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Venezia torna a spegnersi, compleanno amaro per i 1600 anni dalla nascita

Le ultime passeggiate prima del lockdown da zona rossa e adesso una nuova serrata fino a Pasqua (anche) per la città più svuotata al mondo. Silenziati anche i festeggiamenti, la Biennale diventa un sogno. Il fotoracconto

VENEZIA. «Ci vogliamo vive». Sferzato da un vento gelido, il grande striscione a lettere rosa shocking si contorce dalla balaustra del ponte degli Scalzi, sul Canal Grande. 
 
Il silenzioso, drammatico messaggio contro i femminicidi - lanciato dalle donne di #nonunadipiù - sembra dare voce anche al grido di una città: «Mi voglio viva». Nella sua allerta, l’appello contro la violenza si fa auspicio di cambiamento radicale, in una domenica sospesa in attesa del nuovo lockdown.
 
Il cielo scuro, freddo di ieri non ha però fermato i veneziani. Lo scorcio “arancione” domenicale ha richiamato fuori casa migliaia di persone - in arrivo anche da Mestre - come fosse un’ultima, liberatoria boccata di ossigeno, prima del rosso fermi-tutti che immergerà una volta di più la città e mezza Italia (come un anno fa) nell’emergenza della lotta al covid: vite sospese in un “non tempo” sempre più difficile da sostenere.
Economicamente e psicologicamente. 
 
Così, nonostante le restrizioni già in atto - che vietavano spostamenti fuori dal comune - a Venezia c’è stato un mattiniero brulicare di gambe e mascherine per le vie del centro. Di veneziani. Niente resse, più che altro la voglia di stare comunque all’aria. Uno sgranchirsi in camminate veloci verso Sant’Elena e le Zattere. In coda per le pastine e lo spritz (rigorosamente da asporto) in Strada Nuova. Con il carrello della spesa al supermercato (che pure resterà sempre aperto). Uno shopping al volo con 10 euro per la maglietta in sconto nel negozio di abbigliamento che da oggi (regole rosse) chiuderà fino a Pasqua. 
 
Un tentativo di normalità, in un mondo dove nulla è più normale: il grido di dolore di troppi è amplificato dal susseguirsi di serrande abbassate, vetrine svuotate, negozi con cartelli “affittasi”. Inquietante nel raccontare di posti di lavoro sospesi e, più spesso, cancellati.
 
Ma è domenica, ci sono i veneziani in giro e il centro è animato. E anche in questi giorni oscuri c’è chi sul futuro scommette: Gaia e Cora sono sorelle e hanno appena aperto in Strada Nuova il loro colorato negozio di abiti per bambini, DolceamaroKids. Potranno restare aperte anche durante il lockdown. «Finalmente ci siamo potute allargare, avevamo un piccolo negozio in calle della Bissa», racconta Gaia, «noi, ci speriamo molto».
 
Una luce che si accende. Come quella - per tutt’altri versi - dei negozi di commercianti cinesi che stanno spuntando in tutta la città con i loro prodotti casalinghi, non solo là dove magari prima vendevano improbabili borsette di pelle, ma anche in locali lasciati vuoti: come l’ex torrefazione a San Leonardo.
 
Si passeggia, si fa la spesa, si beve un aperitivo, ci si va a fare i capelli: è domenica, ma barbieri e parrucchieri sono in via straordinaria aperti e operativi, tra tagli e colpi di sole, prima dell’ordine di serrata che questa volta investirà anche le loro attività.
 
Se Piazza San Marco è desolatamente da troppi mesi deserta, in questa fredda domenica i campi brulicano: i genitori chiacchierano mentre i bambini giocano al pallone in campo San Giacomo o si rincorrono in monopattino a Santa Margherita, quasi a esorcizzare il fatto che da oggi ci si dovrà stremare in giochi casalinghi per distrarre i più piccoli. Ragazze e ragazzi si riuniscono attorno alle panchine: sono loro a pagare uno dei
prezzi più cari, la solitudine, che ora si fa ora anche didattica a distanza.
 
Alle 17, però, è già tutto finito. Tutto chiuso. Tutti a casa. Anticipo di quel che sarà da oggi e sino a Pasqua: 25 marzo compreso. Così, dopo il battage dei mesi scorsi per cercare di risollevare una città prostrata, che pare incapace di ripensarsi in un futuro non solo turistico, Venezia festeggerà il suo mitico 1600mo compleanno in lockdown.
 
Il 25 marzo, infatti, cadrà nel pieno dei divieti e il calendario ancora vuoto di appuntamenti nella pagina web ufficiale della ricorrenza sembra dare corpo ad una realtà incatenata nel suo passato, che per altro celebrerà solo sul web, come già accaduto per il mini-Carnevale in streaming.
 
Così, tra musei chiusi dopo un sospiro di apertura, teatri e cinema stremati dai divieti, dagli imbarcaderi i poster con gli appuntamenti della Biennale per il 2021 - caparbiamente confermati - richiamano scaramantici scongiuri. Il primo, con il Carnevale, è già stato cancellato. A maggio si promette la Biennale di Architettura. Sperando che i divieti (e i vaccini) di primavera, servano a un’estate più libera. —
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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