Zaia: «Con 50 mila vaccini al giorno l’immunità di gregge in tre mesi»

Ciclo completato da 108 mila persone, il presidente si appella a Draghi: con la sua autorevolezza si può recuperare il ritardo

PADOVA

Annunciata tra squilli di giubilo in Europa, la campagna di vaccinazione prosegue con stop and go, in base alle forniture delle tre big pharma autorizzate dall’Aifa. Il traguardo è ambizioso: garantire il passaporto sanitario agli italiani con cui uscire dalla pandemia e rilanciare il Pil entro l’estate. Il nuovo target del Veneto è fissato in 50 mila prestazioni al giorno, contro le 20 mila attuali ammesso che entro marzo Pfizer-Biontech, Moderna e AstraZeneca consegnino le 1.060.710 dosi contrattuali.




Sfumato l’affare del secolo con l’acquisto sul “mercato secondario” di 27 milioni di vaccino Pfizer come surplus rispetto a quelli garantiti dalla commissaria Ue Ursula von der Leyen, Luca Zaia cambia registro e si affida allo standing internazionale di Mario Draghi con la speranza che l’Italia recuperi il terreno perduto rispetto a Israele e Gran Bretagna. «Ci vuole un cambio di passo, se il commissario Arcuri ci assicura i quantitativi previsti dal contratto le nostre strutture sono in grado di vaccinare 50 mila persone al giorno. Oggi siamo a 20 mila per carenza di prodotto, ma in tre mesi il Veneto può raggiungere l’immunità di gregge: ce la possiamo fare» spiega il presidente. Insomma, si può correre alla velocità di una Ferrari mentre oggi si pedala con la bici elettrica e il traguardo dell’immunità resta lontanissimo: con 46 mila dosi Pfizer alla settimana ci vorranno 110 settimane, oltre due anni. Cosa significa, calato nel concreto, questo cambio di passo che ha l’ambizione di garantire il passaporto Covid free al Veneto prima dell’estate, per rassicurare i turisti?

Michele Mongillo, medico del settore prevenzione considerato il braccio destro di Francesca Russo, traccia il bilancio e delinea lo scenario fino alla fine di marzo.



Nel primo trimestre Pfizer-Biontec, Moderna e AstraZeneca dovrebbero consegnare al Veneto 1.060.710 dosi con il colosso americano-tedesco che conserva la posizione dominante pari a 677 mila forniture, mentre Moderna si ferma a 109.900. Il grande interrogativo riguarda la anglo-svedese AstraZeneca, che si è impegnata per 273.500 dosi con un taglio del 60-70 per cento sui contratti firmati con l’Ue perché il governo inglese ha fatto valere il diritto di “prelazione” da quando Boris Johnson è uscito dalla Ue. Queste le previsioni: le consegne reali dal 27 dicembre al 22 febbraio parlano di 458 mila dosi con Moderna che ne ha garantite 43.600 e AstraZeneca 85.300 mentre Pfizer è a quota 349.710. Tirare le somme, tanta efficienza annunciata dal Veneto mal si concilia con la statistica, perché le dosi somministrate in realtà sono 285.799 e le persone vaccinate con il doppio ciclo 108.841.



Si poteva fare di più? Certo che no, anche se a febbraio la macchina organizzativa ha tirato il freno, come ammette il dottor Mongillo: di fronte ai tagli annunciati in maniera unilaterale, invece di allargare le fasce di popolazione convocate nelle 58 strutture, si è preferito mettere in frigo le fiale per garantire il doppio richiamo a tute le categorie a rischio. La profilassi per funzionare deve essere completa.



Quanto poi alle categorie, in testa ci sono ovviamente i 60.557 medici e operatori sanitari del settore pubblico e privato: loro hanno tagliato il traguardo, come pure 2.897 medici di base e 214 operatori delle Usca. Nel primo target rientrano anche 3.075 volontari della Croce verde e rossa e della protezione civile. Ultimo flash sulle case di riposo: immunizzati 20 mila anziani e 17.700 operatori socio-sanitari ma ce ne sono altrettanti in lista d’attesa che attendono il farmaco salva-vita. Quanto poi ai ritardi delle poste, chi ha ricevuto la lettera di convocazione in ritardo stia tranquillo: verrà ricontattato dalla Usl. L’adesione è molto alta pari al 90 per cento tra gli over ottanta, precisa soddisfatta l’assessore Manuela Lanzarin.



Chiuso il capitolo vaccini, Zaia ha parlato del vertice con la ministra Gelmini e del nuovo Dpcm che prolunga il divieto di spostarsi tra regioni per tutto marzo. «Il Veneto vuole un tagliando sull’ approccio e i parametri, ho chiesto che il Cts venga rafforzato e diventi autorevole con uno speaker come Fauci negli Usa. Va evitata la rissa delle dichiarazioni. Poi bisogna rivedere i parametri, l’RT è vecchio di 2-3 settimane e quindi va utilizzato il tasso di ospedalizzazione e quello delle terapie intensive» ha concluso Zaia. —





Video del giorno

Oro a Jacobs e Tamberi, la festa a Casa Italia: Federica Pellegrini scatenata

Frittata con farina di ceci e zucchine

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi