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Il grave errore della zona gialla: per invertire il trend Veneto chiuso un mese

L'analisi del prof Dalla Zuanna: "Con 250 nuovi positivi ogni 100 mila abitanti la regione sarebbe andata in zona rossa dalla fine di ottobre. Se andrà così, per invertire il trend dei contagi almeno per un mese bar, ristoranti, negozi, uffici e scuole superiori dovranno rimanere chiusi"

Il Governo, su indicazione dell’Istituto superiore di sanità e del Comitato tecnico scientifico, sta finalmente rivedendo i criteri per decidere i “colori” delle regioni. Sotto l’incalzare del virus, l’algoritmo che determinava i colori, bilanciando la forza dell’epidemia con la tenuta del sistema sanitario, dovrebbe essere sostituito da semplici indicatori della diffusione dell’infezione all’interno della popolazione. A quanto pare, la “zona rossa” dovrebbe essere adottata per le regioni con più di 250 nuovi positivi ogni 100 mila abitanti.

È un criterio rischioso, perché le Regioni potrebbero essere indotte a fare meno tamponi, per evitare di maggiori restrizioni. Tuttavia, proviamo ad applicarlo a questi interminabili tre mesi di seconda ondata.

Se questo criterio fosse stato adottato fin da ottobre, le cose nel Veneto sarebbero andate in modo molto diverso, perché questo livello di contagi è stato superato già alla fine di ottobre, proprio come nelle altre grandi regioni del Centro e Nord Italia.

Poi, mentre da metà novembre nelle altre regioni (divenute rosse o arancioni) il numero di nuovi contagiati diminuiva, portandosi già a inizio dicembre sotto la soglia di 250 ogni 100 mila abitanti, nel giallo Veneto ha continuato a crescere, superando 500 nuovi positivi per 100 mila abitanti per tutto il mese di dicembre.

Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, nella settimana precedente il 4 gennaio nel Veneto ci sono stati 454 nuovi positivi per 100 mila residenti, contro 134 della Lombardia, 242 dell’Emilia-Romagna, 79 della Toscana e 166 della media italiana.

Si potrebbe obiettare che nel Veneto ci sono molti positivi perché li andiamo a cercare, facendo molti tamponi. Questo è vero solo in parte. Se guardiamo ai tamponi molecolari effettuati per abitante, quelli conteggiati dalla Protezione Civile, i numeri del Veneto non sono poi molto diversi da quelli delle altre regioni del Centro Nord.

Inoltre, la situazione particolarmente grave del Veneto si rispecchia anche nei dati dei ricoverati Covid-19 in terapia intensiva, che – sempre rapportati agli abitanti – sono il 60% in più rispetto alla Lombardia e il 70% in più rispetto alla media nazionale, e nel numero di morti con Covid-19, che nella seconda ondata nel Veneto sono stati finora più di 5.000, contro i 2.000 della prima ondata (in Italia: 42 mila nella seconda ondata, 36 mila nella prima).

È inutile girarci intorno: stabilire le restrizioni bilanciando diffusione del virus e forza del sistema sanitario è stato un grave errore, e per il Veneto una vera sciagura. Oltre ad aver portato a un forte incremento di malati e di morti per Covid-19, questo modo di procedere ha intasato il sistema sanitario veneto, dove ormai non si contano più i nuovi reparti Covid, che ovviamente impegnano notevoli risorse, comprimendo le capacità di assistenza dei reparti ordinari.

Inoltre, nelle prossime settimane, anche l’economia veneta pagherà cara la “libertà” di novembre e dicembre. Per invertire il trend dei contagi, almeno per un mese nel Veneto bar, ristoranti, negozi, uffici e scuole superiori dovranno rimanere chiusi.—

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