Contenuto riservato agli abbonati

Miozzo, la sfida scuola dopo l’addio al Cts. «Non dobbiamo tradire ancora i giovani»

Il medico padovano si è dimesso da coordinatore del Comitato tecnico scientifico e ora affiancherà il ministro Bianchi 

il personaggio

«Non dobbiamo tradire un’altra volta le aspettative dei nostri giovani, riportiamoli a sedersi nel luogo a loro più familiare e amato, le aule scolastiche». Agostino Miozzo, padovano classe 1953, da oltre un anno in prima linea contro il Covid da coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) e da 40 ad affrontare le principali emergenza internazionali, non ha mai fatto mistero di quello che è stato sempre un suo cruccio.

La chiusura delle scuole, in questi 13 mesi ad analizzare l’andamento della pandemia e a studiare misure per il suo contenimento, l’ha sempre considerata una sconfitta evitabile. E forse non è un caso che con undici regioni e una provincia autonoma in “rosso” siano arrivate le sue dimissioni.

«Una scelta personale che ho maturato in assoluta autonomia e senza alcuna forzatura» dice «concordata e condivisa con palazzo Chigi e con il ministro della Salute Roberto Speranza. Si è valutata la necessità di supportare il ministero della Pubblica istruzione, per quella che è la mia esperienza, per preparare la riapertura delle scuole. C’è molto lavoro da fare per le settimane e i mesi a venire e per affrontare la complessità di una pandemia che ha imposto scelte difficili».

Non sembra frutto del caso la sua nuova missione al fianco del ministro Patrizio Bianchi, per dedicarsi a «un’altra emergenza, quella scolastica» si legge nella lettera inviata da Miozzo al presidente del Consiglio Mario Draghi, «che nel corso della pandemia ha imposto una particolare attenzione viste le enormi e, per certi aspetti insormontabili, difficoltà nelle quali il mondo della scuola si è trovato. Un mondo che ha sofferto moltissimo l’impatto della pandemia e continua a pagare un prezzo altissimo nell’attesa che l’emergenza arrivi a una fase di controllo che consenta a più di dieci milioni tra studenti e personale docente e non di tornare alla normalità. Con l’esperienza maturata al Cts, cui si sommano i tanti anni di lavoro in Protezione civile, spero di poter dare un fattivo contributo a quel settore che considero strategico per la vita e il futuro del Paese».

Coniugato con tre figli, oggi Miozzo risiede a Castelnuovo di Porto, vicino a Roma. Ma nei suoi modi e nella sua determinazione c’è il respiro delle sue origini: nato a Camposampiero, cresciuto in una grande famiglia contadina a Tavo di Vigodarzere.

«La memoria della mia splendida famiglia di umili ma forti contadini, mi ha sempre accompagnato». La sua carriera professionale, conclusasi ufficialmente il 30 settembre 2020 e poi proseguita come coordinatore del Cts, vivrà ora una nuova pagina.

Miozzo, come detto, supporterà il ministero dell’Istruzione nella costruzione di un sistema di dati relativo alla diffusione del virus nelle scuole. «La decisa accelerazione e riorganizzazione della campagna vaccinale imposta dal nuovo commissario per la gestione dell'emergenza supportato dal Capo dipartimento della Protezione Civile, ha finalmente riportato il sistema Protezione civile alle sue originali competenze» la conclusione che trae Miozzo nella sua lettera di dimissioni. E per questo dice di «considerare che anche il mio incarico di coordinatore possa ritenersi compiuto».

Certo, anche lui era finito nel mirino del tiro leghista a consulenti, commissari, collaboratori e scienziati degli organi tecnici del ministero della Salute. Ma non chiedete a Miozzo della politica. «La politica fa la politica e gli scienziati dettano le regole della scienza» ha detto in più di una circostanza. —


© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Fiammiferi di asparagi con aspretto di ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi