Propone la “zona rossa” in Veneto: insulti e minacce al presidente della provincia di Padova

Pronta la denuncia ai carabinieri, solidarietà dai sindaci. Ad Este vie tappezzate da manifesti negazionisti

 PADOVA. Dodici righe di offese e insulti, in larga parte rivolte anche alla madre. Il destinatario? Il presidente della Provincia di Padova e sindaco di Loreggia, Fabio Bui. Il motivo delle offese? Aver proposto, come soluzione a questo tira e molla di colori che paralizzano l’Italia, una “zona rossa” totale per due settimane. Una legittima presa di posizione di un amministratore pubblico, dunque, che tuttavia ha scatenato una serie di becere risposte. Su tutte quella di un utente di Facebook, che invece di entrare – altrettanto legittimamente – nel merito della proposta, ha ben pensato di offendere Bui e pure la madre del presidente. La conseguenza? Oggi il numero uno della Provincia, anche vista la scia di solidarietà ricevuta in queste ore, si presenterà alla stazione dei carabinieri di Padova per sporgere formale querela. 
 
LA PROPOSTA
Nei giorni scorsi Bui ha inviato una lettera aperta al presidente regionale Luca Zaia sostenendo la necessità di istituire una “zona rossa” per due settimane. Questa la posizione di Bui: «La mia proposta di chiudere tutto subito sarebbe certamente una terapia d’urto ma, viceversa, un altro periodo d’incertezze, di zone colorate, di orari contingentati, metterà irrimediabilmente in ginocchio il sistema economico, culturale e scolastico, ormai sfiancato da questi continui tira e molla, che, come nel giro dell’oca, ci stanno riportando sempre al punto di partenza». La presa di posizione ha raccolto una lunga serie di commenti su Facebook, anche di condanna. Uno di questi, in particolare, ha toccato rozzamente la sfera famigliare del presidente, finendo chiaramente nell’ambito della diffamazione. 
 
LA SOLIDARIETÀ
Unanime la condanna a questo tipo di dissenso, così come la solidarietà a Bui. Dal senatore Antonio De Poli («legittimo esprimere il dissenso ma bisogna farlo sempre e comunque in maniera civile, senza cedere ad attacchi e offese personali») ai consiglieri provinciali di Fratelli d’Italia («la diversità di vedute e di pensiero ed anche la più aspra e legittima critica non possono mai travalicare l’argine del rispetto e della convivenza civile»), passando per tanti sindaci: Luca Callegaro di Arquà Petrarca, Sabrina Doni di Rubano, Alessandro Bisato di Noventa Padovana, Massimo Campagnolo di Cervarese Santa Croce e Francesco Corso di Baone, solo per citarne alcuni. 
 
LA DENUNCIA
Bui, dal canto suo, non vuole che l’attacco web resti impunito: lunedì 11 il presidente ha depositato formale querela per diffamazione. «Ogni amministratore pubblico deve mettere in conto le critiche: anzi, io credo che il “dissenso” rappresenta il sale delle idee» spiega «Non accetto e non giustifico in alcun modo diffamazione che coinvolgano non solo me ma anche dei familiari. Gli amministratori locali e i sindaci in particolare hanno il dovere di riportare ai rappresentanti eletti negli enti superiori quelle idee e istanze che partono dal territorio, ma non possono “pagare il conto” delle mancate scelte altrui». Chiude Bui: «Detto questo andiamo avanti, con la speranza che questi personaggi non trovino nel silenzio e nella comprensione di taluni, il diritto a poter dire qualunque nefandezza. Silenzio e comprensione fanno più schifo e danno delle parole dei deficienti». 
 
MANIFESTI
E a proposito di dissenso, domenica Este si è risvegliata con un bel numero di manifesti affissi in varie vie, contro la campagna vaccinale e in generale di matrice negazionista, inneggianti ad una fantomatica “Covidlandia”: l’intento era quello satirico, ma in realtà anche qui le condanne hanno superato le condivisioni. —
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