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Zona rossa a chi? La strana storia di Vo', un anno dopo il primo decesso Covid d'Italia

Luca Zaia nel pomeriggio del 21 febbraio, la formalizza il premier Giuseppe Conte alle 23.15 del giorno successivo. Dopo un preambolo di quasi otto minuti, Conte annuncia con una perifrasi la chiusura del paese del Padovano

VO (PADOVA). Il 21 febbraio 2020 è un venerdì e nell’ospedale di Schiavonia è per molti l’ora del cambio turno. Una direttiva inaspettata piomba però su chi sta salutando i colleghi e augurando magari il buon weekend ai compagni d’ufficio e di corsia.

«Non si può uscire dall’ospedale: abbiamo trovato due casi di Covid-19». La grande hall del “Madre Teresa” diventa un brulicare inquieto di uomini e donne in camice. Alle vetrate dell’ospedale vengono affissi i primi cartelli che vietano l’accesso ai reparti. Cominciano a girare le prime scatole di mascherine, fino ad allora viste solo nelle sale chirurgiche.

La gente assiste incredula fuori dall’ospedale, affamata di spiegazioni che non arrivano. In poche ore le prime agenzie legano all’ospedale di Schiavonia il nome di Vo’: da questo borgo euganeo arrivano i primi due contagiati da coronavirus del Padovano e del Veneto. Sono Adriano Trevisan e Renato Turetta, amici e compagni di briscola. Adriano, 77 anni, morirà quella stessa sera: diventerà la prima vittima europea di Covid-19. L’amico Renato resisterà al virus per una decina di giorni, spegnendosi poi in ospedale a Padova.

L’Italia intera impara a conoscere Vo’ proprio nella sera del 21 febbraio. Quel paese dalle due lettere – il più corto della penisola – oltre a essere il comune della prima vittima di Covid-19 diventa anche la prima “zona rossa” del Veneto e dell’intera nazione. La annuncia velatamente Luca Zaia nel pomeriggio del 21 febbraio, la formalizza il premier Giuseppe Conte alle 23.15 del giorno successivo.

Dopo un preambolo di quasi otto minuti, Conte annuncia con una perifrasi la chiusura di Vo’ e dei Comuni del Lodigiano. La ben nota “zona rossa”. È tardi, pochi in realtà assistono alla diretta (non c’è ancora l’ansia da conferenza stampa), le redazioni dei media sono in chiusura e la stanchezza non aiuta: di fatto solo l’indomani mattina i titoli dei siti, i messaggi in Facebook e lo scambio di informazioni tra i residenti traduce l’annuncio scioccante di Conte: Vo’ è in quarantena e con esso anche i suoi 3.300 cittadini.

Il 24 febbraio dieci varchi chiudono ogni accesso al paese. Li chiamano “check point”, con un gergo militare che richiama i varchi di guerra. L’unica autorità in paese è quella del sindaco Giuliano Martini. Non si entra e non si esce.

L’isolamento di Vo’ dura due settimane: mentre l’Italia corre, al di là di transenne e blocchi di cemento, ignara di quello che accadrà da lì a pochi giorni, il borgo euganeo si ritrova a vivere una situazione inedita. Lo farà con grande senso di responsabilità, dando vita a un vero e proprio laboratorio sociale che, tra i principali prodotti, ha offerto un modello esemplare di senso civico.

Quello, giusto per essere concreti, di una comunità che per ben quattro volte si è sottoposta ai tamponi di massa e al prelievo del sangue per fini scientifici. A richiederli sono prima la Regione e poi soprattutto l’Università di Padova con il virologo Andrea Crisanti, che si affida proprio alla disponibilità dei vadensi per compiere studi fondamentali per combattere il virus.

Vo’, di fatto, è l’unica comunità al mondo mappata interamente a inizio pandemia, al termine della quarantena, e poi a qualche mese dall’avvento del virus. Grazie ai test condotti a Vo’– dove anche i bambini hanno alzato con gran coraggio la manica per mostrare il braccino all’operatore sanitario – si è capito che spesso chi ha il Covid-19 è asintomatico. E che la quarantena funziona, eccome.

Il più importante “grazie” a Vo’ arriva il 14 settembre. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, sceglie proprio Vo’ per inaugurare l’anno scolastico per tutti gli studenti della nazione. «Avete affrontato, per primi in Italia, l’impatto con questo pericolo improvviso, imprevisto, sconosciuto, anche alla scienza. Avete affrontato le due settimane di “zona rossa” con grande responsabilità, serietà, dignità. Di questo desidero ringraziarvi molto», sono le parole del Presidente della Repubblica. Che definisce Vo’ «l’avamposto del nostro Paese».

Vo’ non è solo il “focolaio” del Veneto, esattamente come quello di Schiavonia non è solo il Covid Hospital della nostra provincia: sono già e rimarranno per sempre luoghi di una memoria collettiva, primi capitoli di un racconto che ha stravolto le vite di tutti. —

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