Covid Veneto: restrizioni e vaccinazioni funzionano, ora seguire la prudenza inglese

Gravità e letalità della pandemia sono scese in maniera percettibile a partire dalla seconda metà di marzo. I contagiati sono più giovani 

PADOVA. Grazie alle restrizioni natalizie, nelle prime settimane del 2021 l’incidenza del Covid-19 nel Veneto è fortemente diminuita, passando da 500 contagi settimanali per 100 mila abitanti di inizio gennaio a poco più di 80 contagi ogni 100 mila abitanti di metà febbraio. Successivamente, a causa dell’allentamento delle restrizioni, ma soprattutto a causa della più contagiosa e pericolosa variante inglese, i nuovi positivi hanno ripreso ad aumentare, triplicando nel breve giro di un mese, superando a metà marzo la soglia di 250 casi settimanali per 100 mila abitanti. Al di sopra di tale soglia, secondo le nuove regole ministeriali, il 15 marzo Veneto si è colorato automaticamente di rosso.

Le nuove restrizioni, assieme alla crescente presenza di immunizzati (perché guariti o vaccinati), hanno bloccato un’ulteriore impennata dell’epidemia, che nel Veneto fortunatamente non ha raggiunto la dimensione della seconda ondata. A partire dagli ultimi giorni di marzo, il numero di nuovi casi è iniziato a diminuire, scendendo sotto i 250 mila casi settimanali per 100 mila abitanti. È per questo che il Veneto il 6 aprile è ritornato arancione.


L’effetto dei vaccini nel Veneto si vede osservando come si sono modificate gravità e letalità del Covid-19. Nella seconda metà di marzo, proprio quando il numero di anziani vaccinati iniziava ad aumentare in misura significativa, iniziano a diminuire sia il rapporto fra decessi e nuovi positivi identificati venti giorni prima, sia il rapporto fra nuovi ricoveri in rianimazione e nuovi positivi identificati dieci giorni prima. Ad esempio, la letalità (rapporto fra decessi e nuovi positivi sintomatici venti giorni prima) fra metà febbraio e inizio aprile è diminuita di un terzo, da 1,5 a 1%. In questo breve lasso di tempo, le metodologie di cura non possono essere così rapidamente migliorate, né l’aggressività della malattia può essersi così rapidamente ridotta. Quindi, la riduzione della letalità potrebbe essere dovuta alla sempre minore età dei contagiati, poiché i più giovani sviluppano più spesso forme più lievi della malattia, quando non sono addirittura asintomatici.

Le buone notizie sono tre. In primo luogo, restrizioni e vaccinazioni stanno riducendo il numero di nuovi positivi. Inoltre, la strategia di vaccinare per primi i soggetti più a rischio di sviluppare forme gravi si è dimostrata efficace. Infine, il calo della pressione ospedaliera potrà liberare risorse per l’attività di prevenzione al Covid-19 e per l’assistenza sanitaria ordinaria.

Bisogna quindi proseguire su questa strada. La campagna di vaccinazione va rapidamente completata, rispettando in primo luogo il criterio dell’età, perché in questo modo la letalità del Covid-19 diverrà sempre più vicina a quella di una normale influenza. Nel frattempo, però, non le restrizioni non possono essere troppo allentate. La strada da seguire è quella del Regno Unito che solo ora – con mortalità per Covid-19 quasi ridotta a zero e con più di metà degli abitanti vaccinati almeno con la prima dose – sta iniziando con grande prudenza ad aprire negozi, bar ristoranti e luoghi di aggregazione. Sempre seguendo la strada tracciata dagli inglesi, utilizziamo lo spazio di libertà garantito da restrizioni e vaccini per riaprire le scuole e – aggiungiamo noi – per riaprire con prudenza i luoghi ad accesso limitato e controllato e che possono facilmente garantire il distanziamento, come musei, teatri, cinema, piscine e palestre. Così, fra poche settimane, quando i contagi saranno drasticamente ridotti, potremo riaprire tutto il resto, senza essere poi costretti a richiudere di nuovo. E potremo ritornare ad abbracciarci. —




 

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