Covid, in Veneto sequenziate 17 varianti: 4 quelle preoccupanti

La mutazione più presente è quella inglese ma nel Padovano e nel Veneziano trovata anche quella brasiliana

VENEZIA. In Veneto sono state identificate a oggi 17 diverse mutazioni del coronavirus, quattro delle quali che l’Ecdc, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, indica come «preoccupanti». A dirlo è la dottoressa Antonia Ricci, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, al termine di uno studio che ha visto la sequenziazione di 519 tamponi effettuate da ottobre ad oggi.

La variante inglese risulta presente nel 17,7% dei casi (tra questi in una scuola del Veneziano e in alcuni campioni recuperati nell’ambito dei Mondiali di sci di Cortina 2021). Un dato in linea con quello nazionale. 

Si è anche trovata la variante brasiliana, nel Padovano e nel Veneziano, in due pazienti che non erano andati all’estero.

Le altre due varianti che l'Ecdc definisce meritevoli di attenzione (in sigla VOC, Variant Of Concern) sono quelle che erano state sequenziate in Spagna e in Francia all'inizio della seconda ondata. 

Nelle ultime due settimane - ha riferito Ricci - sono stati caratterizzati 296 campioni provenienti da 12 laboratori sul territorio regionale. In particolare, in una classe di Mira nel Veneziano sono stati scoperti 8 casi di variante inglese, legati al focolaio. In 14 campioni di persone al rientro da viaggi all'estero, due presentavano la variante inglese.

Questi casi si aggiungono ai quattro riscontrati sui sei tamponi provenienti dai Mondiali di sci di Cortina, sempre con la variante inglese.

Per quanto riguarda i due casi di variante brasiliana nel Padovano e nel Veneziano, è stata identificata in pazienti che non avevano una storia di viaggi all'estero, ma uno dei quali era stato a contatto con persone di altre regioni. Il caso-indice a sua volta ha contagiato sei persone che ne hanno contagiate altre due. 

L’analisi dei 9 campioni conferiti dall'ospedale di Rovigo, dove c'è stato un focolaio in geriatria, ha evidenziato che i virus sono identici tra di loro e mostrano le mutazioni di un gruppo genetico già descritto anche in Veneto. Non sono state identificate mutazioni tipiche delle varianti di interesse (inglese, brasiliana o sudafricana). 

"Siamo di fronte non a un virus ma a una popolazione di virus - spiega la dottoressa Ricci -. E' normale che un virus muti. Più lo mettiamo sotto pressione, ad esempio con la vaccinazione o con il lockdown, più muta per adattarsi all'ambiente". 

 

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