Il Veneto vuole un milione di dosi extra di vaccino anti Covid: partita la trattiva privata

Zaia ha autorizzato i negoziati con due intermediari autorizzati, sul tavolo le forniture extra di Pfizer, Moderna e AstraZeneca

VENEZIA. La trattativa diretta coinvolge due intermediari internazionali autorizzati dai colossi farmaceutici, l’obiettivo è assicurare in tempi stretti al Veneto un milione di vaccini supplementari, in doppia dose.

Per colmare i ritardi e le riduzioni di forniture nel circuito europeo; per consentire il rispetto del cronoprogramma che prevede la copertura della popolazione a maggiore rischio Covid (dagli over 65 alle categorie più esposte) prima della stagione estiva.

Entra nel vivo e assume un primo profilo concreto l’operazione annunciata da Luca Zaia; a condurla sono gli stessi veterani dell’unità di crisi di Marghera che nella scorsa primavera, all’apice dell’epidemia, setacciarono i mercati mezzo mondo alla ricerca disperata di mascherine, respiratori polmonari e materiali sanitari divenuti introvabili, riuscendo in più occasioni a rifornire un circuito ospedaliero in debito di ossigeno.


Ma se a marzo la disponibilità era ridotta al lumicino e scontava l’intrusione di truffatori di ogni specie, oggi le proposte fioccano: «Appena la Regione ha manifestato interesse all’acquisto, le offerte sono arrivate a pioggia», rivela il governatore «il problema è che spesso dietro le promesse ci sono trascinabarattoli e venditori di fumo. Scremata la lista, abbiamo stabilito un paio di contatti affidabili. Da parte mia, ho condizionato ogni accordo al rigoroso rispetto della legalità, chi ci propone vaccini deve averne titolo e offrire garanzie di serietà: a interessarci sono esclusivamente i prodotti validati dalle agenzie Ema e Aifa».

Il riferimento corre a Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Che hanno sottoscritto contratti con l’Unione europea, non esclusivi però: i lander tedeschi, ad esempio, hanno negoziato e ottenuto 30 milioni di dosi extra rispetto alla dotazione assegnata alla Germania; e analoghe acquisizioni, “parallele” rispetto agli Stati, sarebbero in corso in Gran Bretagna e in Ungheria.

Né il Veneto è l’unico soggetto regionale sul mercato; Lombardia e Lazio si muovono da settimane e contano di chiudere a breve i primi accordi, la Campania afferma di aver già acquisito 4 milioni di dosi: «Le grandi case produttrici hanno attivato più canali commerciali ma in questa fase privilegiano i clienti istituzionali», fa sapere Zaia «molte aziende, anche di grandi dimensioni e a vocazione internazionale, hanno ricevuto un rifiuto».

Tant’è. L’iniziativa veneta muove nel solco delle condizioni ribadite da Aifa («L’acquisto di medicinali da parte di enti regionali è lecito purché si tratti di prodotti autorizzati») e al più potrebbe incorrere nella contestazione della Corte dei Conti circa l’ulteriore spesa sostenuta.

Ma di che entità di esborso stiamo parlando? Dall’amministrazione regionale non filtrano cifre, tuttavia il ventaglio ufficiale dei prezzi concordati dalle multinazionali con l’Ue spazia dai 18 dollari a vaccino di Moderna) ai 12 euro di BioNTech/Pfizer) fino agli 1,78 euro di Oxford/AstraZeneca) per quanto riguarda quelli già in distribuzione. In attesa del via libera, ma già opzionati sono Johnson & Johnson (8,50 dollari), Sanofi/GSK ( 7,56 euro) e CureVac (10 euro). Realistico, allora, immaginare che gli emissari di Zaia abbiano a disposizione un budget vicino ai dieci milioni di euro. Se si tradurranno in flaconi utili ad accorciare i tempi biblici denunciati dallo stesso commissario all’emergenza Arcuri, lo sapremo ben presto. —


 

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