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«Dico ai miei autisti di non farla, l'A4 tra San Donà e Portogruaro per me è la strada della morte»

Code in A4 tra Cessalto e San Stino e, in alto, Nazzareno Ortoncelli, camionista e presidente della Federazione Trasporti di Confartigianato

Parla Nazzareno Ortoncelli, titolare di un’azienda del settore e presidente della Federazione Trasporti di Confartigianato

PORTOGRUARO. «L’A4 tra San Donà e Portogruaro è la strada della morte. È molto più pericolosa di quanto possa sembrare». Nazzareno Ortoncelli, 60 anni, di Torre di Mosto, è titolare di un’azienda di autotrasporto che, oltre a lui, annovera tre autisti. È presidente della Federazione Trasporti di Confartigianato Metropolitana.

Lei da autotrasportatore si troverà a transitare spesso sul tratto di A4 del Veneto Orientale.

«In realtà la imbocco solo quando sono obbligato, altrimenti la evito e percorro le statali alternative. Anche i miei autisti hanno l’ordine di non farla perché è la strada della morte, da quanto è pericolosa. Quando per qualche motivo di necessità mi tocca percorrerla, controllo sempre la situazione sull’App di Autovie prima di salire sul camion. Poi, purtroppo, può sempre succedere di rimanere intrappolato in qualche intasamento o coda per un incidente. In quel caso il rischio è di rimanere bloccato in autostrada anche per 5 o 6 ore».

L’A4 si estende da Torino a Trieste, qual è il tratto più pericoloso?

«Sicuramente il tratto più brutto è tra San Donà e Portogruaro. Soprattutto quando ci sono dei lavori, lo scambio di corsia è stretto e pericoloso».

Quali sono i maggiori fattori di rischio?

«Sono diverse le concause alla base di tutti questi incidenti mortali, che non dimentichiamolo sono morti sul lavoro. La prima cosa è la distrazione, soprattutto quella dovuta al cellulare. Poi c’è il traffico, per cui è importante mantenere le distanze di sicurezza. Il problema è che non sempre si riesce a mantenerle, quando ci si trova nel tira e molla delle code. Ti trovi a una distanza sufficiente dal mezzo precedente, ma poi devi frenare di colpo e, un po’ per il carico, un po’ per la distrazione, il camion non si arresta in tempo. Negli incidenti purtroppo c’è sempre una componente di concausa e fatalità».

Sull’A4 nel Veneto orientale c’è pure il problema dei restringimenti. Si passa da tratti a tre corsie ad altri, come tra San Donà e Portogruaro, dove le corsie sono due.

«Se guardiamo le statistiche, ci accorgiamo che il maggior numero di incidenti avvengono proprio tra San Donà e Portogruaro, il che è dovuto al restringimento. I camion si ritrovano tutti in fila. Poi capita che ti trovi davanti qualche auto o camion che s’immette in autostrada a Cessalto, San Stino o Portogruaro. Non si può superare, perché c’è il divieto di sorpasso. Quindi l’autista frena e, a poco a poco, finisce per crearsi il rallentamento, se non la coda. E, quando c’è una coda, basta un attimo di distrazione dell’ultimo camion che sopraggiunge, perché si verifichi un incidente».

Al di là del completamento della terza corsia, quali altre contromisure si possono attuare?

«Un aspetto importante riguarda l’ammodernamento tecnologico dei mezzi. Tutti i camion dovrebbero essere dotati del pacchetto di sicurezza che, tra le altre strumentazioni, prevede anche che il camion freni da solo, se rileva davanti la presenza di un ostacolo. È lo stesso dispositivo già in dotazione alle auto. Da circa 5 anni il pacchetto sicurezza è montato obbligatoriamente sui camion. Ma i mezzi pesanti hanno una vita media di 8-10 anni, per cui quelli un po’ datati ancora non lo hanno. L’evoluzione dei mezzi in fatto di sistemi di sicurezza andrebbe finanziata con l’erogazione di contributi nel breve tempo. Per esempio inserendo i relativi finanziamenti nel Piano per l’evoluzione tecnologica dei mezzi di lavoro delle aziende. In questo momento per gli imprenditori è difficile investire perché mancano i soldi. Se ci fosse la possibilità di accesso immediato a questi contributi, l’erogazione consentirebbe l’applicazione rapida di questi sistemi di sicurezza per la guida, contribuendo a salvare molte vite sulle strade». —

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