Pian dei Fiacconi, gara di solidarietà per ricostruire il rifugio distrutto dalla neve

Il noalese Guido Trevisan riuscirà a raccogliere i 140 mila euro per ripristinare il Pian dei Fiacconi sulla Marmolada, dopo la slavina. Servono aiuti dalla provincia di Trento. "No a nuovi impianti"

Qualcosa di buono riserva l’inizio del 2021 a Guido Trevisan dopo un finale di 2020 da incubo. Grazie alla solidarietà di tante persone, con ogni probabilità il 44enne originario di Noale riuscirà a mettere insieme i 140mila euro utili per estinguere il mutuo con la banca e ricostruire il rifugio Pian dei Fiacconi, sulla Marmolada, con anche l’impianto fotovoltaico.

Gli altri 120mila euro per la demolizione e la rimozione di quel che resta del fabbricato distrutto dalla slavina del 14 dicembre dovrebbero essere messi dalla Provincia di Trento.

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«La raccolta fondi sta andando bene», spiega Trevisan, «E se dovesse andare come spero, almeno non avrò più debiti. Ciò mi consentirebbe di respirare e di ripartire. E di questo non posso che ringraziare quanti mi stanno aiutando. Poi mi auguro che la Provincia faccia la sua parte per demolire la struttura».

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Le notizie positive si fermano qui, perché sul futuro di Pian dei Fiacconi le nubi sono dense, molto dense. Tra Covid-19 – Trevisan lo ha contratto il 28 dicembre – e le vacanze di Natale, il 44enne non è riuscito a confrontarsi con gli esponenti della Provincia e, almeno per il momento, le sue idee di rilancio restano nel cassetto.

«Sto aspettando una telefonata», continua Trevisan, «Ho dei progetti, mi piacerebbe realizzarli e discuterne, ma prima dobbiamo sederci attorno a un tavolo».

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C’è qualcosa, però, che sta amareggiando il 44enne e, attraverso una lettera aperta, denuncia gli interessi su quell’area.

«Fa rabbia vedere come la macchina potente dell’imprenditoria», si sfoga, «non si fermi e neppure rallenti di fronte a un evento catastrofico ma tutt’altro, e rilanci più di prima. C’è tristezza per come cavalchi l’onda della sciagura per rilanciare la costruzione di un nuovo impianto di risalita più grande di prima e con più cemento armato per proteggerlo meglio da valanghe più grandi. Trovo tutto ciò oltraggioso verso tutti noi. Ricordiamoci che se la valanga fosse scesa in un altro momento, avrebbero potuto esserci decine se non centinaia di morti, e non solo al rifugio, visto che la slavina è scesa fino a quota 2.200, metri invadendo la pista da sci in più punti».

Trevisan denuncia anche la “visita” nel luogo del disastro organizzata da alcuni imprenditori. «Non considero giusto», scrive, «sfruttare una catastrofe per perseguire interessi personali. Penso che l’unica via sia quella di adattare le nostre abitudini all’ambiente in cui viviamo, anziché cercare di adattare la natura a nostro piacimento». —

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