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Un anno di Covid nell'anno europeo del volontariato, che si fa aiuto concreto

Abbiamo capito che non ci sono utenti, ma persone che oltre che essere aiutate sono in grado di aiutare.
Ora questi semi che abbiamo interrato devono crescere, perché ricostruire il Paese

Cammino in una città completamente silenziosa e immobile. Una città spaesata, preoccupata per il suo futuro. Una sensazione che mai ho vissuto. Solo pochi giorni prima il Presidente Mattarella ci aveva regalato parole di apprezzamento e di responsabilità inaugurando a Padova la Capitale Europea del Volontariato. Un riconoscimento che mai si era riusciti a portare in Italia. «Voi rappresentate il Paese migliore. Il Paese che si impegna a ricucire tutte quelle fratture presenti nelle città». E noi a prenderci questo impegno, affaticati ma consapevoli della necessità di un salto di qualità sullo sviluppo e sulle relazioni tra le persone. Un progetto di città più solidale, più inclusiva e inevitabilmente più sicura.

Ci avevamo già lavorato un intero anno, giorno e notte con migliaia di incontri, progetti, sogni e alleanze. Ora tutto questo rischiava inevitabilmente di essere messo completamente in discussione. Tutte le certezze, tutto quello per cui ci eravamo impegnati era messo oggettivamente in secondo piano.

Come poter sognare e realizzare la “Comunità che verrà” in queste condizioni? Infatti in un lampo è cambiato tutto: certezze, relazioni, sogni ma anche appunto la nostra capacità di essere comunità. E poi in pochi giorni, morti, disperazione, solitudini, silenzi assordanti! Un paese in cerca di una casa. Ma la casa non c’è se la casa non ce l’hai. Pensiamo alle persone senza dimora. Ma anche a quelli che magari un tetto lo avevano ma che vivono sulla propria pelle una fragilità o una solitudine profonda. Un intero universo in cerca di una Casa in un Esodo senza viaggio!

Ma nella vita spesso accadono delle cose che ti fanno capire che è possibile qualcosa di diverso. Che un’altra storia può essere scritta. Che la Terra Promessa di questo viaggio così impegnativo e inedito potrà diventare una Terra Permessa a quanti si sentono spaesati, sospesi e in grande difficoltà.

Quando il grande filosofo torinese Marco Revelli nel suo saggio “Oltre il 900” pensando al secolo passato e a tutti i suoi sogni ci ricorda che non si è riusciti a eliminare la fame e la povertà, che non si è riusciti a dare un lavoro a tutti e che la pace è rimasta un’utopia, ipotizza una possibile uscita di sicurezza nell’uomo solidale, nel volontario che riscrive completamente la nostra convivenza. E nel dolore e nel buio di questo drammatico anno è successo proprio questo, in tante città italiane ed europee è cresciuto un movimento inizialmente spontaneo ma poi sempre di più organizzato di donne e uomini che liberamente si sono messe a disposizione della Comunità.
Persone che hanno trovato nel volontariato un’innovativa Adultità contagiosa. Un’adultità che li ha portati a prendersi cura del futuro degli altri. Questi semi dei tempi sono stati interrati in tantissime città. Il mondo cercava un vaccino e nell’attesa di questo vaccino che finalmente è arrivato, ha avuto un altro vaccino alla disperazione fatto di silenzi, sorrisi, aiuti, attenzioni e di nuovo abbracci senza abbracci.

Questo Capitale che è il volontariato, elemento preziosissimo del già insostituibile terzo settore ha dato speranza a quanti in questo anno indimenticabilmente doloroso si sono ritrovati smarriti.

Custodisco immagini di sgomento e spavento ma ciò che ci rimarrà sono i volti di quanti forse con vergogna hanno chiesto una mano e l’hanno avuta, i sorrisi di persone senza dimora cui abbiamo dato un tetto nel periodo dell’emergenza, il lavoro senza sosta di tanti volontari credenti e non credenti, magari appartenenti a mondi che solo ieri sembravano lontani ma che attraverso il volontariato hanno scoperto sintonia e progettualità comuni.

Abbiamo capito che non ci sono utenti, ma persone che oltre che essere aiutate sono in grado di aiutare.
Ora questi semi che abbiamo interrato devono crescere, perché il Paese da costruire deve vedere il capitale volontariato protagonista nello sviluppo sostenibile. Questo anno di pandemia che ha visto i ricercatori e gli operatori di sanità in primo piano nella lotta al Covid-19, ha avuto anche nel volontariato la vera uscita di sicurezza che ci ha aiutato a sperimentare nuove strade. Forse è proprio a partire da tutto questo che si trasformerà il nostro futuro.

Sono proprio questi i Costruttori di cui oggi vi è bisogno. —
 
*presidente Centro Servizi volontariato Padova Rovigo responsabile di Padova Capitale Europea del Volontariato 2020

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