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Recovery Fund, Zaia a  Draghi. «Usciamo dalla logica del monopattino»

Il confronto tra il premier e le Regioni sull’impiego delle risorse europee tra «legittime istanze del Nord» e frecciata leghista all’eredità grillina 

IL CONFRONTO

Non è stato propriamente un minuetto il confronto tra premier e Regioni sul versante delicato del Recovery Fund, autentico banco di prova del governo Draghi e opportunità decisiva di rilancio a fronte di un Paese stremato dalla lunga stagione del Covid. Una discussione a più voci, allora, con Luca Zaia protagonista di un intervento dai toni decisi e a tratti graffianti.


Definiti «anacronistici» i 21 criteri epidemiologici fin qui adottati per sancire chiusure e riaperture, il rappresentante del Veneto ha evocato un graduale riavvio delle attività economiche, indicando nel 30 aprile «un punto di svolta, oltre il quale potremo non pensare più alle restrizioni ma al giro di boa, ad un lavoro di convivenza con il virus, anche perché avremo i vaccini che sono andati avanti». Ma è stato l’utilizzo delle risorse europee, dalla fase progettuale alla gestione degli investimenti, ad infiammare il confronto.

«Ascoltate le legittime istanze del Sud mi sono fatto portavoce delle legittime istanze del Nord», riferisce Zaia «e ho invitato il presidente del Consiglio a valersi delle amministrazioni regionali come braccio operativo di una gestione che, concepita in chiave tradizionale e centralista, avrebbe un respiro corto».

«Se oggi lei ed io progettassimo un ospedale con metodi ordinari, non vivremmo abbastanza per vederlo realizzato», l’immagine adottata «Servono strumenti commissariali e corsie preferenziali scandite da cronoprogrammi trasparenti». Poi, l’affondo: «C’è una parte del Paese che intravede in questi fondi l’opportunità di proseguire una politica di assistenza che grava sul debito pubblico. È la logica del monopattino, dobbiamo lasciarcela alle spalle», la frecciata al controverso bonus di grillina memoria; «La via maestra? Finanziare il rilancio delle imprese per creare occupazione e reddito così da rianimare il Pil. Se non ci riusciamo, qui finisce male». —


 

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