L’allarme di Zaia per la terza ondata: «Vaccini decisivi servono più dosi»

Lieve calo di contagi (incidenza sui tamponi al 4%) e ricoveri. «Guardia alta, l’inversione della curva può essere repentina»

VENEZIA. Aggrappati al vaccino. Le prospettive immediate non sono rosee: nel Veneto la tempesta autunnale del Covid manifesta segnali di rallentamento, tuttavia – è l’allarme trasmesso dal ministro della Salute a Luca Zaia – una terza e violenta ondata è alle porte, analoga a quella che imperversa nei maggiori Paesi europei. «In queste condizioni, abbassare la guardia sarebbe rovinoso», il commento del governatore. Che accoglie senza battere ciglio la collocazione della regione in arancione, con misure più stringenti destinate a protrarsi per settimane, e rivolge lo sguardo al trend epidemiologico: «La direzione della curva è in calo da diversi giorni, resta l’allerta perché non è da escludersi un’inversione repentina».

Il bollettino


A fronte dei 52 mila tamponi effettuati nelle ventiquattr’ore l’incidenza dei positivi resta elevata in cifre assolute ma in percentuale si attesta a 4%, un terzo della media nazionale. E i ricoveri? «Le dimissioni superano le prese in carico di pazienti, si stanno liberando più letti di quanti ne servano, anche nelle terapie intensive. Ma non è il caso di esultare, ci vuole niente per regredire, è già accaduto. Il virus è mutato più volte, colpisce con forza anche realtà regionali sottoposte a restrizioni più severe delle nostre. La preoccupazione? C’è ed è fondata, chi ci accusa di terrorismo sanitario dimentica che il nostro obiettivo è preservare il sistema ospedaliero, evitando il blocco delle prestazioni ordinarie così da garantire la cura a tutti, malati di corononavirus e ordinari».

La luce in fondo al tunnel

Lo spiraglio: «C’è una luce in fondo al tunnel e si chiama vaccinazione, questa pandemia non svanirà da sola se non con i tempi della natura. Abbiamo esaurito il secondo lotto Pfizer, 76.471 veneti hanno ricevuto la prima dose e lo stock successivo, 39 mila dosi, è già arrivato. A breve attendiamo piccole quantità di Moderna, la speranza è che si sblocchi la partita di AstraZeneca: non richiede una catena del freddo a –80° né ha tempi di inoculazione così ristretti, ci assicurerebbe forniture adeguate consentendo di estendere la rete a medici di famiglia e farmacie».

Scarseggiano le dosi

L’ostacolo concreto è la limitata disponibilità di fiale a fronte di una macchina efficiente, tarata su volumi più ingenti e attualmente limitata a 8 mila somministrazioni giornaliere: «Per l’influenza abbiamo fatto 1,3 milioni di vaccini in due mesi, con un po’ più di voglia di correre, si potrebbe arrivare a 2 milioni al bimestre così da raggiungere l’intera popolazione entro aprile-maggio, considerando che ci sarà chi lo rifiuta. In ogni caso garantiremo la copertura completa al Veneto entro la fine di settembre». Parole che tradiscono un duplice stato d’animo: la volontà di evitare ogni polemica con il commissario all’emergenza Arcuri (fin qui puntuale nell’invio delle quantità pattuite) e il timore di un brusco aggravamento nella congiuntura pandemica, alimentato dalle varianti ipercontagiose (ultima, in ordine di tempo, quella sudafricana) segnalate dalla comunità scientifica.

Tutti in campo

La linea è quella di estendere il più possibile il ventaglio: «Appena possibile, la medicina sul territorio sarà coinvolta nella profilassi, prevediamo un accordo su base regionale, e altrettanto avverrà per i farmacisti e gli specializzandi di medicina al primo e secondo anno», fa sapere l’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin; che ha incontrato i rappresentanti dei medici di base per un bilancio dell’operazione tamponi, retribuita con 18 euro a somministrazione con una spesa (a carico della Regione) già superiore ai 3 milioni. «L’adesione della categoria è stata superiore al 90% e, al 31 dicembre, si è tradotta in 170. 553 test antigenici, due terzi di quelli in dotazione, eseguiti sia su casi sintomatici e persone a contatto con gli infetti che ai fini di screening. I positivi intercettati sono stati il 14% del totale, i provvedimenti di quarantena e isolamento circa 122 mila». Primi esiti anche dal versante farmacie, dove la partecipazione - 200 su 1440 - è ancora ridotta: 4.023 i test effettuati (al prezzo di 26 euro ciascuno) e incidenza di contagi al 7%.

Il malumore della categorie

Che altro? Serpeggia la protesta tra le categorie colpite dai divieti: ristoratori, baristi, albergatori in primis... «Comprendo loro rabbia e disperazione, l’unica risposta efficace è quella dei ristori immediati e adeguati al danno, li abbiamo sollecitati formalmente al Governo nel Dpcm in arrivo», la replica di Zaia che chiude il briefing di Marghera con il fatidico appello a distanziamenti e mascherine. A pochi metri di distanza, capannelli di clienti davanti ai bar. Chiacchierano e sorseggiano le bibite. Ravvicinati, a volto scoperto. —


 

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