Scandalo Mose, sequestri per 1,2 milioni di euro agli eredi di Giovanni Mazzacurati

Giancarlo Galan e Giovanni Mazzacurati, due protagonisti dello scandalo Mose

La guardia di finanza ha ottenuto il pignoramento di beni e disponibilità per un ammontare di oltre 1,2 milioni di euro, tra denaro liquido, quote societarie, crediti presso terzi e quote di pensione. L'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova era stato condannato per il danno erariale arrecato al Provveditorato interregionale delle opere pubbliche per il Triveneto connesso al sistema di tangenti erogate a 8 pubblici ufficiali

VENEZIA. La Procura regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per il Veneto, con la collaborazione del Comando provinciale della guardia di finanza di Venezia, ha ottenuto dalla locale sezione giurisdizionale il pignoramento di beni e disponibilità per un ammontare di oltre 1,2 milioni di euro – tra denaro liquido, quote societarie, crediti presso terzi e quote di pensione – nei confronti degli eredi dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati.
 
L’ingegner Mazzacurati era stato infatti condannato per il danno erariale arrecato al Provveditorato interregionale delle opere pubbliche per il Triveneto connesso al sistema di tangenti erogate a 8 pubblici ufficiali implicati.
 
Parallelamente, è stato instaurata dalla stessa Procura contabile un’azione revocatoria su altri beni già di proprietà dei soggetti coinvolti ed alienati nel quinquennio antecedente alla condanna erariale, per un valore di circa 2, 5 milioni di euro.
 
I provvedimenti costituiscono l’ultimo atto delle azioni di responsabilità per danno erariale promosse dalla Procura Regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per il Veneto in relazione alle indagini penali concernenti la realizzazione del Mose, che avevano permesso di individuare un articolato sistema finalizzato alla creazione di fondi neri, mediante l’emissione/utilizzo di fatture per operazioni inesistenti afferenti ai materiali necessari per la costruzione dell’opera, attuato per alimentare un vasto apparato corruttivo nei confronti di pubblici funzionari di ogni ordine e grado e di finanziare illecitamente le campagne elettorali di esponenti politici.
 
Le disponibilità oggetto di pignoramento e dell’azione revocatoria sono state individuate dai militari del nucleo di polizia economico finanziaria di Venezia che, su delega del procuratore regionale della Corte dei Conti,  Paolo Evangelista, hanno effettuato approfonditi accertamenti patrimoniali e bancari nel contesto investigato.
L’attività svolta s’inquadra nelle linee di collaborazione operativa tra Corte dei Conti e guardia di finanza previste dal codice di giustizia contabile, ulteriormente rafforzata nell’attuale contesto di emergenza sanitaria a garanzia dell’integrità dei bilanci pubblici. 
 
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