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Patrizia Benini nuovo dg dello Iov: «Svilupperemo cure e ricerca con l’attenzione al territorio»

Patrizia Benini firma l'incarico a Palazzo Balbi

«Ho maturato un convincimento ovvero che sotto stress il sistema, il nostro sistema sanitario, riesce a dare il meglio e soluzioni che poco prima sembravano impossibili risultano invece alla portata"

PADOVA. Ha avuto un ruolo determinante nella gestione dell’emergenza sanitaria dell’ultimo anno nel Padovano, condividendo nell’ambito della direzione strategica dell’Usl 6 Euganea decisioni difficili, a partire dalla chiusura dell’ospedale di Schiavonia un anno fa, quando emersero i primi casi di Covid.

Patrizia Benini è stata nominata nuova direttrice generale dell’Istituto oncologico veneto. E la donna tutta d’un pezzo che di fronte alla sfida del Covid non ha mai tentennato, si scioglie a commozione nel dedicare l’onore di questa nomina agli anziani genitori.

Originaria di Arco, in provincia di Trento, laureata in Medicina e Chirurgia alla Cattolica di Roma con il massimo dei voti, una specializzazione in Neurologia e una in Igiene e Medicina preventiva Epidemiologia e Sanità pubblica, Benini è il primo medico a dirigere lo Iov.

«Sono molto contenta e onorata di poter avere questo passaggio nella mia carriera che è partita dal Gemelli di Roma, transitando per diverse Usl, l’Azienda ospedaliera universitaria di Padova e da ultima l’Usl Euganea. Trovarmi nel ruolo di dg è un grande onore – riconosce – a maggior ragione visto che lo Iov è un Irccs, un Istituto di cura e di ricerca importante per Padova ma che è ovviamente riferimento del Veneto e non solo. Si tratta di un incarico che mi permetterà di riprendere le mie caratteristiche professionali sul piano dell’organizzazione con un occhio allo sviluppo di questa realtà e un grande supporto alla ricerca che è materia propria dello Iov».

L’impegno sarà rivolto anche a intensificare le sinergie nel sistema sanitario: «È fondamentale proseguire e rafforzare la collaborazione con l’Usl Euganea per quanto riguarda il territorio padovano e con l’Usl trevigiana, territorio in cui lo Iov ha la sede di Castelfranco, per integrare al meglio i servizi dell’Oncologia». In via Gattamelata Benini farà tesoro dell’esperienza dell’ultimo anno: «Ho maturato un convincimento – sottolinea – ovvero che sotto stress il sistema, il nostro sistema sanitario, riesce a dare il meglio e soluzioni che poco prima sembravano impossibili risultano invece alla portata".

"Certo, ci vuole coraggio, mi basta ricordare quando abbiamo dovuto decidere di chiudere l’ospedale di Schiavonia quando sono emersi i primi casi di Covid, o quando abbiamo deciso di far rientrare il personale al lavoro per garantire i servizi. Quello che emerge è un grande lavoro di squadra, non credo all’uomo o alla donna, soli al comando. Ci vuole qualcuno che tenga la barra dritta, ma è la squadra che fa la differenza. L’integrazione delle tre Usl - 15, 16 e 17 - nell’Azienda unica provinciale – continua Benini – in questo senso è stata un’ottima palestra, si è lavorato molto per l’integrazione negli ultimi anni insieme a tutti i professionisti, sanitari e non. E poi c’è stata la “scuola” della pandemia».

Da nuova dg, Benini è pronta ad affrontare la sfida nel terreno complesso dell’Oncologia: «Oltre alla grande soddisfazione per questo incarico, mi rendo conto dell’enorme impegno che comporta, anche in termini di sensibilità verso questa tipologia di pazienti e utenti».

Sulle nomine che le spettano del direttore sanitario e del direttore amministrativo per completare la governance dello Iov, l’intenzione è di stringere i tempi: «Mi confronterò con il mio predecessore Giorgio Roberti, con cui ho lavorato in passato a Treviso, e con Giusy Bonavina che era direttrice sanitaria allo Iov – conferma Benini – e ovviamente con il direttore Flor in Regione per individuare le figure più idonee in un contesto anche di equilibrio regionale».

Quindi i ringraziamenti: «Ringrazio il presidente Zaia per la fiducia che mi ha riconosciuto, ma anche tutti i professionisti con cui ho lavorato nella mia carriera che mi hanno permesso di arrivare qui». Quasi chiedendo il permesso, Patrizia Benini chiede di poter aggiungere un altro ringraziamento che, come suggerisce la voce che improvvisamente trema un po’, arriva dal cuore: «Ringrazio la mia famiglia, i miei genitori di 95 anni, che da operai hanno fatto grandi sacrifici per permettermi di studiare e sostenere le mie scelte lavorative. Ringrazio loro e le mie sorelle a cui dedico l’onore di questo nuovo e prestigioso incarico».

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