Filma il collega che tiene il locale aperto: in Veneto è guerra tra ristoratori

Il titolare di un locale si scaglia contro il concorrente e mostra i clienti ai tavoli. La replica: «Sono autorizzato alla mensa dei lavoratori». Arrivano i carabinieri

SPINEA. Succede anche questo, al tempo delle restrizioni per bar e ristoranti. Che un ristorante prenda di mira un concorrente, accusandolo di violare le norme della zona arancione, e metta sui propri social un filmato di clienti seduti tranquillamente ai tavoli del locale avversario. La denuncia, però, rischia di trasformarsi in un boomerang e di finire davanti a un’aula di Tribunale.
 
Protagonisti sono il ristorante pizzeria Fuja Fuja di Spinea e il ristorante Farsora, che si trova poco distante, sempre a Spinea. Il primo che accusa, il secondo che si difende portando a sostegno una regolare comunicazione trasmessa attraverso la Confcommercio. Sotto accusa sui social, i simpatizzanti e i clienti abituali del locale respingono le accuse e invitano a boicottare il concorrente che si è permesso di denunciare il collega. Insomma, un’autentica guerra. Dopo la pubblicazione del video, sono intervenuti anche i carabinieri di Spinea per cercare di capire la questione.
 
Il titolare della pizzeria Fuja Fuja, Giuseppe Izzo, lunedì pomeriggio ha infatti postato sul profilo ufficiale della propria pizzeria un video nel quale esplicitamente, e con immagini del locale stesso e del parcheggio, accusa la pizzeria Farsora di non rispettare le regole per il Covid e di somministrare pranzi all’interno, con persone ai tavoli. Un video che è stato molto commentato dal popolo dei social.
 
 
«Le regole devono essere uguali per tutti», spiega l’autore del post, Giuseppe Izzo, titolare del Fuja Fuja e presidente nazionale dell’Uese Italia, l’associazione di categoria per la sicurezza sul lavoro negli esercizi pubblici. «Ci deve essere il rispetto nei confronti dei lavoratori del locale e anche di chi si trova a mangiare all’interno, con alto rischio Covid. Per essere una mensa, serve un codice specifico che questo locale attualmente non possiede. Prima lo ottengano, poi sarà un piacere vederli lavorare. Non parlo per invidia, ma solo come rappresentante di un’associazione che ha come primo scopo la tutela dei lavoratori, cosa che in questo caso mi sembra essere mancata».
 
Rabbia e sconforto dall’altra parte, dove il titolare del ristorante Farsora, Alessandro Maso, risponde: «Abbiamo chiesto e ottenuto i permessi dalla Confcommercio del Miranese: possiamo tenere aperto come servizio per i lavoratori, qualora essi non abbiano un posto dove poter fare pausa pranzo e godere dei servizi. Sinceramente, non vedo il motivo di questa polemica. Se il signore in questione ha qualche dubbio, basta che venga da noi a chiedere come abbiamo fatto per poter tenere aperti, senza girare video del locale e delle auto parcheggiate nel cortile, per altro per larga parte dei nostri dipendenti. Tra mensa effettiva e servizio mensa c’è una grossissima differenza, noi stiamo semplicemente dando un utile servizio ai lavoratori della zona».
 
Sulla pagina Facebook, Maso annuncia una denuncia alla Magistratura. «Siamo stati diffamati»
 
Confcommercio conferma l’interpretazione della norma: in una nota diffusa pochi giorni fa precisa che in presenza di convenzioni con ditte che certificano di non avere il servizio mensa, il servizio nel locale può essere somministrato, nel rispetto di tutte le norme degli ultimi Dpcm.

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