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Crisanti: «Ormai siamo nei guai con le varianti del virus, serve nuovo lockdown»

Il professor Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia di Padova boccia sotto ogni profilo il tentativo avviato dal presidente Zaia di acquistare vaccino al di fuori del circuito Ue

PADOVA. Una campagna vaccinale che, vista la penuria di dosi, procede troppo a rilento. Mentre avanza la variante inglese, più contagiosa rispetto al virus “standard” come dimostrano i dati dei ricoveri che arrivano dalla Gran Bretagna. E fa il suo arrivo in Veneto anche il ceppo brasiliano, di fronte al quale i vaccini Pfizer, Moderna e Astrazeneca sembrano meno efficaci. Una tempesta perfetta che rischia di allontanare ulteriormente la fine dell’incubo coronavirus. E, con il rebus delle mutazioni, lo spettro di una terza ondata fa ancora più paura. Per questo Andrea Crisanti non ha dubbi: «lockdown immediato all’individuazione di una variante».

Professore, il ceppo inglese è stato individuato nel 20 per cento dei nuovi casi. È la nuova frontiera del Covid?


«Certo. Avevo detto già due mesi e mezzo fa che questa gestione dell’emergenza avrebbe favorito il proliferare delle varianti. Non possiamo pensare di continuare a vaccinare a questi ritmi così bassi».

Zaia si sta muovendo per acquistare dosi in un mercato parallelo…

«È qualcosa di disgustoso e immorale».

Ma al di là dell’eventuale immoralità, la procedura è legale…

«No, il perno è proprio l’immoralità. Non capisco come possano esserci persone che pensano sia normale questa procedura. Mi sorprende che persino il segretario generale della sanità Luciano Flor dica che non ci sia niente di sbagliato. Significa che abbiamo perso il senso di moralità. Se tutti facessero come il Veneto, il prezzo dei vaccini schizzerebbe alle stelle e, per altre realtà, sarebbe difficilissimo acquistarli».

Spostiamo la questione sul piano epidemiologico: vaccinare tutti i veneti lasciando scoperti gli altri italiani potrebbe ritorcercisi contro, visto che non bloccherebbe il proliferare delle varianti, che sembra resistano al vaccino. Conferma?

«È proprio così. Le mutazioni stanno mettendo a rischio l’unica arma che abbiamo per bloccare l’avanzata del virus. Si è visto che i vaccini hanno una capacità limitata di bloccare le varianti sudafricana e brasiliana. Questa operazione è sbagliata sotto ogni punto di vista».

Cosa bisogna fare, quindi, ora?

«Serve un piano di monitoraggio nazionale serio sulle varianti. L’inglese ha messo in ginocchio interi Paesi, come il Portogallo. E la sua presenza in Italia è gravissima. Da una settimana, i numeri nel nostro Paese stanno crescendo. Persino nonostante il conteggio tra i dati dei test rapidi, strumento di enorme disturbo sulla valutazione dell’epidemia».

Quanti tamponi bisognerebbe controllare, secondo lei?

«Almeno tra l’1 e il 5% al giorno. Abbiamo speso 3 miliardi per i banchi con le rotelle e non riusciamo a fare un piano per il controllo delle mutazioni?».

E una volta individuate queste varianti?

«Chiudere tutto in stile Codogno e Vo’. Di fronte a mutazioni che neutralizzano il vaccino, la zona arancione non serve a nulla».

È possibile “aggiornare” i vaccini per adattarli a queste varianti?

«Non si fa certo dalla mattina alla sera. Con le varianti, serve la zona rossa».

Con l’insediamento del governo Draghi, Speranza è stato confermato ministro della Salute. Cosa ne pensa?

«Speranza ha dimostrato un grande attaccamento al lavoro, ma è stato consigliato malissimo su questa epidemia. Dopodiché le responsabilità sono sue ed è giusto che se le prenda».

Serve un cambio di passo?

«Sono stati fatti talmente tanti errori, uno dopo l’altro. Serve un cambio di passo, sì, ma non in termini di velocità. Meno muscoli e più neuroni. Altro che primule, “frescaccia” senza pari. Si pensi a una strategia per distribuire i vaccini, che non devono esistere sul mercato parallelo. Può essere una truffa e lo Stato non deve mettersi a questo livello».

I vaccini sul mercato parallelo possono essere pericolosi per la salute pubblica?

«Ci sono due possibilità. La prima è che questi vaccini siano contraffatti, e quindi si fa correre un rischio terribile alla popolazione. Ed è un’emergenza estremamente concreta nei Paesi in via di sviluppo. Sono vaccini che non danno alcuna garanzia sulla tracciabilità e c’è il rischio che manchi una catena di controllo della qualità. Nel caso in cui siano effettivamente prodotti da Pfizer, Moderna e AstraZeneca, sarebbe ancora peggio perché significherebbe che non ci si può fidare di queste case farmaceutiche, che hanno sempre detto che non avrebbero venduto a privati. Vuol dire che dicono solo balle. Comunque la si guardi, è vergognoso. È il mondo che va alla rovescia». —


 

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