Contenuto riservato agli abbonati

Giallo vaccini, l’affare è ancora aperto in Veneto. Ma i due intermediari sono scomparsi

Flor riferisce l’incontro con i carabinieri del Nas: «È vero, mi hanno torchiato per quattro ore, ma io sono e resto tranquillo Il Veneto non avrebbe potuto comprare nulla: se fosse arrivato il numero di lotto il contratto l’avrebbe firmato il governo»

VENEZIA. «I Nas? Sì, è vero mi hanno torchiato per 4 ore. Ma sono tranquillo perché non ho niente da nascondere: abbiamo seguito passo dopo passo le procedure stabilite dalla legge. Il Veneto non può comprare nulla. Se fosse arrivato il numero dei lotti dei vaccini Pfizer il contratto l’avrebbe firmato il governo italiano con il commissario Arcuri». Stop, fine di tutte le polemiche. Luciano Flor sorride: ha il volto coperto dalla mascherina. Ma gli si illuminano gli occhi. Senza infrangere alcun segreto istruttorio, il numero 1 della sanità ricostruisce le due settimane di trattativa con due broker farmaceutici che hanno offerto ad Azienda Zero 27 milioni di vaccini Pfizer-Biontech. Si tratta di un intermediario italiano e di un operatore inglese, che hanno abbandonato la presa da quando le procure di Perugia, Milano e Roma hanno avviato delle inchieste per bloccare sul nascere ogni tentativo di truffa.

I venditori di acqua calda


Zaia lo ha detto fin dalle prime battute: ci sono tanti avventurieri che cercano di spacciare l’acqua calda come farmaci in sintonia con la saga di Totò e Nino Taranto che vendono la fontana di Trevi al turista italo americano Cavallo. Massima cautela. E così è stato, nel pieno rispetto della legalità. Ma il sogno cullato era davvero perfetto. A Roma lo definiscono un atto di suprema magnanimità dell’autonomista Zaia che vuole “regalare” all’Italia la maxifornitura di 27 milioni di dosi nelle settimane in cui Pfizer ha tagliato le consegne del 20 per cento. Il Veneto più efficiente di Arcuri e di Ursula von der Leyen, che ha ammesso gli errori dell’Ue nel negoziato con Pfizer, Moderna e AstraZeneca: sarà mai possibile che il miracolo si avveri? Ecco com’è andata.

Un passo alla volta

Un passo alla volta. Il nodo centrale è semplice: i vaccini anti-Covid li può negoziare solo la Ue che poi li assegna ai 28 Paesi in base alla popolazione oppure ci sono altri soggetti, comprese le Regioni, che li possono acquistare? Luciano Flor spiega che la realtà è molto complessa: «Non esiste un mercato secondario parallelo, ci siamo mossi dopo numerose segnalazioni arrivate ad Azienda Zero da operatori farmaceutici. A otto broker abbiamo scritto per sapere quale fosse il vaccino e in quali tempi fosse disponibile con il via libera dell’Ema. E quali strade eventualmente seguire per importarlo dall’estero. E poi informazioni precise sui costi. Questa è la prima lettera. Il secondo passo riguarda una società inglese e un’azienda italiana cui abbiamo chiesto il numero di lotto del vaccino, documento fondamentale per l’autorizzazione Aifa. Un broker non ci ha mai risposto, l’altro ha detto che intende rinviare la decisione a tempi migliori: in questo contesto non si fanno passi avanti».

Domanda: ma lei avrebbe comprato il vaccino Pfizer se fosse stato veramente disponibile? «No, io non lo posso comprare. E ai carabinieri del Nas di Treviso ho fornito tutti i documenti e sono convinto che l’inchiesta andrà molto in profondità. Sia chiaro: ho chiesto il numero di lotto del vaccino, che lo può fornire solo il produttore, cioè Pfizer». Il test verità non ha alcuna risposta.

L’italiano abbandona

Cos’è successo poi? «Dal negoziato è uscito subito di scena il broker italiano, mentre quello inglese ha proposto l’acquisto di 2,5 milioni di fiale a 12,5 euro pari a 12 milioni di dosi. Farmaci che arrivano dallo stabilimento Pfizer-Biontech in Germania. Sia chiaro, ci sono le indagini sulla società inglese che esiste e anche sul broker italiano: tutto si è interrotto perché non ci hanno fornito i lotti delle fiale» rassicura Flor.

Poi Chiara Proietti de “La7” chiede: chi ha avviato i contatti con Luciano Rattà che proposto le 15 milioni di dosi? Lui ha esibito una lettera della Regione Veneto. Luciano Flor rassicura: «Tutto nasce da un nostro fornitore iscritto all’albo del ministero della Salute che a primavera ci ha garantito le mascherine Ffp3: è stato lui a metterci in contatto col signore da lei citato. Io non l’ho mai cercato. Molti sono in Italia, altri operano in Gran Bretagna. La proposta era scritta bene: 2,5 milioni di fiale a prezzo Ue, pari a 12,5 euro. Gli ho chiesto il numero di lotto... Non posso fare istanza di autorizzazione senza questo documento». Tutto chiaro? Pare di sì. L’affare del secolo è sfumato? Mai dire mai. Parola di Zaia... —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi