O Bag, annullato il sequestro: conti e ville tornano ai soci

Il tribunale del Riesame toglie i sigilli posti sui beni dell’azienda di Campodarsego per un valore di 4 milioni. II movimento di denaro alle Cayman? «Non si trattava di evasione fiscale»

CAMPODARSEGO. Il tribunale del Riesame di Padova con un’ordinanza dell’8 marzo ha annullato il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip nei confronti di Michele Zanella, Simone Dalla Libera e Arnaldo Quaglia, nell’ordine i due soci fondatori e l’amministratore di Full Spot, l’azienda che produce le famose borse colorate e personalizzabili O Bag e che vanta un fatturato di 70 milioni di euro nel 2019, per un network da 400 punti vendita in 50 paesi del mondo.

«Dissequestro e restituzione di tutto quanto in sequestro», dispone il provvedimento. Si tratta di dodici immobili sequestrati, insieme a 300 mila euro nei conti correnti, che la Guardia di finanza di Padova aveva messo al sicuro per assicurare i 4 milioni di euro di evasione contestata a soci e amministratori.

Il sequestro, ordinato con un decreto del 9 febbraio scorso, si inseriva nell’ambito dell’indagine della Procura di Padova sul reato di “emissione di fatture per operazioni inesistenti”. L’indagine che è aperta, nasce da una contesa tra i due ex soci, Zanella e Dalla Libera.

Nel dirimere il lodo i finanzieri accorgono delle presunte irregolarità fiscali. I soci e gli amministratori della società, con sede a Campodarsego, secondo gli uomini delle Fiamme Gialle, avrebbero nascosto al Fisco oltre 16 milioni di euro, pagando le royalties per il marchio in Inghilterra con una triangolazione alle Isole Cayman, versando soldi a un’azienda teoricamente esterna ma, in pratica, sempre riconducibile ai proprietari italiani.

I finanzieri si sono dovuti addentrare nelle differenze tra “marchio verbale” (quello per cui viene registrato il nome dell’azienda) e il “marchio figurativo” (quello riprodotto dall’azienda che produce parti di componenti del prodotto). L’azienda di Campodarsego figurava produttrice delle “scocche”, il fondo delle borse.

Detentore del marchio risultava essere un’azienda inglese, a cui la società italiana pagava le royalties per il marchio O Bag. Dall’Inghilterra poi i soldi sarebbero stati girati alle Cayman. La Guardia di Finanza è convinta che in questo giro il denaro finisse comunque a soggetti riconducibili all’azienda di partenza. Un modo per schermare i capitali.

Secondo le investigazioni, la prova del rapporto stretto tra l’azienda italiana e quella inglese starebbe in alcune mail trovate nei computer sequestrati. L’espediente fiscale avrebbe permesso alla società di dedurre, nelle annualità d’imposta dal 2012 al 2016, costi per royalties non dovute per un importo pari a 16, 6 milioni di euro, con un’evasione complessivamente quantificata di oltre 4 milioni di euro.

Non appena è stata emessa l’ordinanza di sequestro Michele Zanella (avvocati Francesco Moschetti, Giovanni Moschetti, Maddalena Moschetti), Simone Dalla Libera (avvocato Fabio Pinelli), e Arnaldo Quaglia (avvocati Antonio C. Licciardello, Maria Forestelli), che da subito hanno dichiarato di aver operato sempre in maniera lecita, hanno presentato ricorso.

I giudici hanno disposto il dissequestro di beni e conti correnti. Nel provvedimento del tribunale del Riesame, spiegano i legali, si farebbe riferimento al fatto che le condotte dei soci e amministratori di Full Spot sono state ricondotte a scelte «di carattere commerciale e non al contrario di preordinazione all’evasione fiscale, volontà decisamente troppo anticipata, rispetto all’evoluzione, imprevedibile, della società appena costituita». I legali ritengono che il provvedimento sia importante per dimostrare che non esistono fondi neri o dormienti riferibili a società delle Cayman, così come non sussisterebbe - sottolineano - alcuna triangolazione, né in altro modo «denaro …confluito al destinatario finale, società sita in paradisi fiscali o agli indagati». —




 

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