen, non prevede richiamo. La sua piattaforma, simile a quella adottata da Astra, utilizza un adenovirus del raffreddore, modificato (e reso incapace di infettare) per contenere il gene di produzione della proteina Spike del Covid, che stimolerà il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici e attivare le cellule T (globuli bianchi) in grado di bersagliarla.

Che altro? Dal sito di J&J si apprende che l’efficacia dichiarata del vaccino è pari all’85% dei casi che richiedono ricovero in ospedale e al 100% degli episodi potenzialmente mortali; lo sviluppo anticorpale ha inizio sette giorni dopo l’inoculazione e raggiunge il grado massimo dell’efficacia in un mese. Non vi sono limiti d’età e gli studi pubblicati ne documentano l’efficacia rispetto alle varianti più diffuse.

Le similitudini con AstraZeneca, si diceva: successivamente all’autorizzazione in ambito Ue, la stessa Ema ha avviato «una revisione del segnale di sicurezza» alla luce dei «rari casi di trombosi successivi alla vaccinazione registrati negli Stati Uniti». Al riguardo, l’agenzia americana Fda riconosce che «l’indagine sui casi è in corso» pur se «al momento non è emerso alcun nesso causale tra gli eventi».

Tant’è. Se tempi e quantità di consegna saranno rispettati, da qui alla fine di aprile la sanità del Veneto potrà contare complessivamente su 150 mila dosi settimanali. «Ci bastano a malapena per cinque giorni, abbiamo allestito una macchina da guerra ed è costretta a procedere con il freno tirato», è la lamentazione quotidiana del governatore Luca Zaia, lesto a raccomandare ai manager delle Ulss «tolleranza zero» verso gli immancabili furbetti del vaccino in agguato. —


 

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