Solo metà degli studenti veneti tornerà in classe il primo febbraio

Direzione scolastica e Regione hanno deciso di adottare il livello più alto di cautela. Si riparte con il 50 per cento in aula e il resto ancora a casa, con turni settimanali

VENEZIA. Per le prossime tre settimane, il ritorno nelle scuole superiori sarà al 50%. Poi si vedrà, con contagi e focolai che passeranno sotto la lente di ingrandimento della Regione, per valutare se elevare la percentuale in presenza al 75% o se farla rimanere tale.

Si apprestano a tornare in aula lunedì primo febbraio poco più di 106 mila studenti veneti, vale a dire la metà dei circa 213 mila iscritti alle scuole superiori del Veneto. Il ventaglio offerto dal Dpcm attualmente in vigore prevede una presenza in aula che va dal 50 al 75%.

L’Ufficio scolastico con sede a Mestre e la Regione hanno scelto la via della cautela, preferendo un inizio “soft”, con mezzi e aule al 50%. La rimanente metà dei ragazzi rimarrà a casa, seguendo le lezioni attraverso lo schermo di un computer, come fatto negli ultimi mesi. Esentati dalle spiegazioni in presenza saranno poi gli studenti con malattie gravi o immunodepressi, così come quelli che vivono con persone affette dalle stesse patologie, e che quindi continueranno a frequentare la scuola nella forma della didattica a distanza.

«È emersa l’esigenza di mantenere, almeno per le prime tre settimane, la ripresa dell’attività didattica in presenza su una percentuale del 50% della popolazione da ogni scuola, in modo da poter meglio verificare sul campo eventuali problematiche che richiedano interventi correttivi nell’allocazione dei mezzi, nella definizione degli orari delle corse e degli orari scolatici, nonché per consentire, sotto il profilo epidemiologico, di acquisire un campione significativo, sia per tempi che per numeri, dell’impatto del rientro a scuola di metà degli studenti e di calibrare le misure di contrasto alla diffusione del virus» spiegano la direttrice dell’Ufficio scolastico Carmela Palumbo e il direttore dell’area Politiche economiche, capitale umano e programmazione comunitaria della Regione Santo Romano.

Fornite le coordinate generali, per l’organizzazione all’interno dei singoli istituti, la palla passa a ciascun preside. Con un’indicazione che arriva dall’alto: la turnazione tra le classi è consigliata a livello settimanale e bisettimanale.

Farà così Marco Macciantelli, preside dell’istituto tecnico Zuccante di Mestre, che ha deciso di dividere ciascuna delle sue classi in due gruppi, facendo contemporaneamente la lezione a distanza per metà degli studenti e in presenza per l’altra metà. Spiega: «L’ultimo protocollo regionale prevede l’attivazione della quarantena per l’intera classe all’emergere di un solo caso a scuola. Dividendo i ragazzi in due gruppi, limiteremmo anche il numero degli eventuali isolamenti».

Mentre la dirigente dell’istituto Algarotti di Venezia, Concetta Franco, privilegerà le lezioni in presenza per le quinte. Ma il ritorno in aula passa anche dal superamento di un altro scoglio: la risoluzione del nodo trasporti, con i tavoli prefettizi che si susseguono, uno dopo l’altro, per mettere a punto gli ultimi dettagli in vista del rientro in aula.

Per questo il servizio urbano ed extraurbano sarà potenziato con l’aggiunta di 704 tra mezzi e corse aggiuntivi, con la parallela predisposizione di 224 steward, pagati con fondi statali, sentinelle alle fermate in prossimità dei principali snodi scolastici. Dovranno vigilare sul rispetto della capienza massima del 50% all’interno dei mezzi di trasporto, evitando poi il sorgere di potenziali assembramenti nelle fasi di salita e di discesa dagli autobus. —


 

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