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Covid, in Veneto casi gravi tra pazienti giovani. I medici: "L'età dei ricoverati si sta abbassando"

Due mesi dopo, ora che i numeri della pandemia hanno ripreso a correre veloci in Veneto, arriva il monito dei medici: “L’età media dei malati si sta abbassando nuovamente”. A Treviso una ragazzina di 16 anni ha sviluppato una polmonite da Covid. Preoccupa l'aumento dei focolai nelle scuole: il caso di Malcontenta e Padova. Nel trevigiano maxi focolaio dopo una festa di Carnevale

VENEZIA. La comunicazione era arrivata la vigilia di Natale. In Veneto sono stati trovati tre casi di variante inglese tra individui giovani, giovanissimi. 
 
Due mesi dopo, ora che i numeri della pandemia hanno ripreso a correre veloci in Veneto, arriva il monito dei medici: “L’età media dei malati si sta abbassando nuovamente”. 
 
Il primo a lanciare l’allarme è stato il direttore dell’Usl 2 Francesco Benazzi:  «Tra i pazienti ricoverati ne abbiamo uno di 44 anni, un altro di 47, poi un 51enne e un malato di 64 anni». A rendere il quadro più drammatico la conferma che una ragazzina di 16 anni, affetta da asma, sta combattendo contro una polmonite da covid. 
 
Sulla ripresa del contagio da Covid in Veneto stanno pesando in maniera importante due variabili: da una parte il contagio tra i giovani, dall’altro la diffusione della variante inglese, che in Veneto ha raggiunto il 20 per cento del totale dei casi. 
 
LE SCUOLE
 
Caso emblematico, Malcontenta, dove alla scuola elementare Bandiera è scoppiato un focolaio di variante inglese. A Padova, alla scuola media Briosco sono state chiuse quattro classi. Un’insegnante di quell’istituto, Manuela Andreoli, 49 anni, è deceduta dopo aver contratto il Covid prima di Natale.
 
Emblematico il caso scoppiato in provincia di Treviso, a Farra di Soligo: tre gradi scolastici: primaria, medie, secondo ciclo. Cinque plessi: le elementari di Soligo e Col San Martino, le media Zanella di Col San Martino, due superiori fra Pieve di Soligo (Casagrande) e Conegliano.
 
Il maxi-focolaio della primaria Ancillotto di Soligo, complice la presenza di congiunti dei bambini positivi, ha determinato monitoraggi o quarantene per 18 classi distribuite in quattro località: due frazioni di Farra, i Comuni di Pieve e Conegliano.
 
 
Dodici le classi già collocate in quarantena, sei quelle oggetto di indagine preventiva. Un puzzle che dà l’idea dello sconquasso originato da una sconsiderata festa di Carnevale in tempi di Covid. 
 
Il maxi-focolaio di Soligo ha destato scalpore per plurime ragioni: perché è il cluster più importante evidenziato nella Marca in ambito scolastico, perché il suo innesco coincide con una festa di Carnevale. E, aspetto altrettanto rilevante, la narrazione del maxi-focolaio dell’Ancillotto s’è accompagnata all’incredibile notizia dei numerosi bambini - una quindicina - che non hanno potuto sottoporsi a tampone per il rifiuto dei genitori.
 
Da una parte le scuole, dall’altro le varianti. Ed è per questo che il presidente della Regione Luca Zaia punta il dito sulla correlazione tra la ripresa della didattica in presenza e l’aumento dei casi di Covid: L'Italia si sta colorando di arancione e anche in Veneto, che pur resta giallo, l'Rt è in crescita. Ciò alla luce del fatto che le relazioni sociali e lebuone temperature portano a maggiori assembramenti, e nonultimo, anzi, per primo, la presenza delle scuole aperte».  
 
«Molte delle regioni che oggi sono in difficoltà - ha aggiunto Zaia- hanno aperto le scuole quasi un mese prima di noi. Guardiamo i dati epidemiologici: credo che la correlazione con le scuole ci sia fino in fondo. Non lo dico io, ma la letteratura scientifica»
 
 
Nel periodo dal 7 gennaio al 23 febbraio sono 1421 i bambini e ragazzi che sono risultati positivi al Covid. "I dati vanno letti valutando prima di tutto che le scuole superiori sono state in dad fino al 31 gennaio", spiega Michele Tonon, medico dello staff della dottoressa Francesca Russo. 
 
Ecco i risultati dell'analisi, frutto dell'attività di screening e tracciamento effettutati dalla Regione Veneto
 
"A partire del 7 gennaio abbiamo registrato 1421 eventi sul territorio della Regione Veneto, ma il monitoraggio è in continua evoluzione: il 22 per cento dei casi è stato rilevato nelle scuole dell'Infanzia, il 33,7 alle elementari, il 23,2 alle medie e  il 14,2 superiori". Questi numeri vanno letti ovviamente sulla base del sistema delle chiusure, non ha mancato di far notare il dottor Tonon.
 
GLI SCIENZIATI
 
«Eravamo arrivati a un punto in cui la curva sembrava destinata a spegnersi» spiega il dottor Ivo Tiberio, direttore della Terapia Intensiva centrale dell’Azienda Ospedale Università di Padova, in prima linea contro il Covid fin dal primo giorno, oltre un anno fa «ma nell’ultima settimana siamo tornati a registrare nuovi ricoveri e, anche se al momento i numeri non sono allarmanti, fanno comunque presagire che la partita non sia ancora finita. Siamo di fronte a una certa recrudescenza, ma per capire quanto importante sia e quali saranno gli effetti dell’aumento dei contagi di questi giorni, bisognerà aspettare 2-3 settimane».
 
Attualmente la Terapia Intensiva guidata dal dottor Tiberio è tornata “mista”: sette i box destinati ai pazienti Covid (di cui cinque positivi e due negativizzati con problemi di comorbilità), con la possibilità di tornare a destinare, in caso di necessità, tutto il reparto ai pazienti affetti dal virus. A questi sette posti, se ne aggiungono altri 11 in un secondo reparto di Rianimazione.
 
«La situazione che stiamo vivendo adesso ricalca un po’ quella di fine estate, con pazienti relativamente giovani che presentano forme gravi» prosegue il direttore della Terapia Intensiva di via Giustiniani «la dinamica più probabile è quindi quella secondo cui prima si infettano coloro che hanno i maggiori contatti sociali, mentre gli anziani stanno molto più isolati e poi, come è avvenuto in autunno, il virus assume una predominanza tale, che vengono contagiate anche le persone più fragili in ambito familiare.
 
Al momento i numeri sono ancora piccoli per poterlo dire, tuttavia i segnali non sono proprio del tutto tranquillizzanti».
 
L’andamento dell’epidemia, conferma Tiberio, è ormai chiaro: «Appena aumenti aperture e socialità prende forza» conclude «non avendo ancora a disposizione un farmaco efficace dal punto di vista terapeutico, l’unica possibilità che abbiamo per uscire quanto prima da questa situazione è accelerare la vaccinazione. Per quanto ci riguarda, non ci resta che continuare a monitorare l’andamento della curva rispondendo in maniera flessibile alle esigenze che si presenteranno».
 
SEDICENNE CON POLMONITE COVID
 
L’età media dei malati di Covid sta scendendo bruscamente. Adesso tra i pazienti con polmonite da coronavirus ci sono anche degli adolescenti. Un medico di famiglia del Trevigiano ha in cura a domicilio una studentessa di 16 anni che da una settimana combatte contro febbre alta e difficoltà respiratorie. Finché è possibile si cerca di evitare il ricovero in ospedale cercando di seguire i percorsi di guarigione a casa.
Intanto nei reparti Covid di Marca sale il numero dei malati che hanno meno di 70 anni.
 
«Tra i pazienti ricoverati ne abbiamo uno di 44 anni, un altro di 47, poi un 51enne e un malato di 64 anni», segnalava pochi giorni fa il direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi, allarmato dal rialzo dei numero dei contagi.
 
Aree Coronavirus
 
Proprio mentre le restrizioni dei mesi scorsi hanno portato i primi frutti positivi, con il progressivo svuotamento delle aree Covid nelle strutture ospedaliere, il contagio ha ricominciato a correre anche a causa della mutazione inglese del virus. Il timore è che adesso anche i posti letto tornino a riempirsi.
 
«Dove colpiva persone ultrasettantenni, adesso contagia di più i giovani – conferma il dottor Bruno Di Daniel, medico di medicina generale e segretario Snami – c’è una leggera ripresa anche di malati». Dopo l’impennata dei contagi tra dicembre e gennaio che aveva portato i posti letto occupati dai pazienti Covid a 500 in tutta la provincia, con tutti i reparti disponibili impegnati, a febbraio la progressiva discesa. Oggi i letti dedicati ail Covid si attestano un poco al di sopra del centinaio.
 
 
E i malati che non vengono inviati al ricovero dal medico curante, vengono seguiti a domicilio. I dottori di medicina generale, che ricevono la prima richiesta d’aiuto da parte dei pazienti, hanno il polso della situazione. «Nella mia zona a Treviso nord c’è una leggera ripresa – aggiunge Di Daniel – niente a confronto al periodo tra dicembre e gennaio quando avevo 41 positivi tra i miei pazienti. Adesso ne ho un paio. Confermo che c’è un aumento dei malati con polmonite tra i giovani. So di un collega che sta seguendo anche un’adolescente».
 
Si tratta di una ragazza di 16 anni che con ogni probabilità ha preso la malattia dai coetanei. «La ragazzina è affetta da asma, viene seguita a casa» conferma il curante «sono supportato dai dottori delle Usca che la vanno a visitare». Il contatto con il medico è costante.
 
Perché all’improvviso stiano risalendo i contagi lo dice l’osservazione diretta dei comportamenti. «La battaglia è stata fatta per gli 80enni – commenta Brunello Gorini, medico di famiglia e segretario Fimmg – ma gli anziani stanno molto attenti perché hanno paura di ammalarsi e hanno cominciato a vaccinarsi. Adesso se vai fuori trovi i giovani senza mascherina sulle panchine, si contagiano e l’età media dei malati si abbassa. Il fatto è che non puoi tenere la gente chiusa per un anno, ci voleva una chiusura seria per liberarsi prima: dovrebbero chiudere tutto altrimenti non ne usciamo».