Veneto Banca, l'atto di accusa del procuratore: Consoli despota assoluto, Bankitalia poteva fare di più

Massimo De Bortoli, reggente a Treviso, sentito a Roma in commissione parlamentare di inchiesta sul crac dell'ex popolare veneta: "L'ex manager acquistò quadri e opere d'arte per oltre 6 milioni di euro". Almeno 430 milioni di euro in operazioni di "baciate"

ROMA. Veneto Banca, audizione del procuratore reggente della Republica di Treviso Massimo De Bortoli in commissione parlamenta d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario a Roma. Secondo il magistrato l’ex amministratore delegato di Veneto Banca Vincenzo Consoli fu un «despota assoluto»: «Gli era facile manipolare e manovrare i dirigenti per far dare false informazioni, era il padrone assoluto senza alcun limite, non solo poteva far licenziare qualsiasi dirigente sgradito ma poteva anche allontanare gli amministratori o i sindaci della società. Era un despota assoluto e il valore dell’azione lo decideva lui. Poi in cda tutti dicevano "sì va bene" e chi era contrario era messo a tacere. Quando poi la banca è diventata Spa tutta questa messa in scena è crollata miseramente».

«Addirittura Vincenzo Consoli aveva acquistato opere d'arte e arredi d'antiquariato per oltre 6 milioni di euro - ha aggiunto - che sono poi stati stimati da case d'arte del calibro di Sotheby's per un valore massimo di 1,6 milioni». Il magistrato ha spiegato come molte condotte «distrattive o dissipative, consistenti in particolare nella concessione di crediti per importi considerevoli a società che non avevano alcuna garanzia e che magari si trovavano già in situazioni di insolvenza e che hanno depauperato il patrimonio» della banca, abbiano condotto alla contestazione a Consoli, oltre ai reati di ostacolo alla vigilanza, truffa e aggiotaggio, anche quello di bancarotta fraudolenta.

«Mi sono reso conto - ha spiegato ancora il procuratore - che tutti i reati in precedenza ipotizzati comportano termini di prescrizione piuttosto brevi, ed è facile che molti si estingueranno in primo o in secondo grado. Perciò, consapevole di questo, ho chiesto la declaratoria di insolvenza per Veneto Banca, accolta dal Tribunale di Treviso e confermata dalla Corte d'Appello di Venezia, rendendo così possibile instaurare il procedimento per bancarotta fraudolenta».

«Da quello che ho potuto verificare io» - ha anche detto il procuratore - all’epoca in cui c’è stato il rinnovo del Cda di Veneto Banca, Banca d’Italia avrebbe potuto fare di più perchè Consoli non fu più amministratore delegato ma diventò direttore generale ma restando di fatto dominus assoluto. Quando l’aumento di capitale fu recepito da Consob forse Bankitalia avrebbe potuto dire: ok, ma Consoli non resti nemmeno direttore generale».
 
«Credo che Banca d’Italia abbia fatto quello che poteva fare, noi pensiamo che abbia poteri ispettivi che consentono di vedere al di là delle apparenze, ma in realtà anche lei quando fa le verifiche si fa fornire i dati dalle società e se sono dati falsi evidentemente anche Banca d’Italia è stata tratta in inganno», ha poi concluso.
Secondo il procuratore reggente della Repubblica di Treviso «sono emerse condotte gravissime tenute da Pricewaterhouse Coopers, società di revisione alla quale si era affidata Veneto Banca». Secondo De Bortoli, Pwc non avrebbe mai ostacolato l’attività dell’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli. 

«Riteniamo che il fenomeno delle operazioni baciate fosse meno rilevante in Veneto Banca rispetto a Banca Popolare di Vicenza però abbiamo verificato che ci sono stati almeno 430 milioni di euro oggetto di finanziamento nei confronti di acquirenti di azioni».

Il procuratore di Treviso ha anche lanciato un grido d'aiuto: «Io ho ereditato l'indagine e a quel punto ho dovuto fare i conti con le nostre risorse, che non sono quelle di Roma. Treviso è sottodimensionata come numero di magistrati e il personale amministrativo è al di sotto del necessario del 42%. A differenza dei colleghi della Procura di Roma, inizialmente incaricata dell'indagine prima del trasferimento del fascicolo a Treviso per competenza territoriale - ha spiegato il magistrato - io non ho potuto occuparmi solo di questa indagine ed ho dovuto portare avanti anche altri numerosi processi che avevo già in piedi. Questo tutto da solo. L'organico in servizio a Treviso - ha concluso - non consentiva di distogliere un altro sostituto» dalle attività ordinarie per affiancarlo all'indagine su Veneto Banca.

 

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