Le gare provinciali diventano nazionali e il volley giovanile ritorna in campo

A un anno dallo stop la Fipav si smarca dalle altre federazioni «Partono Padova, Treviso e Belluno, dal 13 tutti sotto rete»

padova

Via le ragnatele dalla rete: dal prossimo weekend riparte l’agonismo per la pallavolo giovanile. Riparte a quasi un anno degli ultimi match e soprattutto in un momento in cui parlare di “riaperture” è sicuramente opposto alla tendenza prevalente. La possibile ri-chiusura della scuola ne è valido esempio. La Fipav, la federazione italiana della pallavolo, si smarca rispetto a tutte le altre federazioni maggiori – calcio, basket e rugby – e riporta gli adolescenti in campo, anche a livello agonistico. Lo fa “nobilitando” i campionati provinciali, che diventano di fatto nazionali, e ovviamente con un protocollo anti-Covid che dovrebbe scongiurare i contagi.




Under 15, under 17 e under 19: queste le categorie che da sabato potranno presentarsi sotto rete in tutto il Veneto. I primi a partire già sabato sono i comitati di Padova e di Treviso-Belluno, «ma dal 13 marzo si uniranno anche i comitati delle altre province» conferma Roberto Maso, presidente del comitato veneto della Fipav. «Di fatto questi sono considerati campionati nazionali: il girone provinciale serve a qualificarsi alla fase regionale, che porta poi a quella nazionale». Considerazione non banale: il Dpcm del 14 gennaio 2021 dispone infatti che siano consentiti solo gli eventi e le competizioni di livello agonistico riconosciuti di preminente interesse nazionale dal Coni. «Consideriamo un unico campionato nazionale quello che parte dalle province e arriva ad assegnare il titolo italiano», conferma Maso. Uno stratagemma assolutamente legittimo.



La Fipav ha ovviamente disposto un attento protocollo per affrontare il riavvio dei campionati. «Tale percorso intende fornire le massime garanzie possibili per tutelare la salute» si legge nel documento ufficiale «con lo scopo di ridurre al minimo il rischio di contagio, nella consapevolezza che, in questa fase della pandemia, in mancanza di una prevenzione realmente efficace (vaccino), il rischio “zero” di contagio non esiste». Insomma, il rischio è considerato. Il protocollo impone, tra le varie cose, misurazione della temperatura e presentazione di un’autocertificazione prima delle gare, niente saluti tra le scuole, nessun cambio di campo.



Il protocollo affronta la circostanza dell’eventuale positività in squadra: l’atleta positivo al virus va isolato e tutti i compagni devono sottoporsi a test rapido. Se negativi, potranno riprendere la loro attività sportiva. Si legge inoltre: «Nel caso in cui si verificassero delle positività fino ad un massimo di 3 componenti all’interno di un gruppo squadra, la gara si effettuerà regolarmente». Ovviamente dopo che gli altri atleti avranno avuto un tampone negativo. Ma Maso incalza su questo punto: «È un’indicazione generica. Come comitati territoriali abbiamo invitato le società, in caso di atleti positivi, a mettersi d’accordo per il rinvio della partita. È questione di buonsenso». Come buonsenso è inoltre quello di accogliere in palestra gli accompagnatori degli atleti minorenni: «Ovviamente questo non vuol dire aprire al pubblico. Gli atleti sono minorenni e i Dpcm permettono non più di due passeggeri in auto, oltre all’autista: non possiamo lasciar fuori tutte queste persone». Ma ha davvero senso riavviare i campionati in questa fase? «Ragazzi e istruttori hanno la necessità di ritornare a fare attività, e l’attività deve avere una finalità. Quindi sì, la ripartenza attenta ha un senso, anche in questo momento», chiude Maso. —





Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi