La Regione: «Una sola dose di vaccino per i 320 mila veneti già contagiati»

L’assessora Manuela Lanzarin lancia il modello inglese. E da lunedì le Usl convocano le persone nate nel 1941. Il ministro Speranza: «Si parte con chi ha contratto la malattia sei mesi fa»

VENEZIA. Ma il Veneto rispetta la tabella di marcia sui vaccini o tiene le dosi in magazzino, come le altre regioni? L’assessore Manuela Lanzarin ribatte serena: nessun ritardo, stiamo rispettando la legge che impone di conservare il 30 per cento delle fiale per i richiami dei vaccini che hanno tempi diversi in base ai protocolli Pfizer, Moderna e AstraZeneca.

La novità della giornata arriva da Roma: il ministro Roberto Speranza ha aperto le porte all’ipotesi di vaccinare con una sola dose chi ha contratto il virus. Si tratta di 2.347.866 italiani guariti e di altri 387 mila ancora oggi positivi al Covid.

In Veneto significa che 320 mila ex malati possono essere immunizzati con una sola dose, un passo avanti notevole sotto il profilo organizzativo che il presidente Zaia saluta con soddisfazione, anche se manca il via libera ufficiale del Cts e dell’Iss. Ci vuole cautela ma in base alle direttive del ministero s’ inizia con chi ha contratto il virus almeno sei mesi fa.

Per quanto riguarda il Veneto, gli ultimi dati vedono 109.935 persone che hanno già completato il ciclo dei vaccini, altre 307.632 con la prima dose iniettata mentre ne verranno convocate 397 mila nel mese di marzo. Ciò significa che nel primo trimestre quasi 500 mila veneti dovrebbero essere immunizzati: si tratta di medici, infermieri, anziani delle Rsa e le categorie protette, a partire dai 20 mila malati oncologici e trapiantati.

Manuela Lanzarin ha spiegato che lunedì primo marzo verranno convocati i nati nel 1941, oltre 46 mila persone tra gli 81 e 82 anni che riceveranno Pfizer o Moderna, poi si prosegue con gli insegnati e i dipendenti delle forze dell’ordine. I docenti hanno accusato forti malori la scorsa settimana appena è iniziato lo screening: nelle scuole materne statali, il tasso di assenteismo ha superato il 20 per cento mentre negli asili privati della Fism le suore hanno garantito il servizio con il pieno orario, senza disagi per le famiglie.

Del resto, con la febbre a 38 e 39 non si può uscire di casa, perché appena si superano i 37,5 gradi scatta la spia rossa con l’allarme all’ingresso di ogni scuola, negozio e ristorante e ufficio pubblico. Stop: si torna a casa.

«A noi risultano solo 150 casi di effetti collaterali su oltre 7.775 dosi di Astrazeneca somministrate tra sabato, domenica e lunedì sorsi. Non sono state segnalate reazioni avverse gravi. Ogni persona dopo la vaccinazione rimane sempre in osservazione per 15 minuti o anche un’ora, tutte le altre reazioni meno significative che sono malessere, stanchezza e rialzo febbrile possono insorgere anche a distanza di 24-48 ore e vanno segnalate al medico di famiglia o alla guardia medica. Non esiste nessun motivo per creare allarmismo, i vaccini sono sicuri, l’unica strada per uscire dall’emergenza in tempi rapidi» spiega l’assessore alla Sanità.

Da lunedì si parte quindi con i nati nel 1941 convocati con la lettera e un sms, poi si dovrà procedere con l’analisi delle classi d’età dei 320 mila contagiati cui sarà destinata una sola dose di siero.

Il graduale cambio di rotta com’è maturato? Luca Zaia ha spiegato che nel primo confronto tra le regioni e i ministri Speranza e Gelmini si è parlato a lungo del caso Gran Bretagna che vanta il record di 16 milioni di persone vaccinate.

Dove nasce il miracolo? Il premier Boris Johnson ha deciso di somministrare una sola dose di Astrazeneca a tutta la popolazione, mentre in Europa si è scelto la doppia dose ma con i ritardi sulle forniture forse anche l’Italia è pronta a sperimentare il modello inglese.

In che tempi? Mistero. —




 

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