Polemiche sulla suddivisione dei vaccini in Veneto, l'assessore Lanzarin: «Rispettata la tabella di marcia nazionale»

L'assessore Manuela Lanzarin

Somministrate 118.696 dosi, 8.387 persone hanno già completato il richiamo. Gli over 70 sono il 16,5%, personale sanitario a quota 87% tra ospedali e distretti

VENEZIA. Nessuna polemica con l’ordine dei medici in materia di vaccini, con il Veneto tra le regioni leader in Italia. Gli ultimi dati vedono 8.387 persone già immunizzate con la doppia dose, mentre in Italia sono 61.882.

Manuela Lanzarin, assessore alla Sanità, conferma di aver ricevuto la lettera firmata dai presidenti Noce, Cappelli, Crisarà, Guarini, Leoni, Rugiu e Valente e di averli invitati a palazzo Balbi domani mattina. «Il confronto era in calendario da tempo, infatti avevo già convocato gli ordini dei medici per fare il punto situazione su alcune questioni aperte e quindi affronteremo anche il tema della campagna vaccinale». Insomma, i dubbi saranno chiariti nel faccia a faccia da remoto, nel pieno rispetto delle regole Covid.
 

Ma più che litigare sugli amministrativi che scavalcano i medici in prima linea, si tratta di capire se il governo riuscirà ad assicurare a tutte le regioni le forniture delle dosi Pfizer concordate, mentre per gli over 75 si procede con Moderna, che non ha tagliato le consegne concordate con la Ue. Per mettere fine ai dubbi conviene dare un’occhiata ai numeri veri: il Veneto è a quota 118.696 dosi somministrate, con 8.387 persone già in regola con il richiamo. In testa c’è Padova con 23 mila tra Usl 6, Azienza Ospedaliera e Iov seguita poi da Verona, Venezia e Treviso. Certo, le 6.941 dosi somministrate a Belluno e le 8.045 a Rovigo in rapporto alla popolazione residente possono rappresentare un privilegio, ma sono anche un indice di efficienza delle Usl locali .

Il punto sollevato dai presidenti degli ordini dei medici è uno solo: come sono fissate le tabelle con le convocazioni? Manuela Lanzarin ribatte senza indugi: «Ovviamente stiamo rispettando le direttive impartite dal ministero della Salute, su questo non ci sono dubbi. Fin dal primo giorno abbiamo applicato alla lettera le priorità date a livello nazionale: il personale sanitario di tutti gli ospedali, intesi come medici e infermieri e poi quelli del territorio. Nell’elenco chiesto da Arcuri ci sono anche i privati, vale a dire gli ospiti delle case di riposo e gli operatori socio-sanitari», spiega l’assessore.

L’analisi dettagliata dei numeri aiuta a capire la strategia fin qui adottata: gli over 70, considerati i più rischio, hanno avuto la precedenza con il 16,5 per cento delle dosi mentre la media italiana è del 12,4%. E per quanto riguarda le categorie, i dipendenti della sanità sono in testa con il 69 per cento, con un altro 17,8% per gli ospiti delle strutture socio sanitarie e del territorio. I totale fa 87%. Resta un 9,4% di dosi ai dipendenti non ospedalieri che stride contro la media italiana del 24%

Un passo indietro per rinfrescare la memoria. Il piano vaccini è stato presentato un paio di volte dal presidente Zaia e da Francesca Russo, che guida il dipartimento Prevenzione e igiene della Regione. I numeri, a grandi linee, sono questi: per la prima fase sono state individuate 184 mila persone. In che maniera? Si parte dagli ospedali: priorità assoluta a chi lavora nei pronto soccorso, in terapia intensiva, malattie infettive, pneumologia e altri reparti sotto stress per i ricoveri Covid 19.

Non solo medici e infermieri ma anche amministrativi a contatto con il personale sanitario e nella lista entra il personale delle pulizie. Poi si passa al territorio, inteso come Sisp (servizi igiene) e Usca con i team di assistenza domiciliare ai paucisintomatici curati a casa, con la speranza che se la cavino senza l’ospedale. Nell’elenco anche i medici di base e quando verrà il loro turno pure i dentisti. Si arriva a quota 184 mila con i volontari della Croce Rossa e Verde, la protezione civile e le altre categorie a rischio in prima linea per il Covid, dalle forze dell’ordine ai vigili del fuoco. —



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