Il Veneto resta giallo, ma fa paura la stretta sulle regioni confinanti. Ecco perché

Attorno alla nostra regione si profilano focolai con varianti più trasmissibili. Il governo ha intanto deciso l'arancio anche per Piemonte, Lombardia e Marche

VENEZIA. Il Veneto resta giallo ma con un un indice puntuale di contagio che sfiora l’1, cioè il confine per ritornare zona arancione, e tanti segnali di peggioramento sul fronte Covid.
 
Ma la situazione attorno alla nostra regione si fa sempre più fosca. Non bastasse il prosieguo, deciso dal governo, delle restrizioni fino a Pasqua, l’impossibilità di ripresa degli spostamenti tra regioni è il vero nodo che mina, se già ce ne fosse bisogno, la prima industria veneta: il turismo. In pratica su 21 regioni solo 10 resteranno in area gialla.
 
Il Veneto non si attendeva e non ha quindi avuto novità peggiorative dal monitoraggio di venerdì sera, che ha confermato la regione in fascia gialla. Questo nonostante il trend dei contagi sia tornato da una settimana a far preoccupare. Anche oggi una giornata sopra quota 1.000 contagiati dal virus in 24 ore: sono stati esattamente 1.174 i tamponi positivi al SarsCov-2 e 23 i decessi registrati dal bollettino della Regione. Gli infetti dall'inizio dell'epidemia salgono a 331.451, le vittime a 9.814.
 
PER APPROFONDIRE.
 
Regge per la situazione degli ospedali, che continua a mostrare numeri stabili. Nei reparti non critici sono ricoverati 1.197 pazienti Covid (-20), mentre resta uguale, 134, il dato delle terapie intensive.
 
Insomma il Veneto non è entrato nel gruppo di regioni che sono passate dal giallo all'arancione, come Piemonte, Lombardia e Marche (per la Basilicata e il Molise si profila il rosso) ma attorno il peggioramento c'è stato eccome. Di qui si rafforzerà, a livello centrale, il mantenimento delle regole contro gli spostamenti, finora annunciate fino a Pasqua compresa.
 
PER APPROFONDIRE.
 
 
Anche l’Emilia Romagna è a rischio: è già arancione e tale resterà a breve, ma con l’area metropolitana di Bologna entrata in lockdown scolastico.
 
In pratica a ovest (provincia di Brescia) e a sud (Bologna) della nostra regione  si sono creati focolai con varianti che preoccupano gli esperti regionali per la loro vicinanza.
 
Il presidente Luca Zaia, nel consueto punto stampa, ha parlato di "una lenta, timida crescita' dei casi. L'incidenza dei positivi sui tamponi al 3,05%, però dopo molto tempo - ha sottolineato il governatore - è tornato ad aumentare il numero dei soggetti attualmente positivi, 23.439 (+ 490).
 
PER APPROFONDIRE.
 
 
Quello che ha consentito  al Veneto di guardare con tranquillità il “cambio colore” è la buona risposta dal punto di vista sanitario: il numero dei ricoveri e quello delle terapie intensive non sono aumentati.
 
Cauto Zaia anche dopo la conferma ufficiale del mantenimento del colore giallo: "Prendiamo atto della conferma del Veneto in area gialla, ma non si tratta di un gioco a premi, e dobbiamo farlo con senso di responsabilità. Non è un segnale che ci dice che è finita, ma che ci invita a tenere la guardia alta. Per rendersene conto, basta guardare la cartina dell'Italia, dove sempre più Regioni si stanno colorando di arancione. Attorno a noi il virus sta crescendo. In Veneto registriamo un calo dei ricoveri da 55 giorni consecutivi e abbiamo potuto liberare 2.100 letti dei 3.400 che siamo arrivati ad avere occupati. Abbiamo anche decollassato le terapie intensive".
 
"E' però anche vero che ci si attende una terza fase, nella speranza che ciò non accada o lo faccia in entità limitata. Bisogna quindi tenere la guardia alta e rispettare tutte le regole di comportamento e igiene, avendo coscienza che ne usciremo, ma anche che un ruolo fondamentale lo avrà la partita dei vaccini".

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