Il Veneto ha perso quasi due turisti su tre Un crollo mai registrato dal 1997 a oggi

Nel 2020 arrivi e presenze giù del 61 e 54%, nemmeno l’attentato alle Torri Gemelle ha avuto un impatto così negativo 

IL DOSSIER

Niente a che vedere con l’impatto avuto in occasione dell’attentato alle Torri Gemelle del 2001, dalla Sars nell’anno successivo o della seconda guerra del Golfo. Ma niente di paragonabile nemmeno all’onda lunga prodotta dal fallimento Lehman Brothers o dagli attentati di Parigi del 2015. Mai dal 1997 a questa parte il turismo veneto aveva registrato un simile crollo di presenze e arrivi: -54,4% delle presenze, nel 2020 rispetto al 2019, scese a 32,5 milioni; -61% degli arrivi, calati fino a 7,9 milioni. Questi i numeri definitivi della tempesta Covid che si è abbattuta sul turismo regionale. E il tempo, per ora, non volge affatto al sereno.


«Il Covid ci sta stremando ma sta anche rafforzando una voglia di riscatto, di riappropriazione del livello qualitativo e quantitativo dell’offerta che il sistema turistico veneto ha saputo raggiungere nel corso degli anni. Se il 2020 rimarrà nella nostra storia come l’annus horribilis, il 2021 e gli anni a venire non potranno che essere quelli della rinascita di una terra che ha sofferto molto, ma non ha mai perduto la cosa più preziosa: sé stessa» dice l’assessore regionale Federico Caner. «Condivido pienamente quell’atteggiamento di resilienza che, pur tra giustificate delusioni e recriminazioni per i mancati supporti governativi, il mondo imprenditoriale turistico veneto sta manifestando in un momento estremamente critico. Non è difficile, è doloroso commentare questi numeri e percentuali, ma abbandonarsi allo scoramento non serve». Molto più utile, aggiunge Caner, «affrontare la realtà con pragmatismo, fissando due obiettivi e rimarcando una consapevolezza: uscire dalla pandemia con la stessa determinazione che la nostra Regione ha messo in campo per sconfiggere il virus, accelerando sul fronte della più ampia e diffusa vaccinazione e nel contempo mettere in sicurezza le aziende della filiera turistica e le innumerevoli professioni a essa collegate, evitandone la loro scomparsa attraverso una veloce e congrua assegnazione di ristori e indennizzi. A questi traguardi si deve aggiungere la convinzione che le straordinarie potenzialità dell’offerta veneta non sono state intaccate».

Tutte le destinazioni hanno risentito della crisi. Le città d’arte e le località termali appaiono le più colpite con una perdita delle presenze turistiche superiore al 65%: nel corso dell’anno le città d’arte hanno registrato 16,6 milioni di presenze in meno, la sola città di Venezia ne ha perse 9,4 milioni (-72,5%); alle terme risultano 2,1 milioni di presenze in meno (-66,1%). La stagione balneare si conclude con flussi turistici molto inferiori a quelli usuali (11,6 milioni di presenze in meno), riassunti da un -45,9%. Il turismo in montagna ha avuto un buon avvio del 2020 prima della pandemia e perdite lievi in estate, all’insegna del distanziamento, ma la contrazione dei flussi è comunque pesante e pari a -24,2%, anche per l’impatto della chiusura degli impianti di risalita durante le festività natalizie. Anche l’area del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, registra nel 2020 un dimezzamento dei flussi turistici (-53,1% degli arrivi e -45,6% delle presenze).

Per quanto riguarda le province, quella di Belluno ha la perdita di presenze più contenuta, -24,8%, mentre le province più colpite sono Verona, Venezia, Padova e Treviso, con perdite attorno al 60%. —



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