Contenuto riservato agli abbonati

DustyEye, ecco il collettivo mascherato che sogna la bontà nato in una casa per studenti a Padova

Androidi eroici e viandanti nel tempo: il progetto è ora in tutta Italia con opere e performance. E commemora... il domani. Dai collage splatter alle installazioni, tutte le performance che hanno lasciato il legno

Viaggiano nel futuro, distribuiscono nel presente valuta planetaria in vigore dal primo gennaio 2504, predicano oggi per domani la fratellanza tra uomini e androidi e commemorano con targhe piazzate in tutt’Italia – e non solo: sono arrivati fino a Berlino – eventi che accadranno. Visionari, irriverenti, un po’ folli, pirati dell’arte pura “libera dalla quotazione”, sono gli artisti del collettivo DustyEye. Ovvero “occhio polveroso”. «Di quel pulviscolo» spiega Jacopo, il portavoce «che fa strizzare gli occhi, un po’ disturba, ma molto stimola». È anche il nome di una galassia reale, meta agognata da questi viandanti del tempo e dello spazio.

Vai al sito del collettivo

Dei Dusty si sa poco. «Bando ai personalismi: conta il messaggio». La loro arte guarda avanti. Parla di bontà e amicizia, commemorando oggi... ciò che avverrà dopodomani. Lo fa dietro a una maschera che copre i volti degli artisti: prima era quella prodotta dal Canovaccio di Venezia, la bottega che ha creato quelle usate nel film “Eyes Wide Shut” di Kubrick; oggi è quella più prosaica a cui ci ha obbligati il Coronavirus.

In principio

In principio era la sede dei fuori sede: Padova, via Piave 34, palazzina degli studenti universitari in arrivo da fuori città. Qui nel 2010 dodici giovani in procinto di laurearsi o freschi di alloro in lettere, filosofia, scienze della comunicazione, si è ritrovata in un salotto a parlare di arte. Menti brillanti e aperte provenienti da Ravenna, Venezia, Modena, Caltanissetta, Padova.

Leggi: la biografia artistica

Il primo legame forte per iniziare un originale percorso artistico è con Sugarpulp, il progetto dei padovani Matteo Strukul e Matteo Righetto. La collaborazione è nel segno della fotografia. Gli artisti di DustyEye offrono le loro opere visionarie, i loro collage che danno alla realtà una dimensione splatter, talvolta inquietante. Non passano inosservati ed ecco le prime mostre. Lo start è a Padova: nel 2011 la prima esposizione è accolta dal Cafè Lumière di via Bonporti. Il passaggio dal mondo delle foto surreale all’installazione è naturale. Da Padova le opere conquistano l’Italia.

La maniglia della prospettiva totale

Nel 2014, l’arte di DustyEye indaga la scienza e produce “La maniglia della prospettiva totale”. Una maniglia a cui aggrapparsi per correre contro l’entropia, attraversare l’infinito e immaginarsi un mondo altro, proiettati nel futuro. Roma, Ciampino, Venezia, Selvazzano e via sino a raggiungere e soggiornare in venti città e finire nell’archivio della Galleria Nazionale di Roma. La “Maniglia” offre uno sguardo che scardina le certezze, spazza via gli stereotipi e obbliga a vedere al di là. È l’incipit di un viaggio nel tempo. DustyEye omaggia ciò che sarà. E intanto mette alla prova la bontà.

Prima la bontà

Che reazione può provocare una banconota da 5 euro custodita sotto vetro a fianco di un martello? Resisterà un mese in cambio dell’offerta di cento classici della letteratura da distribuire, trascorsi i 30 giorni? La nuova provocazione è datata 2016. L’installazione “Un mese di bontà” resiste a Roma 17 ore. Dopodiché vetro infranto ed euro spariti segnano il fallimento dell’invito alla lungimiranza o forse solo la constatazione della direzione verso cui va il mondo.

A Padova, l’installazione, vicino alla Specola, dura una sera, con un inatteso fuori programma. Non sparisce l’euro incorniciato – nel frattempo la posta della bontà è stata ridotta –, ma vengono aggiunti altri soldi. Si arriva a 6 euro e 80 cent e poi il destino ripercorre la strada romana. Obiettivo non raggiunto e la consegna dei classici resta un’intenzione. «Per quest’opera», confessa Jacopo, «abbiamo ricevuto contestazioni. Ci è stato detto che era un affronto all’indigenza: la fame di cibo viene prima di quella di libri». Tant’è: era una provocazione.

Un pomeriggio di gennaio 2017

Poi in un pomeriggio del gennaio 2017 una nuova svolta nel percorso artistico del collettivo mascherato. «Suona il campanello di casa mia» racconta il portavoce «apro e trovo davanti alla porta un bracciale e un telecomando. Li indosso e mi ritrovo a Roma nell’anno 2379, nel punto del Lungotevere in cui si tolse la vita il primo androide emotivamente avanzato».

Un evento nodale che va commemorato con una targa reale, posizionata dal collettivo. Ne seguono altre 19 in tutt’Italia: Milano, Bologna. Pescara, Caltanissetta, Venezia, Revine Lago. Quella installata a Padova, vicino alla Specola, ricorda “l’eroico gruppo di ricercatori che il 12 aprile 2154 immolarono le loro vite nel primo tentativo di teletrasporto lunare”.

«I nostri viaggi raccontano uno dei futuri possibili», precisa il collettivo, «Non l’unico. Piazziamo le nostre targhe senza chiedere autorizzazioni, sempre con buone maniere: scegliamo luoghi discosti, non di pregio. Non siamo vandali. Qualche Comune apprezza e ci dà il patrocinio. È successo a Roma. Qualcun altro tira dritto». In un viaggio nel tempo il collettivo è venuto in possesso dell’Ukron, moneta che avrà corso dal 2504. Ora, ricchezza futura, viene donata in tutto il mondo. È planata sulla passeggiata delle stelle di Los Angeles. Alle voci dei DustyEye si affiancano quelle indipendenti del mestrino Giorgio Finamore e della toscana Selena Garau Maher. C’è la collaborazione con la padovana Silvia Gorgi, regia delle prime uscite.

La nuova filosofia

Esplorata l’arte della fotografia e della creazione, per il collettivo è tempo di indagare sulla parola. I suoi artisti sono ora impegnati in una campagna di sensibilizzazione per promuovere l’amicizia tra uomo e intelligenza artificiale.

«Le opere di marmo e pietra si sgretolano» osserva Dusty. «Il pensiero passa di bocca in bocca e si fa sempre più forte. La religione ne è un esempio. L’amicizia uomo-androide che predichiamo non è un credo, ma una nuova filosofia». Manifesti, parole e incontri per dire che uomo e intelligenza artificiale non sono antagonisti, devono collaborare. È la nuova sfida di DustyEye. –

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi