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Il Veneto resta arancione con Rt inferiore a 1 e ricoveri in calo, ecco perchè

Il governatore: «Le scuole chiuse? Comprendo le protesta. L’ 1 febbraio una verifica: se il rischio è cessato, riapriremo»

VENEZIA. Sarà un gennaio in tinta arancione. Il nuovo Dpcm conferma il territorio veneto nella fascia di “rischio alto” destinata, è la previsione, a protrarsi sino alla fine del mese. A dispetto di un Rt pari a 0, 96 – è l’indice di trasmissibilità del Covid più modesto tra le 12 regioni aranciate – a determinare la collocazione epidemiologica nostrana è valsa l’elevata incidenza dei contagi nella popolazione: «Il Veneto manifesta una decrescita ma il dato dell’ultima settimana, 365 casi per centomila abitanti, resta elevato. Il virus circola e richiede misure adeguate a frenarne l’impatto», è il commento di Silvio Brusaferro, il direttore dell’Istituto superiore di sanità.

La circostanza è accolta senza battere ciglio da Luca Zaia. Consapevole dei pericoli di una terza ondata, il governatore ritiene ragionevole un prolungamento delle restrizioni, anche a fronte dell’evoluzione favorevole in atto: «Da quindici giorni la curva della pandemia è in discesa, la percentuale di positivi ai tamponi varia dal 4 al 5% e il calo dei ricoveri prosegue: stamani abbiamo un centinaio di posti letto liberi nelle terapie intensive».

La tregua nel circuito ospedaliero, en passant, consentirà il ripristino a breve di una serie di attività mediche e chirurgiche sospese nell’emergenza. «Abbiamo scontato l’onda d’urto, forse il peggio è passato, certo la nostra traversata del deserto continua: abbiamo trovato un’oasi, ci rifocilliamo un po’ ma siamo circondati da regioni dove i contagi crescono nonostante le chiusure e il coronavirus ci ha abituati a mutazioni repentine».

Permane drammatico il bilancio decessi... «L’alta mortalità è un tributo che condividiamo con altre regioni, penso a Lombardia, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna. Ma la nostra sanità ha preso in carico tutti i pazienti, Covid e ordinari: pur con enormi difficoltà, il sistema ha retto». E le superiori costrette a lezioni a distanza tra disagi e proteste? In mattinata, davanti all’unità di crisi a Marghera, un presidio del comitato “Priorità Scuola Veneto” ha chiesto l’immediata ripartenza... «Il malessere degli studenti è sacrosanto, io reputo la chiusura degli istituti una sconfitta istituzionale ma ho il dovere di ascoltare gli scienziati e tutelare la salute pubblica, com’è avvenuto in quasi tutto il Paese. La riapertura? Se il primo febbraio il rischio sarà cessato si tornerà in classe, altrimenti prenderemo ulteriori provvedimenti. Non si tratta di decisioni individuali, la scelta rifletterà gli studi e le valutazioni degli esperti di igiene e prevenzione».

Una battuta sulla crisi serpeggiante nel governo Conte: «Credo che il premier abbia il dovere di presentarsi in Parlamento, non può esimersi da una verifica della maggioranza pena il prolungarsi dell’agonia. La caccia ai responsabili? Io sono un obiettore di coscienza, non parlo di doppiette e ho altri compiti da affrontare». Concluso il briefing, nel tardo pomeriggio Zaia ha rifatto capolino attraverso un’ordinanza rivolta ai medici di famiglia e ai pediatri di libera scelta.

Prevede il rinnovo dell’accordo per la somministrazione dei tamponi rapidi agli assistiti, pattuito dai camici bianchi (18 euro a test di compenso) e attuata in misura pressoché totale: «L’adesione minima nei bacini delle Ulss è stata del 96, 5%. Dei circa 3700 operatori, a prescindere dagli esonerati, soltanto 14 hanno rifiutato la prestazione».

Il testing ai malati Covid è previsto anche a domicilio: nonostante il ricorso legale al riguardo di un sindacato di categoria, l’obbligo è qui ribadito, pur nel rispetto del protocollo di sicurezza e con il sostegno eventuale di medici e infermieri delle Unità speciali di continuità. —


 

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