Basta “vecchi” tamponi rapidi per testare il personale sanitario

La Regione ordina alle Usl: solo molecolari o veloci di 3° generazione. Soddisfazione dell’Anaao

VENEZIA

I medici veneti vincono contro la Regione. Ha avuto come esito un “dietrofront” la doppia diffida di Anaao, accompagnata da un ricorso al Tar (solo notificato, ma non depositato), contro le linee guida della Regione che, in contrasto con una circolare diffusa dal ministero della Salute, concedevano alle singole Usl di utilizzare i test rapidi - anche di prima e seconda generazione - per le necessarie campagne di screening tra gli operatori.


Ora non sarà più così. Lo indica una nuova circolare che la Regione ha inviato giovedì alle direzioni delle singole aziende sanitarie venete, segnando un’autentica rivoluzione nella campagna di controllo della diffusione del contagio, con la parziale bocciatura (ex post) dei tamponi rapidi di prima e seconda generazione. Questi ultimi («con brevi tempi di lettura dell’esame, ma le cui sensibilità e specificità tendono a essere inferiori a quelli del test molecolare e variano sensibilmente in funzione del momento di prelievo del campione» si legge) potranno essere utilizzati solo in determinate situazioni. Il primo caso: a fine quarantena. Il secondo caso: a inizio quarantena (che dovrà essere portata a termine, indipendentemente dall’esito del test), sui contatti stretti asintomatici e sintomatici. Su questi ultimi, all’eventuale esito negativo del test dovrà seguire dopo due o quattro giorni un nuovo tampone molecolare o rapido, ma di terza generazione. Il molecolare rimane la soluzione migliore, che va bene in tutte le situazioni. Il rapido di terza generazione, quasi, tranne che su un soggetto positivo, al termine dell’isolamento.

La novità? Negli ospedali, nelle strutture sanitarie e nelle case di riposo, ma anche nelle carceri e nei centri di accoglienza per migranti, «l’impiego dei test antigenici rapidi di ultima generazione può essere considerato laddove sia necessario adottare con estrema rapidità misure di sanità pubblica». Insomma, la preferenza deve comunque ricadere sui tamponi molecolari. Ma, se proprio questi non si dovessero trovare, allora che si usino i test di ultima generazione. Tertium non datur.

«Non parlo di “vittoria”, ma siamo soddisfatti per l’arrivo di questa decisione, che in parte ci era stata anticipata dalla dottoressa Russo. Era assurdo che i sanitari fossero sottoposti ai test rapidi di prima e seconda generazione per le campagne di screening» commenta il segretario regionale di Anaao, Adriano Benazzato. «Ora speriamo che le Aziende sanitarie recepiscano l’indicazione della Regione, dato che poi la responsabilità è in capo alle singole Usl, in quanto datrici di lavoro. Le diffide di Anaao, infatti, erano rivolte alle Aziende sanitarie, mentre il ricorso – che, dopo questa circolare, non depositeremo – era contro la delibera regionale, in netto contrasto con quanto disposto in sede ministeriale». —



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