Contenuto riservato agli abbonati

Allarme dei pediatri: «Troppe mascherine sporche fra i ragazzi, crescono i contagi»

L’allarme di D’Amanti, rappresentante dei pediatri della provincia di Venezia. «C’è un uso scorretto dei presìdi, ci si sta abituando all’idea di prendere il virus»

MESTRE. «Nel mio ambulatorio vedo arrivare ogni giorno bambini con mascherine sporche, “nere”, utilizzate chissà quante volte, messe male e inadatte a loro. Perché le mascherine che vengono fornite a scuola sono assolutamente inadeguate: larghe, con gli elastici lunghi. C’è uno scorretto uso dei presìdi, manca il distanziamento e il lavaggio delle mani è carente. Le comuni norme igieniche di profilassi si stanno allentando in tutta la popolazione».

È la denuncia di Vito Francesco D’Amanti, rappresentante dei pediatri veneziani, con ambulatorio a Camponogara. «L’incremento dei casi di coronavirus, tra i bambini, è esponenziale. Basti un solo esempio: tra marzo e giugno 2020, tra i miei pazienti ho rilevato un solo caso di Covid. Dal 15 ottobre, ne conto già 34». E potrebbe c’entrare anche la variante inglese che, si stima, possa contagiare circa il 50% in più rispetto alle altre mutazioni.


«Sicuramente la mutazione d’Oltremanica incide, perché l’aumento delle infezioni coinvolge anche i bambini. Basti vedere cos’è successo nella scuola di Malcontenta» il riferimento alla primaria Fratelli bandiera, dove si sono rilevate dieci infezioni di ceppo inglese, di cui nove tra i bambini.

Tra le ipotesi, mai confermate, degli ultimi tempi, anche il fatto che la variante inglese trovi proprio nei bambini dei vettori ideali. In realtà, non è così.

Semplicemente, essendo particolarmente contagiosa, la mutazione inglese si diffonde con più facilità anche tra i più piccoli. Ma è pura matematica. Per D’Amanti, comunque, la strada non è la chiusura delle scuole.

«Le scuole andranno chiuse solo nel caso in cui i contagi dovessero iniziare a essere veramente tanti. Il cuore della questione deve essere la tracciabilità , possibilmente veloce. Ma questo, da giugno a settembre, non è stato fatto, con l’eccezione del lavoro dell’Usl 3, tra le aziende più virtuose a livello regionale» prosegue il pediatra di Camponogara.

«Il problema non è tanto la scuola. Il problema sono i mezzi di trasporto, le feste di compleanno. Il problema è che i ragazzi fanno cose che non bisognerebbe fare. Spesso non lo dicono ma poi, all’emergere di un caso, con la necessità di rintracciare i contatti precedenti, tutto questo viene fuori. E allora ecco emergere la cena dalla zia, il compleanno a casa dell’amica, il pranzo dalla nonna. L’anno scorso, dopo tre mesi di lockdown seri, i contagi erano pari a zero: ci sarà un motivo. Il problema è che ci si sta abituando all’idea di poter essere infettati dal Covid. Ci si sta abituando alle centinaia di morti ogni giorno. Ma non può essere così. Il tracciamento deve essere fatto in modo rigoroso». —
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Video del giorno

Oro a Jacobs e Tamberi, la festa a Casa Italia: Federica Pellegrini scatenata

Frittata con farina di ceci e zucchine

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi