Veneto. Il mix Pfas-Covid 19 rovina i polmoni e aumenta i ricoveri in terapia intensiva

L’allarme lanciato da un team di ricercatori danesi. La Regione ha sospeso lo screening di prevenzione

PADOVA. I Pfas e il Covid, un mix fatale per i polmoni come del resto le polveri sottili Pm10 che avvelenano la pianura padana da novembre a marzo con un tasso di tumori alle vie respiratorie tra i più alti d’Europa. A lanciare l’allarme sugli effetti nefasti è uno studio pubblicato il 26 ottobre 2020 (ancora in attesa di peer review), che porta la firma di un gruppo di ricercatori danesi guidati dal professor Philippe Grandjean.

Il team ha riscontrato un possibile link tra la presenza di alcuni Pfas nel sangue e il decorso grave del Covid-19. E mentre le mamme-No Pfas a Trissino attendono la decisione del gip di Vicenza che dovrà decidere se accorpare i filoni del processo a carico degli ex manager Miteni, le centomila persone dell’area a rischio tra Vicenza, Verona e Padova hanno dovuto rassegnarsi a un’altra grave decisione: lo stop allo screening sanitario.

Cosa vuol dire? Che i test clinici di massa avviati con grande tenacia dall’ex Dg Domenico Mantoan si sono interrotti a novembre, quando il presidente Zaia ha fatto scattare il piano di emergenza anti-Covid. In altre parole, ospedali riconvertiti per la pandemia e fine delle prestazioni ambulatoriali programmate. Sono garantite le emergenze, l’oncologia e la chirurgia complessa legata al centro trapianti che lavora in sintonia con il Nordest.

Lo screening sui Pfas prevede esami ematici e altri controlli clinici periodici per capire l’impatto di queste sostanze sul fegato e sulla tiroide: ci sono ragazzi con valori altissimi, per non parlare dei 90 dipendenti Miteni che attendono la riconversione della fabbrica. La plasmaferesi avviata anni fa in via sperimentale è stata sospesa dal ministero della Salute, ma lo screening è uno dei capisaldi del piano di prevenzione. Ora tutto si è fermato.

Con il rischio altissimo del contagio negli ospedali e nei laboratori, i controlli sono stati sospesi e riprenderanno non appena le condizioni sanitarie torneranno alla “normalità” anche se Michela Piccoli non cambia idea. «Dall’incubo Pfas si esce solo con il limite zero emissioni nell’acqua. Noi e il ministero dell’Ambiente non abbiamo cambiato idea ma dopo gli incontri con Confindustria si comprende che c’è la volontà politica di andare a patti perché ci sono interessi forti da difendere in termini di occupazione. Vedremo gli sviluppi in Parlamento. Di certo il Covid non aiuta nessuno», dice la leader delle mamme-No Pfas.

Ma cosa dice lo studio danese? Come emerge dall’articolo pubblicato da l’Espresso, l’analisi del professor Philippe Grandjean riguarda il Pfba, una molecola perfluoro alchilica che si accumula nei polmoni con effetti ovviamente negativi per i pazienti. Lo studio voleva verificare i fattori di rischio delle forme gravi di polmonite a da Coronavirus. «Il decorso del Covid-19 sembra essere aggravato dall’inquinamento dell’aria e da alcune sostanze industriali, come le perfluoro alchiliche, che sono immunotossiche», si legge nella premessa della ricerca del team.

Per trovare la correlazione è stato analizzato il plasma di 323 persone, tra i 30 e i 70 anni, con una infezione dimostrata da Covid-19.

Il 16 per cento del campione ha avuto un decorso grave della malattia con ricovero in terapia intensiva e, in alcuni casi, un esito infausto. Il rischio relativo (Odds ratio), che doveva essere pari a 1 per escludere una relazione tra presenza di Pfas nel sangue e forme gravi di polmonite, è risultato essere 2,19. Un dato preoccupante. La sostanza indicata nello studio come correlata ai decorsi più critici del Covid-19 è il Pfba, molecola ancora in uso nell’industria mondiale. Il dibattito scientifico è appena iniziato, ma gli effetti sulla pandemia sono definitivi. —


 

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