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Il Pd : «In Veneto troppa confusione sui vaccini. Cup delle Usl e prenotazioni on line in tilt»

Possamai: Zaia ammetta le difficoltà organizzative. Camani: 58 ambulatori sono pochi, il ministero ne ha censiti 165

PADOVA. Il Pd non ci sta e dopo la risoluzione bipartisan con la Lega sul Recovery Plan va all’attacco di Zaia sulla campagna vaccini, un “capolavoro di confusione che ha mandato in frantumi l’efficienza della sanità veneta”, dice il capogruppo Giacomo Possamai. Un caos coperto dagli spot quotidiani del presidente nel suo consueto punto stampa a Marghera, che crea solo aspettative non corrisposte dalla realtà dei fatti, mentre il Veneto da quando ha eliminato l’obbligatorietà di alcune profilassi ha spalancato le porte ai “no-vax” aggiunge Vanessa Camani. Che poi solleva la vera questione: come mai Zaia ha organizzato 58 punti vaccinali mentre sul portale del ministero della Salute ne compaiono addirittura 165?

I dati del ministero


Un vero mistero che fa capire come il coordinamento sia tutt’altro che perfetto. Valga per tutti l’esempio della casa di cura di Abano Terme: è una struttura dotata di pronto soccorso indicata nell’elenco dello staff di Speranza ma non effettua vaccini perché non coinvolta dalla Usl 6. C’è tempo per rimediare? Pare di sì. A patto che funzioni il coordinamento tra Venezia e Roma. «Sia chiaro, i 58 ambulatori sono pochi: Padova, Treviso e Verona con un target di 800 mila persone a testa possono contare solo su 6-7 strutture per provincia con gravi disagi per gli anziani che si devono spostare per 20-30 km e poi attendere ore in coda», dice la Camani.

Il coro di critiche è unanime e si allarga a Francesca Zottis e Anna Maria Bigon che mette sul tappeto una proposta concreta: il Veneto eroghi i contributi alle case di riposo e alle scuole paritarie sulla base del rating dei vaccini anche non obbligatori effettuati dal personale. Chi offre più sicurezza sanitaria ha diritto a maggiori risorse. Questione che verrà risolta appena la ministra Cartabia presenterà il provvedimento che obbliga il personale sanitario a vaccinarsi contro il Covid, dopo la sentenza del tribunale di Belluno che ha respinto i ricorsi degli infermieri “no vax”.

Parte l’attacco diretto

Perché il Pd va all’attacco di Zaia? I centralini sono roventi dalle proteste e Giacomo Possamai rincara la dose: «Il presidente Zaia dica la verità, le cose non vanno affatto bene: il Veneto è a fondo classifica per dosi somministrate e la macchina organizzativa non funziona affatto nelle prenotazioni: è difficile accedere ai numeri verdi delle Usl, i Cup vanno in tilt e ci sono diversità nella convocazione perché non esiste un coordinamento regionale. Ciò genera confusione e siamo in ritardo nel patto con i medici di base: l’accordo stipulato è sulla parte economica, mentre su quella operativa ogni Usl deve arrangiarsi», conclude Possamai.

I diktat di Azienda zero

E per dire pane al pane e vino al vino Vanessa Camani aggiunge che se proprio bisogna indicare al premier Draghi un presidente di Regione in ritardo, allora non resta che chiamarlo per nome: Luca Zaia. Ciò che non torna è la riorganizzazione a piramide di Azienda Zero, che ha sacrificato sia lo Iov trasferito a Castelfranco che l’ospedale di Camposampiero, mentre Cittadella ha salvato i propri reparti perché resta un baluardo della Lega, spiega la consigliera regionale del Pd.

Sindaci non coinvolti

Francesca Zottis propone invece di rivedere la collaborazione con i sindaci che vanno coinvolti «a monte del processo e non all’ultimo giorno utile, trasformandoli in postini con l’obbligo di consegnare centinaia di lettere in poche ore. Così si mette in difficoltà tutta la catena decisionale, che spalanca le porte a una conflittualità estrema tra le categorie deboli da proteggere con priorità».

Centomila a domicilio

Anna Maria Bigon, vicepresidente della commissione Sanità, è tornata sulla lentezza delle vaccinazioni: «Abbiamo 1.300 persone impegnate, se fosse stato fatto prima e meglio l’accordo con i 3.300 medici di base, saremmo in una situazione migliore. Ci sono 100 mila persone fragili a domicilio che avremmo potuto vaccinare in un mese e invece non si riesce ad assicurare loro la prestazione».

Ultime bordate sempre da Vanessa Camani, che ha sottolineato come il target 1 del personale sanitario non sia stato raggiunto. Si tratta di 185 mila persone e i ritardi riguardano una «parte significativa di operatori delle case di riposo che non hanno ricevuto la dose, sia nel pubblico che nel privato». Quanto poi alla “grana” degli amministrativi, in primis i dipendenti del Comune di Padova, «Zaia ha fatto retromarcia per evitare una figuraccia a livello nazionale. Ora per vaccinare le attività turistiche bisogna cambiare passo». —

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