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Il Covid in Veneto riprende a correre, ma l'infettivologa frena: «Ecco perché non è la terza ondata»

Solo ieri 1.175 tamponi positivi, si torna sopra quota 23 mila L’infettivologa dell'azienda ospedaliera di Padova Annamaria Cattelan: rientrato l’allarme ricoveri di alcuni giorni fa

VENEZIA. C’è chi la chiama “terza ondata” e chi semplicemente ritiene che la seconda non se ne sia mai andata. Vezzi lessicali. Poco cambia, il virus è tornato e sembra essersi affievolito il tempo che intercorre tra infezione e ricovero.

Ieri, stando al report aggiornato alle 17, il numero dei positivi in Veneto è salito nuovamente, tornando sopra i 23 mila casi: 23.001, con un balzo in avanti di 518 unità rispetto a mercoledì. Mentre i nuovi tamponi che hanno dato esito positivo sono 1.175.

L'incremento dei casi, rispetto alla settimana scorsa, è stato dell'1.6%: a riportarlo è la fondazione Gimbe. Ma, almeno per il momento, non si dice particolarmente preoccupata Annamaria Cattelan, direttrice dell’Unità di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova. «C’è sicuramente un maggior numero di positivi, che notiamo anche tra gli ambulatori, ma spesso si tratta di persone con sintomi lievi, se non persino asintomatiche. Direi che l’aumento non rischia di mettere in sofferenza la struttura sanitaria».

Il timore, d’altronde, è esattamente questo. Perché, come ripetuto da mesi, la crescita dei contagi ha, come effetto, la salita dei ricoveri nei reparti non intensivi nel giro di un paio di settimane e, a seguire, l’aumento dei posti letto occupati in Rianimazione. Per il momento, il tasso di occupazione è rispettivamente del 13% e del 11%, quindi ben sotto la soglia del 40% e del 30%.



Ma tutto, come abbiamo imparato a nostre spese, può cambiare nel giro di un batter di ciglia. «Abbiamo temuto un aumento dei ricoveri 4-5 giorni fa, ma ora l’allarme sembra essere rientrato e la situazione appare sotto controllo. Stiamo mantenendo il setting assistenziale di fine gennaio», continua Cattelan. Eppure ieri si sono contati cinque ricoveri in più nei reparti di Terapia intensiva degli ospedali della regione (sono 138, in totale), parallelamente a un alleggerimento nelle aree mediche, dove si contano 1.208 (-31) posti letto occupati.

A preoccupare non è tanto la quantità, bensì la qualità dell’infezione. «Da una settimana notiamo una patologia più complessa e a più rapida evoluzione, cosa che ci ha portato a ricoverare in Terapia intensiva e Subintensiva un numero discretamente elevato di pazienti. La prossima decina di giorni ci servirà a capire se si tratta di una casualità oppure se c’è un cambiamento nella patologia e nella sua modalità di presentazione» spiega Cattelan.

«Ci sono stati anche 3-4 casi “strani” di reinfezione dopo 10-14 giorni. Se è colpa delle varianti, aspettiamo i risultati delle sequenziazioni dei genomi per dirlo. Certo le mutazioni fanno paura, perché i dati certificano un’elevata trasmissibilità dell'infezione di ceppo inglese».

Cattelan rimane comunque cautamente ottimista: «È importante superare questa fase, per non entrare nella “terza ondata”, già iniziata altrove, come in Lombardia. Finora, abbiamo sempre "seguito" la Lombardia di uno o due mesi, speriamo non sia così anche questa volta».

Intanto la campagna vaccinale prosegue a rilento; ma comunque prosegue e per questo dovrebbe portare qualche, seppur piccolo, beneficio. Nell’ultimo anno, un quarto delle vittime Covid - ieri, 22 in totale - si è concentrata nelle Rsa, i cui ospiti ora sono stati vaccinati quasi tutti. «L’effetto della vaccinazione lo vediamo già tra il personale sanitario. L’esserci vaccinati praticamente tutti è garanzia di mantenimento della continuità assistenziale. Certo la pandemia rimane e l’unica arma è il vaccino». —


 

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