Ambasciatore ucciso in Congo, il ricordo di padre Bordignon: un fratello

L'ambasciatore Luca Attanasio in una foto pubblicata nel profilo Facebook della moglie

Il missionario padovano aveva visto il diplomatico solo qualche ora prima dell'agguato: "Amava il nostro mondo, era una persona squisita"

PADOVA. Si erano visti solo qualche ora prima del terribile assalto. Il padovano padre Franco Bordignon conosceva bene Luca Attanasio, l'ambasciatore ucciso in congo lunedì 22 febbraio. “Abbiamo lasciato l’ambasciatore Luca Attanasio ieri (lunedì 22 febbraio, ndr) dopo la messa, intorno alle 10.30 di mattina", ha riferito il religioso all'agenzia Dire, "Era una persona squisita, rara da trovare nell’ambiente diplomatico, semplice e accogliente. Quando era qui c’erano persone che neanche si rendevano conto che fosse proprio lui l’ambasciatore”. 

Padre Franco Bordignon è un  missionario saveriano. Dal 1972 opera nella regione del Sud Kivu, oriente della Repubblica democratica del Congo, situato sul versante dell’omonimo lago opposto a quello del Nord Kivu.

E l’ambasciatore Luca Attanasio è stato ucciso proprio in questa regione nell'agguato in cui hanno perso la vita anche un carabiniere della scorta, Vittorio Iacovacci, e il loro autista congolese Mustapha Milambo.

I tre si stavano recando con il direttore aggiunto del World Food Programme, Rocco Leone, a bordo di un convoglio diretto da Goma alla cittadina di Rutshuru. All'arrivo avrebbero dovuto visitare un progetto multisettoriale finanziato dall’agenzia delle Nazioni Unite.

Padre Bordignon vive a Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, dove l’ambasciatore e il dirigente del Wfp avevano trascorso  domenica 21 febbraio.

Il missionario ricorda che Attanasio, nominato ambasciatore in Congo nel 2017, “era già stato quattro volte a trovarci e l’anno scorso era venuto anche con la moglie e le sue tre figlie piccole”. Per padre Bordignon “Attanasio era per noi come un fratello” e  la missione “era casa sua”.

Il diplomatico italiano, nato 43 anni fa a Saronno, in provincia di Varese, “sembrava prediligere fra tutti il mondo dei missionari”, lo ricorda padre Bordignon.  E aggiunge: “Aveva lanciato l’idea di raccogliere le memorie dei tanti sacerdoti e laici che hanno contribuito allo sviluppo del Congo con l’obiettivo di costruire un’antologia che fungesse da memoria del nostro lavoro nel Paese“.

Il diplomatico è rimasto ucciso in uno degli agguati che si verificano nelle regioni orientali del Congo, anche se la zona dove è avvenuta l’imboscata, dice padre Bordignon, “si trovava lungo una trafficata strada nazionale ed era ritenuta sicura dalla missione dell’Onu nel Paese, la Monusco, al punto che per passarci non veniva fornita una scorta”.

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