Allarme case di riposo in Veneto: «Senza infermieri, costretti a tagliare i posti per gli ospiti»

Il presidente dell’Unione delle Rsa: «Mancano 200 operatori, la Regione sospenda il nuovo concorso di Azienda Zero»

PADOVA. «È evidente che questo non è un Paese per vecchi». È l’amara constatazione di Roberto Volpe presidente di Uripa, l’Unione regionale delle case di riposo, che ormai da una anno continua a chiedere aiuto per un’emergenza che si fa sempre più preoccupante, quella della carenza di infermieri nelle case di riposo. «Siamo completamente inascoltati. In Veneto su 3.500 infermieri necessari alle case di riposo, ne mancano almeno 1.600» dice «a Padova su un fabbisogno di 500 infermieri, c’è una carenza di 200. È chiaro che così non possiamo assolutamente andare avanti».

Il problema, che nell’ultimo anno si è manifestato in maniera importante, è che molti infermieri dalle strutture per anziani sono passati a lavorare nelle Aziende ospedaliere e nelle Usl, che a causa dell’emergenza Covid hanno indetto una vera e propria chiamata alle armi. «Le condizioni contrattuali ed economiche sono migliori e così centinaia di infermieri migrano verso le realtà ospedaliere» aggiunge Volpe.


Intanto, dice il presidente di Uripa, Azienda Zero continua a fare concorsi. Ultimamente è uscito un nuovo bando. «L’ultimo concorso a fronte di 190 posti disponibili, ha visto 2.461 candidati idonei, su circa 4 mila partecipanti. Ma le assunzioni sono state ben oltre le 190 previste, con esiti drammatici per le case di riposo» prosegue Volpe che ha anche mandato una lettera alla Regione chiedendo di sospendere il prossimo concorso.

Un ulteriore esodo di infermieri dalle case di riposo avrebbe infatti un effetto devastante, e ancor di più in vista dell’estate. «Dovremmo dare le ferie ai nostri dipendenti e allora come faremo? Siamo al collasso. Mi dispiace dirlo ma arrivati a questo punto dovremmo ridurre il numero degli ospiti nelle strutture di riposo e licenziare del personale».

Se infatti una casa di riposo che normalmente ospita cento anziani si trova con un numero troppo basso di infermieri l’unica possibilità è ridurre il numero degli ospiti. E questo vuol dire licenziare figure che sarebbero a quel punto in esubero come operatori sociosanitari, ausiliari, personale di cucina, fisioterapisti, logopedisti: «Vedrete le bandiere di protesta fuori dalle case di riposo per questi licenziamenti ma non sappiamo cos’altro fare» chiarisce ancora il presidente dell’Uripa «senza contare che il peso degli anziani che rimarranno senza un posto nelle case di riposo graverà sulle famiglie e soprattutto sulle donne, che generalmente finiscono per doversi prendere cura di loro». Un problema che diventerebbe dunque anche sociale: «Questa è la vera emergenza delle case di riposo, non il Covid. Ed è ormai un anno che lanciamo l’allarme e chiediamo di essere ascoltati. Nessuno sta facendo nulla» aggiunge.

Dal canto suo il neo direttore generale di Azienda Zero, Roberto Toniolo, commenta: «Non c’è alcuna volontà di mettere in difficoltà le altre strutture. Nella realtà di padovana, questo non sta avvenendo. Di sicuro la strada deve essere quella del dialogo perché, ripeto, spostare il problema da una parte all’altra non è utile a nessuno».

Per quanto riguarda il virus infatti al momento le strutture sarebbero tutte Covid free. «L’ondata di novembre-dicembre è ormai passata. Dove è passato il virus gli ospiti si sono ormai negativizzati». E poi sono arrivati anche i vaccini: «Mancano ancora poche strutture in ritardo, ad esempio nel Veronese, ma personale e ospiti sono stati vaccinati quasi ovunque». L’adesione è stata pressoché totale per quel che riguarda gli ospiti: «Su 29 mila anziani quelli che non si sono vaccinati si contano sulle dita e i più non l’hanno fatto per una questione di patologie incompatibili con il vaccino» chiarisce. Diversa è la situazione del personale sanitario delle case di riposo: «Abbiamo strutture in cui hanno aderito il 100% dei dipendenti, altre il 90%, in poche ci siamo fermati al 70%. Basta un no vax per condizionare magari la scelta generale». Il problema, sottolinea Volpe, è che non ci sono linee guida: «Cosa dobbiamo fare con il personale che decide di non vaccinarsi? Può continuare a lavorare? Non lo sappiamo, nessuno ci ha detto niente. Per il momento la situazione è sotto controllo, ma bisognerà vedere se il vaccino coprirà queste varianti». —

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