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Un anno di Covid / La scuola è tutta un clic e ve lo dice una scolara

Forse all’inizio ero un po’ felice che si allungassero le vacanze Certo, si pensava che finisse in fretta. Oggi ognuno di noi ha nell’astuccio un gessetto per la lavagna e non possiamo passarci i colori

Tutto è iniziato a febbraio dell’anno scorso, dopo le vacanze di Carnevale; i telegiornali ci avvisarono che non potevamo più rientrare a scuola perché era scoppiata un’epidemia. Sembravano tutti impazziti! Le informazioni erano diverse e poco chiare su quello che stava succedendo; ci avevano solo detto che c’era un virus pericoloso che si stava diffondendo nel mondo, che sembrava essere arrivato dalla Cina e che persone in un paese vicino a Padova, a Vo’ , erano state contagiate. Perciò avevano chiuso l’intero paese perché non sapevano cos’era questa malattia e non volevano si diffondesse ancora di più.

Nonostante la notizia fosse preoccupante, noi stavamo tutti bene e forse ero un po’ felice che si allungassero le vacanze, perché il pensiero non era poi così male. Certo, si pensava che il virus se ne sarebbe andato in poco tempo.

Le informazioni, invece, piano piano arrivarono più chiare e gli studiosi cominciarono a capire che si trattava di una cosa grave e pericolosa e che quindi dovevamo prendere molte precauzioni, come usare le mascherine per uscire, i guanti, i gel, restare distanti dalla gente e naturalmente non si poteva più andare a scuola come prima, per evitare il contagio.

Nei giorni seguenti le maestre si organizzarono e insieme alle attività che ci inviavano attraverso le piattaforme didattica e le mail, ci comunicavano anche che il rientro a scuola veniva posticipato; la felicità, poco a poco, diminuiva perché non potevamo più vederci, giocare e fare altre esperienze insieme. Ognuno era chiuso nella propria cameretta. In pochi giorni abbiamo scoperto la tecnologia: prima ci veniva proibita come se fosse un mostro e adesso era diventato obbligatorio non solo saperle usare, ma anche averla.

Così siamo diventati tutti esperti di Powerpoint, LibreOffice, Learning apps, GoogleModuli, Zoom, Padlet, WhatsApp, Skype ecc...

L’unica possibilità che avevo di vedere i miei compagni e i miei maestri era durante le video lezioni che facevamo su Zoom. Era strano e brutto vedere soltanto il viso dei miei compagni oltre che sentire le loro voci, che sembravano diverse; mancava tutta l’emozione che abbiamo quando siamo insieme. In classe ci capiamo con uno sguardo, parliamo con i nostri alfabeti segreti e i nostri sotterfugi per suggerirci le risposte e non farci beccare dalla maestra.

A fine anno, per festeggiare un po’ , gli insegnanti hanno ideato un incontro online durante il quale potevamo preparare una coreografia, un balletto, qualcosa per salutarci e finire in modo allegro la quarta. Io avevo scritto e cantato una canzone rap, intitolata “Click” montata da sola con il programma iMovie, Audacity e Foto, che raccontava in maniera ironica un po’ la strana esperienza vissuta.

L’estate è stata lunga, vissuta solo a casa e in famiglia. A settembre finalmente siamo ritornati a scuola con tutte le precauzioni che ormai conosciamo a memoria, ognuno con il proprio gesso che teniamo nell’astuccio per andare alla lavagna, senza passarci i fogli e i colori, senza stare vicini e soprattutto dobbiamo tenere la mascherina otto ore e cambiarcela due volte al giorno, ma è tanto bello lo stesso!

Ci sono stati momenti difficili per tutti noi, dalle notizie che arrivano siamo ancora in pandemia, ma almeno per noi ragazzi della primaria c’è la possibilità di essere a scuola e stare di nuovo insieme con i compagni nella classe. Ringrazio coloro che si stanno impegnando a lavorare per la salute e il benessere di tutti noi, spero di tornare quanto prima alla nostra cara, vecchia normalità!

“questo coronavirus ci ha mandato in tilt/ e la nostra scuola è diventata tutta un clic”. —
 
* alunna della classe V A Scuola primaria Zanibon (XI I.C. Vivaldi)- Padova
Grazie alle insegnanti Daniela Grado e Sabrina Bonanno

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