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Oggi il cambio di fascia delle Regioni: il Veneto in bilico tra zona arancione e rossa

Da lunedì 15 marzo la maggior parte delle Regioni, potrebbero essere 16, sarà di fatto in lockdown, con le scuole di ogni ordine e grado in didattica a distanza, bar, ristoranti e negozi chiusi, possibilità di uscire da casa solo per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute o situazioni di necessità

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VENEZIA. La corsa del Covid non si arresta e l'Italia diventa rossa: da lunedì la maggior parte delle Regioni, potrebbero essere 16, sarà di fatto in lockdown, con le scuole di ogni ordine e grado in didattica a distanza, bar, ristoranti e negozi chiusi, possibilità di uscire da casa solo per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute o situazioni di necessità, nessuna possibilità di andare a trovare parenti e amici una volta al giorno.
 
A certificare il nuovo peggioramento della situazione in tutto il paese sono i dati del monitoraggio settimanale e il Consiglio dei ministri, convocato nelle prossime ore, darà il via libera alle nuove misure per l'ulteriore stretta, necessaria alla luce della crescita dei contagi dovuta alle varianti diffuse ormai in tutto il paese e responsabili di oltre la metà dei nuovi casi accertati.
 
I dati ufficiali arriveranno solo dopo la riunione della cabina di regia e la validazione da parte del Comitato tecnico scientifico, ma la tendenza è già chiarissima tanto che diversi presidenti di Regione hanno annunciato loro stessi il passaggio in zona rossa.
 
Oggi incombe anche sul Veneto la riclassificazione in fascia di rischio e la crescita di contagi e ricoveri - favorita dalla variante inglese del Covid presente nel 70% dei tamponi eseguiti - sospinge pericolosamente il Veneto verso la soglia rossa..
 
«Il passaggio è segnato da un Rt pari o superiore a 1.25, siamo sul filo del rasoio, speriamo di restare in arancione ancora una o due settimane. Rispetteremo come sempre le valutazioni della comunità scientifica, alla quale però chiediamo di esprimersi in modo univoco, evitando una babele di voci. Faccio appello al Governo affinché le ulteriori restrizioni ritenute necessarie siano accompagnate da misure compensative adeguate e rapide, abbiamo troppi lavoratori e imprenditori in ginocchio».
 
scuole, quattro distretti a rischio
 
E le scuole? La giornata ha risparmiato ulteriori chiusure ma sono quattro i distretti veneti in “zona pericolo”. A fronte dei 250 casi per centomila abitanti che determinano la didattica a distanza dalla seconda media alle superiori, a varcare quota duecento sono Pieve di Soligo, Padova-Bacchiglione-Piovese, Ovest Veronese e Rovigo. Al riguardo, en passant, l’ordinanza di Zaia ha ammorbidito i dettami nazionali che estendevano la serrata ad asili, materne ed elementari.
 
I numeri del Veneto. Nella settimana 3-9 marzo risulta in peggioramento l’indicatore relativo ai “Casi attualmente positivi per 100.000 abitanti” e si registra un aumento dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente. Sotto soglia di saturazione i posti letto in area medica e terapia intensiva occupati da pazienti COVID-19. Nonostante l'occupazione degli ospedali ancora non preoccupi, balza all'occhio l'impennata delle curve dei ricoveri e dei contagi. Questi ultimi, secondo il monitoraggio di fondazione Gimbe, hanno segnato un più 27 per cento.
 
 
Incontro governo-regioni. Prima della firma del ministro della Salute Roberto Speranza sulle ordinanze che delineeranno la nuova mappa dei colori dell'Italia a partire da lunedì, il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini, lo stesso Speranza e il Cts incontreranno le Regioni assieme ai rappresentanti di Comuni e Province: una riunione informale che servirà all'esecutivo per illustrare le misure che dovrebbero essere approvate dal Cdm con un decreto legge, anche se in un primo momento si era ipotizzato un disegno di legge. La velocità con cui corre il virus ha obbligato però il governo a scegliere una strada più veloce.
 
Nel provvedimento entrerà il criterio in base al quale con un'incidenza settimanale di 250 casi ogni 100mila abitanti si entra automaticamente in zona  rossa - bocciato a gennaio dai governatori ma sul quale c'è una sostanziale condivisione in tutto il governo - e la stretta per Pasqua come già è stato fatto a Natale, dunque tutta Italia in rosso dal venerdì santo al giorno di Pasquetta.
 
Discussione ancora aperta invece sulla possibilità di abbassare la soglia dell'Rt con il quale si entra in zona arancione (ora è all'1) e sul coprifuoco anticipato. Quel che è già abbastanza chiaro a tutti, in ogni caso, è che i dati del monitoraggio combinati con le nuove misure proietteranno gran parte dell'Italia in 
zona rossa.
 
Speranza dovrebbe firmare le ordinanze dopo l'entrata in vigore del nuovo decreto legge e le misure scatteranno da lunedì: in zona  rossa si andrà dunque con un Rt superiore a 1,25 nel valore inferiore o con un'incidenza di 250 casi ogni 100mila abitanti. Significa che a Basilicata, Campania e Molise, già rosse da una settimana, si aggiungeranno quasi sicuramente Piemonte (Rt a 1,41), Lombardia (Rt a 1,3), Emilia Romagna (incidenza oltre 400) , Friuli Venezia Giulia (Rt a 1,3) e Marche (incidenza sopra 250) e, con ogni probabilità, 
Veneto, che ha un Rt sopra 1,25 e uno scenario in netto peggioramento, provincia di Trento e Bolzano, che hanno un'incidenza sopra i 300 casi, Abruzzo e Toscana, Liguria, Puglia e Valle d'Aosta. Il Lazio è al lmite tra l'arancione e il rosso, Mentre Umbria e Calabria dovrebbero rimanese in arancione.
 
In queste ultime due regioni rimarranno aperti gli esercizi commerciali mentre si potrà prendere il caffè al bar e mangiare a pranzo al ristorante solo in Sicilia e in Sardegna: la prima è l'unica regione che rimarrà in 
zona gialla mentre la Sardegna per la seconda settimana consecutiva sarà in zona bianca, quella in cui sono previste la possibilità di aprire tutte le attività.
 
Alle misure nazionali si affiancheranno poi quelle locali e saranno i presidenti di regione a dover adottare - come già fatto per la chiusura delle scuole - le ordinanze quando province o comuni superano la soglia di 250 casi ogni 100mila abitanti. In molti hanno comunque anticipato le indicazioni del governo. Dopo aver disposto il coprifuoco alle 19, prima grande città in Italia, il sindaco di Bari Antonio Decaro ha chiuso anche giardini e parchi pubblici, la stessa misura adottata da Vincenzo De Luca per tutta la Campania. E con l'Italia che tornerà per buona parte in zona rossa, aumenteranno anche i controlli.
 
Fino ad oggi le forze di polizia si sono concentrare ad evitare gli assembramenti nelle zone della movida e sulle grandi arterie stradali, non potendo certo controllare migliaia di cittadini che coerentemente con la normativa in vigore si spostavano all'interno di città e comuni, ma da lunedì potranno effettuare verifiche più mirate, soprattutto negli spostamenti nei territori regionali e fra le diverse regioni, visto che la mobilità sarà di fatto molto ridotta. Di fatto un lockdown, esattamente come un anno fa. (ANSA).  
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