Il sindacato dei medici diffida le usl venete: no ai tamponi rapidi per il personale sanitario

Anaao contro la Regione: "Non sono affidabili, per chi lavora in prima linea solo test molecolari. Lo dice anche il Ministero"

VENEZIA. Il sindacato dei medici diffida le usl venete: no ai tamponi rapidi per il personale sanitari.

Anaao  Assomed  del  Veneto ha  inviato oggi 12 gennaio,  tramite il suo legale, l'avvocato Federico Pagetta, una nuova diffida a tutte le aziende  sanitarie   affinché  vengano  utilizzati  i  tamponi molecolari per la biosorveglianza periodica del personale sanitario.

"La nuova  diffida,  trasmessa  per  conoscenza  anche  alla  Regione", precisa una nota ufficiale del sindacato, "si  è  resa necessariaa   seguito   delle dichiarazioni  rese  alla  stampa  dai  vertici regionali della sanità veneta i quali, nella difficoltà di avallare il proprio precedente operato, hanno fornito una non corretta interpretazione della circolare del Ministero della Salute avente ad oggetto 'Aggiornamento della definizione di caso COVID-19 e strategie di testing'".

E non è la prima volta che il sindacato interviene in materia.

"Già la precedente nostra diffida", fa sapere, "aveva stigmatizzato l’indicazione regionale alle aziende sanitarie, contenuta nella delibera di giunta del 21 ottobre 2020, di  utilizzare  esclusivamente  i  test  antigenici  rapidi  nel  monitoraggio  del personale  sanitario  prevedendo,  solo  in  caso  di  esito  positivo  del  test, la conferma con il test molecolare".

Un'interpretazione sbagliata insiste Anaao: "Dalla  semplice lettura del testo della circolare si evince chiaramente che in contesti sanitari debbano   essere   utilizzati   i   test   molecolari (che   rappresentano   la metodica gold  standard internazionale) e,  solo  ove  ciò  sia  impossibile  o qualora si debbano adottare rapidissime misure di sanità pubblica, potranno essere utilizzati i test antigenici rapidi preferibilmente di terza generazione".

La circolare fornisce anche un’altra indicazione importante "laddove prevede che, in  caso  di  esito  negativo  del  test  antigenico  rapido  di  prima  o  seconda generazione  effettuato  su  soggetto  asintomatico,  in  un  contesto  ad  alta prevalenza  (come  quello  sanitario  attuale),  dovrà  seguire  un  ulteriore  test molecolare  ovvero  un  test  antigenico  rapido  di  ultima  generazione  ovvero ancora, ma in subordine, un altro test antigenico rapido di prima o seconda generazione dopo 2-4 giorni".

Per il sindacato dei medici veneto,  la  circolare  ministeriale dell’8  gennaio  scorso "sconfessa l’impostazione regionale di eleggere il test antigenico rapido di prima e di  seconda  generazione  a  metodica  'di  riferimento'  per  la biosorveglianza  del  personale  sanitario  del   Coronavirus e  di  prevedere  altresì  l’utilizzo  del  test  molecolare  solo  incaso  di  esito “positivo” del test antigenico rapido. Diversamente  da  quanto  previsto  dalla giunta  del  Veneto nella delibera del 21 ottobre 2020, il Ministero della Salute si è, infatti posto il  problema dell’alto rischio  di  proliferazione  del contagio  generato dai falsi esiti negativi causatidalla bassa affidabilità delle precedenti generazioni di test antigenici rapidi".

Rischio  che Anaao  Assomed  aveva  già evidenziato nella diffida del 23 dicembre 2020.

L'associazione sindacale sottolinea come non  corrisponda  al  vero neppure  che i  test  antigenici  rapidi  di  terza  o ultima  generazione  siano  equivalenti  ai  test  molecolari.  "La  circolare  in questione", puntualiza, "è, infatti, molto chiara nel precisare che tali test hanno sensibilità e  specificità 'quasi  sovrapponibile' (ma,dunque,“non  identica”)  alla biologia molecolare in RT-PCR.Se   ciò   vale   per   i   test   antigenici   rapidi   di   terza   generazione   i   quali, diversamente da quanto è stato dichiarato sulla stampa, sono utilizzati  soltanto  da  alcune  aziende  sanitarie  del  Veneto e  da  non  più  di  un mese, a maggior ragione si può affermare i test antigenici rapidi di prima e di seconda generazione (quelli oggetto della delibera di  giunta regionale  del  21  ottobre  2020)  siano  di  gran  lunga  meno  affidabili".

"Tant’è vero", chiude la nota ufficiale, "che il Ministero della Salute impone la conferma dei risultati negativi con il tampone molecolare (prima scelta-gold standard), ovvero con test antigenici rapidi di terza generazione e solo subordinatamentepuntando sulla frequenzae sulla tempestività, con altri test antigenici rapidi di vecchia generazione".

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